Il ministro: «No ai mezzi pieni»
Ma la Lombardia tira dritto

Il ministro della Salute Roberto Speranza: obbligo di un metro di distanza su treni e bus. Ma la Regione conferma la sua ordinanza: «100% dei posti a sedere»

È caos sui trasporti al tempo del coronavirus, con una serie di ordini e contrordini che disorienta aziende e viaggiatori. Il ministro della Salute Roberto Speranza obbliga con un’ordinanza le compagnie ferroviarie a fare un passo indietro. E a ripristinare il distanziamento interpersonale di almeno un metro, caduto da ieri sui treni ad Alta Velocità che sono tornati a viaggiare a pieno carico. La decisione delle compagnie aveva scatenato le perplessità del mondo scientifico. Molte le voci contrarie, da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità e membro del Comitato tecnico-scientifico al virologo Fabrizio Pregliasco, preoccupati anche per la risalita della curva dei contagi.

L’ordinanza del ministro

Così il ministro è tornato sulla linea della prudenza con un nuovo atto che ribadisce «che in tutti i luoghi chiusi aperti al pubblico, compresi i mezzi di trasporto, è e resta obbligatorio sia il distanziamento di almeno un metro sia l’uso delle mascherine».

L’ordinanza ministeriale arriva però a neanche 24 ore da quella del governatore della Lombardia Attilio Fontana (firmata venerdì ed entrata in vigore proprio ieri), che prevede per il trasporto pubblico locale (servizio ferroviario compreso) l’aumento della capacità. Fatto salvo l’obbligo di coprire sempre naso e bocca a bordo, infatti, il provvedimento prevede che sui bus urbani si possa occupare il 100% dei posti a sedere e il 50% dei posti in piedi; sui bus extraurbani il 100% dei posti a sedere e il 25% dei posti in piedi e idem sui treni (100% seduti; 25% in piedi). Di fatto, quindi, portando il carico dall’attuale 60% massimo a circa il 70-80%. Il provvedimento ministeriale, però, ribadendo la regola del metro di distanza, ora sembra mettere in discussione la decisione lombarda, riproponendo, questa volta sul tema dei trasporti, la tensione già vista su altri fronti sull’asse Roma-Milano.

La nota della Regione

Non a caso, infatti, ieri la Regione si è affrettata a precisare la sua posizione in una nota. La Lombardia, di fatto, tira dritto nonostante i rischi per gli utenti segnalati dagli esperti, e facendo pressing per un confronto in tempi rapidissimi. «Alla luce della nuova ordinanza del ministro della Salute – precisa infatti lo scritto – Regione Lombardia, in attesa di valutare in maniera specifica e puntuale i contenuti di quanto previsto dalla nuova disposizione ministeriale e nell’ottica di un proficuo confronto da avviare in tempi rapidissimi con il Governo e con la Conferenza delle Regioni, conferma la propria ordinanza». Aggiungendo le motivazioni che hanno spinto ad allentare le regole. «Le decisioni assunte venerdì dalla Regione – prosegue infatti la nota – oltre a essere in linea con i risultati dei dati sanitari relativi alla Lombardia delle ultime settimane, puntano a un allineamento con quanto già posto in essere da tempo, in materia di trasporto pubblico locale, da Regioni confinanti. Il tutto anche in un’ottica di dare la possibilità a chi gestisce il trasporto pubblico locale di programmare e sperimentare nuove azioni in vista della ripresa dell’attività scolastica di settembre». Motivi in parte messi nero su bianco nella stessa ordinanza, dove si dice chiaramente che «il trasporto pubblico soddisfa interessi collettivi di rilevanza primaria ed essenziale» e si citano i provvedimenti «in deroga all’obbligo di distanziamento interpersonale di almeno un metro e al coefficiente di riempimento dei mezzi fissato dal Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) del 14 luglio scorso». E qualcuno grida già al tempismo perfetto del governo. In altre regioni, infatti, la capienza del 100% sul trasporto pubblico è già in vigore da tempo. «Guarda caso – fanno notare tra gli addetti ai lavori – gli scudi si levano sempre quando la Lombardia interviene per adeguarsi».

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