Il cuoco lombardo del 2015
è Roberto Benussi, di Clusone

Lo chef dell’hotel «La Bussola» si è aggiudicato l’importante riconoscimento. È alla guida dell’associazione bergamasca

Il cuoco lombardo dell’anno? Bergamasco, che domande. Si tratta di Roberto Benussi, 70 anni, chef a «La Bussola» di Clusone e presidente dell’Associazione cuochi bergamaschi, che domenica è stato insignito del particolare riconoscimento. «Ogni anno – spiega – viene premiato uno chef che si contraddistingue per diversi motivi, qualità particolari o la vittoria di alcuni premi. Credo che nel mio caso sia stato premiato l’impegno che metto, non solo in cucina, ma in particolare nel mondo dell’associazionismo di categoria». Oltre ad aver speso la propria vita nella trasmissione del sapere ai propri studenti ed essere lo chef nel ristorante che gestisce insieme alla famiglia, Benussi da qualche anno infatti è anche il presidente dell’Associazione cuochi bergamaschi. «Sono al mio quinto anno, ho appena iniziato il secondo mandato alla guida dell’associazione – spiega –. In questi anni gli iscritti sono aumentati: da 90 siamo passati a 240. Organizziamo corsi d’aggiornamento per i nostri cuochi, manifestazioni, incontri con esperti».

Lo chef è un bergamasco d’adozione in realtà: originario di Grado (in provincia di Gorizia), nel 1967, a ventidue anni, si è trasferito nella Bergamasca, al Passo della Presolana, per insegnare alla scuola alberghiera. «Ho sempre insegnato in questo istituto – racconta – prima al Passo e poi, quando è stato trasferito, a Clusone. Sono andato in pensione nel 1999 ma contemporaneamente ho sempre lavorato anche in cucina. Nel 2003 poi, insieme alla famiglia, ho ritirato l’hotel ristorante La Bussola, dove lavoro ancora oggi come chef». Il riconoscimento è arrivato assolutamente a sorpresa. «Eravamo in Fiera, per la premiazione di una gara gastronomica. Il presidente regionale si aggirava tra gli stand con una medaglia e solo quando è salito sul palco ho capito che era per me: è stato un momento totalmente inaspettato, ma comunque una grande soddisfazione».

Non l’unica nella carriera dello chef. «Tra le più grandi soddisfazioni – sottolinea – c’è la certezza di trovare tanti miei studenti in giro per il mondo a fare i cuochi. Spesso, quando hanno occasione di tornare in zona, mi vengono anche a trovare. Io sono profondamente innamorato di questo mestiere, anche se, soprattutto quando si è giovani e ci si affaccia a questa professione, mi rendo conto di quanto possa essere dura e di sacrificio; si lavora sempre quando gli altri fanno festa. Ma se lo si fa con passione è un lavoro che può regalare tante soddisfazioni, e assicuro a tutti che aiuta anche a mantenersi giovani».

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