Elezioni e referendum, il voto a domicilio chiesto solo da 11  cittadini in quarantena
Operatori con mascherine e tute (Foto by Archivio)

Elezioni e referendum, il voto a domicilio
chiesto solo da 11 cittadini in quarantena

Nella Bergamasca. Gli scrutatori raggiungeranno gli elettori nelle loro case bardati con tute, mascherine e guanti come da protocollo varato dal ministero dell’Interno.

È la dimostrazione che questo referendum non scalda i cuori. In tutta la provincia di Bergamo solo 11 elettori in quarantena hanno chiesto di poter votare a domicilio. Tre in città e gli altri otto nel resto della Bergamasca. Tra casi positivi al coronavirus e relativi contatti sono circa 500 le persone in isolamento, quindi le richieste sono intorno allo 0,2% del totale. Poche. Gli stessi sindaci che negli ultimi giorni si sono affannati a informare tutti i cittadini della possibilità garantita dal ministero sono rimasti sorpresi da un così esiguo numero di domande. Probabilmente molti non hanno voluto sommare nuove seccature al disagio dovuto alla quarantena in attesa del doppio tampone negativo. Per gli 11 cittadini che hanno espresso il desiderio di votare per il referendum, e nei 13 Comuni bergamaschi chiamati a scegliere il nuovo sindaco, il protocollo prevede il voto direttamente tra le quattro mura di casa. Le due squadre mobili di scrutatori, allestite dalla prefettura come da decreto ministeriale, raggiungeranno il domicilio degli elettori nelle giornate di domenica e lunedì. Tuta che copre da capo a piedi, mascherine, guanti: saranno bardati di tutto punto per evitare qualsiasi rischio di contagio.

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Isaia Invernizzi

Giornalista professionista, lavora a L’Eco di Bergamo dal 2016. Redattore della cronaca cittadina dal marzo 2019 dopo tre anni in redazione web. Amante dei dati in tutte le loro forme.

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