«Ragazzi, la vita è adesso: non sprecatela
Non perdetene nemmeno un giorno»

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci scrivono per condividere i loro sentimenti, i progetti in questo momento di isolamento forzato per combattere il coronavirus. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo.

Diamo spazio, qui e sul giornale, ai lettori che vogliono condividere i sentimenti, i progetti in questo momento di isolamento forzato per combattere il coronavirus. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo.
Molti ci mandano foto di bambini: è importante che nella mail entrambi i genitori autorizzino, anche indicandolo semplicemente nella email, la pubblicazione dell’immagine.
-------------------

IL VIDEO: La Bergamo che non avete mai visto: una città che lotta in silenzio
-------------------

In questo tempo di quarantena la scuola continua, con la didattica a distanza. Una forma che però sta stretta a molti, e così una docente prende carta e penna e scrive ai suoi ragazzi.

Ciao ragazzi,
vi scrivo finalmente, dopo tanto tempo che mi interrogo su ciò che ci sta accadendo: questo è un momento storico che mai ci è toccato di vivere e spero non ci toccherà più.

È già la quarta settimana che siamo chiusi in casa con restrizioni sempre più rigide, e chissà fino a quando! E quindi sì, la cosa è seria… e mi sono trovata preoccupatissima quando mio zio è finito in ospedale, positivo al Covid, e poco dopo anche il prete che ci ha sposato (ora sono a casa e stanno bene anche se si riprendono piano piano). E poi le notizie al tg, anche se lo vediamo poco per non fomentare la paura: ma chi si scorda le immagini di Bergamo, del cimitero in affanno con i carri funebri in attesa, delle numerosissime bare nella chiesina, di medici e infermieri stremati dal lavoro (tra cui amici e cugini che ci raccontano la fatica e il dolore in ospedale).

E poi tutto chiuso, tutto annullato... Per non parlare poi di vicini di casa, nonni di alunni o di amici che ci hanno lasciato. E poi la fatica immensa della didattica a distanza, in una casa piccola, con le lezioni in camera da letto, quando mio marito lavora in sala. Preparare le lezioni, essere sempre connessa e incollata allo schermo, l’aridità di non vedere i vostri sorrisi e di sentire poco le vostre voci, che a scuola erano così assordanti!

L’oggi ci chiede di diventare grandi

E allora ti viene la domanda: ma ha senso? Che senso ha tutto quello che sta succedendo? Che senso ha continuare a fare lezione? Che senso ha la mia vita? E perché accade in Italia e soprattutto a noi, a Bergamo, la città più colpita? Io non so rispondere a questa domanda, io che di solito rispondo alle vostre domande in classe... Però sono certa che una circostanza del genere non può lasciarci uguali a prima: ci chiede di crescere, di diventare grandi, lo domanda a voi ragazzi ma anche e soprattutto a noi adulti.

E per crescere secondo me bisogna guardare qualcuno di più grande di noi, chi sta affrontando questa situazione senza soccombere, senza disperarsi ma con le braccia e il cuore aperto, rimanendo umano anche dentro a un momento in cui il rischio è quello di pensare solo a se stessi, alla propria sopravvivenza, alla propria libertà di fare quello che si vuole, di uscire quando ci pare. In questo periodo mi sono trovata tante volte preoccupata o triste per qualcuno che ci ha lasciato, ma molte più volte mi sono ritrovata a piangere di commozione di fronte all’umanità e all’amore che prepotentemente sta emergendo in questo momento.

Mi commuove il bene che c’è

Le cose brutte e dolorose ci sono ma non so spiegare bene perché mi toccano molto di più le cose belle, mi commuovono… Forse perché mi insegnano che si può essere umani sempre, anche durante una guerra o un’epidemia, che si può essere davvero uniti anche nel sacrificio di non vedersi, che la vita è davvero una cosa grande, bella, commovente e non scontata.

E allora mi sono venute le lacrime agli occhi nel vedere le foto di bimbi di miei amici nati in questi giorni, a ricordarci che la vita è misteriosa e meravigliosa, ed è un dono non nelle nostre mani. Qualcosa che in fondo non possiamo controllare, anche se ormai pensiamo di poter controllare tutto. Ho pianto (sentendomi un po’ stupida) quando dai balconi ho visto un popolo cantare l’inno d’Italia, o alla notizia dei tifosi dell’Atalanta che hanno rinunciato al rimborso dei biglietti per aiutare l’ospedale Papa Giovanni. O della signora che ha mandato i biscotti fatti da lei a infermieri e medici per sostenerli nella loro pausa, o quella che ha messo a disposizione la sua mansarda per i medici che arrivavano da fuori Bergamo. O la signora Elsa che si sente sola e chiama dei numeri a caso per fare due chiacchiere (mi raccomando sentite i vostri nonni ogni tanto!).

La bellezza che fa rinascere

Io in un momento come questo ho bisogno di veder questa bellezza, di vedere persone grandi che mi fanno alzare lo sguardo. Allora forse ha senso anche fare lezione, vederci in questa modalità online, non tanto per i voti o la promozione, ma per farci compagnia in un momento così difficile, per stare insieme e guardare qualcosa di bello.

Un’ultima riflessione: “La vita è adesso”, non aspettiamo di uscire di casa e che tutto finisca per vivere. Chiediamoci cosa vuol dire vivere? Poter uscire con gli amici? Fare sport, andare a scuola e al lavoro? Certo tutto questo. Di cui proprio ora riscopriamo il valore. Ma forse è anche qualcosa di più profondo: riscoprire i rapporti, a partire da quelli più vicini con cui ora siamo costretti a stare tantissime ore in spazi magari ristretti... Ma anche riscoprire rapporti lontani, o dare tempo alle nostre passioni solitamente schiacciate dalla vita frenetica. Cercate di trovare un modo per non perdere nemmeno un giorno e per vivere la vita adesso! Vi sono vicina. La vostra profen 
Maria Letizia Nembrini

© RIPRODUZIONE RISERVATA