Codice degli appalti La legge non basta

Codice degli appalti
La legge non basta

Le parole «appalto pubblico», nell’immaginario collettivo, evocano immediatamente un’altra parola: «corruzione». Raramente, infatti, le vicende legate a un appalto tra un privato e un’amministrazione pubblica non hanno suscitato sospetti, se non addirittura certezze di avvenuta «dazione» - come si è iniziata a chiamare dagli aurei tempi craxiani - la «mazzetta», offerta a un pubblico funzionario, oppure da costui pretesa per «ungere le ruote» della decisione pubblica.

Quando si parla di appalti, in specie quelli di notevoli importi finanziari, si deve pensare non soltanto alle grandi infrastrutture (un ponte, un ospedale), ma anche alla gestione da parte di una società privata di un servizio (la mensa o le attività di pulizia in un’amministrazione pubblica). In ognuno di questi casi ci si trova innanzi a corposi interessi finanziari da parte pubblica e privata: la società che vuole aggiudicarsi un appalto concorre sulla base delle sue competenze; l’amministrazione pubblica è tenuta a scegliere in modo imparziale il soggetto che offra le migliori garanzie di un servizio (o di un prodotto) coerente con le esigenze della collettività.


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