Malpensata, via 200 parcheggi per far posto al parco. Ma prima la bonifica

Il piazzale cambierà volto: resteranno solo 100 stalli auto. Imprevisto: sottosuolo inquinato. Per la messa in sicurezza serviranno 550mila euro.

Per trasformare parte del piazzale della Malpensata in giardino sarà necessario procedere con una bonifica, un imprevisto al progetto di ampliamento dello storico parco che peserà sulle casse del Comune per 550mila euro. I lavori dovrebbero prendere il via nella tarda primavera-estate (saranno finanziati con il nuovo bilancio) e dal momento in cui nell’area entreranno gli escavatori, i circa 200 parcheggi non saranno più utilizzabili (ne resteranno 100 dei 300 esistenti).

A inquinare la superficie di 4.600 metri quadri, anche le auto che in questi anni hanno parcheggiato e transitato sul piazzale. L’asfalto ha assorbito gli idrocarburi che sono penetrati nel terreno sottostante. Ora anche il progetto di ampliamento del parco è da rivedere.

La messa in sicurezza

Ma partiamo dalla bonifica, una tecnica che salverà i vecchi alberi del piazzale. Spiega il dirigente del settore Ambiente e mobilità del Comune Silvano Armellini: «Sono state condotte delle indagini nel sottosuolo volte a verificare la necessità di una bonifica e l’esito è stato positivo. Sono risultati inquinamenti di vario tipo, vecchissimi riporti e, sull’area utilizzata come parcheggio dagli anni Cinquanta, infiltrazioni di benzina e oli. Avevamo davanti due strade per bonificare, abbiamo scelto quella meno invasiva dal punto di vista ambientale ». «La prima ipotesi di lavoro, la più radicale – prosegue – avrebbe comportato degli scavi profondi 3-4 metri e sarebbe stato necessario abbattere le circa 20 piante presenti, degli esemplari di celtis australis (il bagolaro). Abbiamo scelto la seconda ipotesi di lavoro, concordata con Arpa, la “messa in sicurezza permanente”. Prevediamo di togliere il materiale senza andare troppo in profondità, circa 50 centimetri, andando poi a posizionare un telo che eviterà all’acqua piovana di andare nel sottosuolo dilavando la parte bonificata. Le acque saranno fermate e incanalate. In questo modo tuteliamo il suolo e anche il patrimonio arboreo esistente».

La bonifica non sarà necessaria sulla parte del piazzale che resterà a parcheggio, per circa 100 posti: «La norma – precisa il dirigente Armellini –, prevede limiti di presenza di inquinamento nel sottosuolo correlata alla destinazione dell’area. Un’area a parcheggio ha dei limiti maggiori rispetto a un parco pubblico».

L’area verde

La tecnica scelta porta però a rivedere il progetto di ampliamento del parco. Esclusi ad esempio scavi profondi. I piani sono quindi da rivedere. «Sull’ampliamento del parco c’è già un progetto elaborato dall’ex assessore Leyla Ciagà insieme alla rete sociale che non sarà cancellato, sarà però rivisto tenendo conto dei limiti che la bonifica ha portato – fa il punto l’assessore al Verde pubblico Marzia Marchesi –. Scavi per la “bowl” dedicati allo skatepark (questa era la prima ipotesi di lavoro, ndr) non saranno possibili, ma la vocazione sportiva resterà, in connessione con il nuovo palazzetto polivalente (in fase di conclusione i lavori, dove c’era l’ex palazzetto del ghiaccio, ndr). A giorni partirà il confronto con il quartiere e i soggetti interessati, un percorso di partecipazione guidato da Legambiente Lombardia».

I lavori sulla nuova porzione di parco inizieranno non appena terminerà la bonifica, finanziati, per circa 600mila euro, dal progetto «Clic.C Bergamo! Climate change», possibile grazie al contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia (con Parco dei Colli, Legambiente Lombardia ed Ersaf). Tra le azioni previste, anche la depavimentazione. Il nuovo disegno terrà conto anche di questo nuovo approccio.

«Questa è una delle novità – conclude Marchesi –, orientata a una minore occupazione di suolo possibile. Il precedente progetto, con lo skatepark, prevedeva una certa infrastrutturazione, vedremo quanto sarà ridotta. Il tema della depavimentazione mi è molto caro, porta benefici a livello climatico, contrastando le isole di calore».

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