Decreto Genova Occasione persa

Decreto Genova
Occasione persa

L’approvazione del cosiddetto decreto per Genova ieri è stata preceduta nell’aula del Senato (quella che si presume composta da deputati saggi e maturi, tutti sopra i 40 anni) da un’indegna gazzarra, quasi ci trovassimo di fronte a una legge divisiva o foriera di polemiche come potrebbe essere un qualsiasi provvedimento economico. Bisognava mettere da parte l’appartenenza politica e mettersi al servizio del Paese e invece sembrava di essere allo stadio. Quando si trattava di affrontare un’emergenza che dura da tre mesi, cioè dal crollo del ponte Morandi.

Una sciagura che ha causato 43 vittime e 266 famiglie sfollate, per non parlare delle enormi difficoltà in cui si dibatte il capoluogo ligure, dalla circolazione stradale che compromette il porto più grande d’Italia, al commercio, fino alle industrie locali. Ieri, nell’aula di Palazzo Madama, avrebbe dovuto essere celebrato un momento di forte unità, un voto unanime e quasi corale, di esempio per tutto il Paese e invece si è registrato il solito clima da «baruffe chiozzotte» rappresentato da un Parlamento sempre meno autorevole e sempre più surreale agli occhi dei cittadini. Anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli ha fatto la sua parte, esibendosi in gesti francamente inopportuni.


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