Uccise la rivale a Gorlago, i giudici d’Appello: «Spietata: non comune malvagità»
I fiori nel luogo in cui venne ritrovata Stefania Crotti, uccisa a 42 anni il 17 gennaio 2019

Uccise la rivale a Gorlago, i giudici d’Appello: «Spietata: non comune malvagità»

Le motivazioni della sentenza che ha confermato i 30 anni di cella: Chiara Alessandri ebbe un «desiderio irrefrenabile di punire» Stefania Crotti.

Una «condotta omicidiaria» dai «tratti decisamente ripugnanti», che «eccedono largamente il già elevato disvalore riconducibile all’aggravante della premeditazione», nella quale «risalta la non comune malvagità di una donna che, posseduta unicamente da un desiderio irrefrenabile di punire e sopprimere la rivale, ha approntato e pianificato una complessa macchinazione che le ha consentito di far cadere in una vera e propria imboscata l’ignara vittima, divenuta così sua preda facile».

È uno dei passaggi delle 30 pagine nelle quali i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia il 5 marzo scorso hanno confermato la condanna a 30 anni emessa in primo grado nel giugno dell’anno scorso dal gup di Brescia, Alberto Pavan, nei confronti di Chiara Alessandri, 46 anni, di Gorlago, per l’omicidio di Stefania Crotti, 42 anni, la moglie dell’uomo con cui aveva avuto, in passato, una relazione sentimentale.

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