Boom di cinghiali, terreni distrutti
«Strappano l’erba, una devastazione»

Val Brembilla, l’allevatore Fantini: «Qui l’80% dell’erba per le mie vacche, danni ingenti». Coldiretti: «Problema grave e risarcimenti troppo bassi, la tabella regionale è da aggiornare».

«La situazione sta proprio degenerando, siamo disperati: i cinghiali hanno letteralmente distrutto interi appezzamenti di terreno con danni ingenti che non si sa come affrontare, e questa è la terza volta che vengono a fare visita». Non si dà pace Fulvio Fantini, allevatore di Gerosa.

Tornando nell’appezzamento di Giaperto ha trovato il prato distrutto dall’irruenza di ungulati affamati. «Non ho mai visto nulla del genere – continua – non li ho mai visti all’opera. Certo è che hanno cominciato a manifestarsi qualche anno fa, ma la situazione sta via via peggiorando: prima erano pochi, evidentemente, ma oggi la situazione è insostenibile. Sembra che qualcuno sia passato con l’aratro: strappano la base dell’erba alla ricerca di radici e animaletti, sto perdendo quindi l’erba e di conseguenza il fieno per l’alimentazione delle mie vacche del prossimo inverno (l’80% del fieno proviene da Giaperto), sarò costretto a spese ingenti».

La località Giaperto è a circa 1.080 metri di quota, vi si trova la cascina di Fulvio, attorniata dai prati da cui ricava il fieno, con i pascoli per far pascolare le vacche, che sono una trentina. Intervenire dopo il passaggio dei cinghiali comporta un problema di ripristino della cotica erbosa, e il primo anno non sarà nelle stesse condizioni di taglio fieno adatto per l’alimentazione del bestiame. «Lo scorso anno nel comprensorio alpino Val Brembilla Gerosa sono stati censiti 1.724 cinghiali – spiega Angelo Casali, responsabile Coldiretti –. Il mondo agricolo lo scorso anno si preventivava 3.000 capi su tutto il territorio della provincia. Purtroppo le problematiche legate alla presenza sempre maggiore dei cinghiali sono in aumento negli ultimi dieci anni, e in particolar modo negli ultimi tre. I censimenti sono fatti dal mondo venatorio, ma non sono realistici perché il numero è sottostimato. Dopo tutto è difficile censire gli ungulati, tra cui i cinghiali, inoltre un fattore determinante è che in questi anni si è ripresa molto la produzione delle piante di castagne, di cui questi animali vanno ghiotti, quindi si nutrono meglio e di conseguenza partoriscono molto di più».

«Infine da non sottovalutare che siamo in presenza di “incroci” di animali dovuti probabilmente a “rilasci” abusivi – continua Casali –. I cinghiali in circolazione sono infatti ibridi, cioè animali con caratteristiche diverse, tra cui la possibilità di figliare di più. Lo scorso luglio il comandante della Forestale aveva allertato circa lanci abusivi: un cinghiale normale pesa sui 60 chili, quelli abbattuti recentemente sono tra i 120 e i 140 chilo». «Purtroppo il problema c’è ed è grosso – conclude –, c’è la caccia di selezione e la caccia di braccata, ma non bastano a risolvere la situazione, nemmeno in parte, primo perché le stime dei censimenti non sono realistiche, secondo perché non tutto il territorio è coperto dalle squadre. Purtroppo i danni molto sotto pagati, perché la tabella di quantificazione danni della Regione è molto bassa, dovrebbe essere aggiornata alla reale situazione economica. Ci vorrebbe meno burocrazia e più sensibilità verso il mondo agricolo».

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