«Nuova ondata, ad Alzano no paragoni  Il 30 marzo 100 pazienti, ora sono 19»

«Nuova ondata, ad Alzano no paragoni
Il 30 marzo 100 pazienti, ora sono 19»

Ospedale di Alzano Lombardo, otto mesi dopo. Lì dove il 30 marzo (giorno del picco) si contavano 100 pazienti contagiati stipati su letti e barelle in reparti travolti dal virus, oggi ci sono 19 positivi al Covid. Tutti disposti in un’unica zona rossa, ricavata nel reparto di Medicina. Non rimane nulla, oggi, di quel caos.

Di quell’onda funesta, di quello tsunami che ha investito la Val Seriana prima di qualsiasi altro spicchio di mondo dopo Wuhan. Non rimane nulla, nell’ospedale, se non l’eredità. E quella la conservano medici, infermieri, personale sanitario. Tutti coloro che hanno costruito, a mani nude, la trincea.

«No, non c’è confronto con la prima ondata – dice Pierpaolo Mariani, 49 anni, primario di Chirurgia del Pesenti Fenaroli, il primo fra i sanitari ad ammalarsi di Covid il 25 febbraio –. A marzo ci dipingevano come gli untori del mondo intero, ora invece siamo impegnati ad accogliere gli ammalati provenienti da altre province. I pazienti che ricoveriamo adesso vengono quasi tutti da fuori, dalle città che stanno soffrendo più di noi. Sento i miei colleghi di Milano e capisco perfettamente quello che stanno passando: è successo prima a noi. Solo che quando è arrivato qui, lo tsunami, non sapevamo quel che ci attendeva». La calca al Pronto soccorso, la corsa a trasferire i pazienti che non trovano posto, la penuria di dispositivi di protezione e di ausili salvavita per i contagiati, l’arrivo del personale sanitario dell’Esercito a dar manforte. Scene che, otto mesi dopo, si verificano a centinaia di chilometri dal Pesenti Fenaroli. «Personalmente nemmeno a marzo mi è mai successo di non avere i dispositivi di protezione. In ospedale li ho sempre trovati, sempre. Così come ho sempre trovato gli ausili per i pazienti. Solo si cercava di destinarli a chi aveva quadri non del tutto o non irrimediabilmente compromessi. Era come fare un triage di guerra, quello è vero».

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