Il sigillo
di Francesco

Nel giorno in cui compie 83 anni Jorge Mario Bergoglio abbatte il muro del segreto pontificio e sigilla in modo perfetto la tolleranza zero sugli abusi sessuali avviata da Benedetto XVI. Sulla «tolleranza zero», slogan con elevato valore icastico, ma non sufficiente ad abbracciare la complessità del problema degli abusi, del suo contrasto e della sua cura, si è discusso a lungo e al summit dell’inizio dell’anno il confronto è stato assai vibrante. Forse mancava un tassello semantico, come se qualcosa ne avesse in parte svuotato il concetto e determinato una perdita di significato. È fuori di dubbio che la «tolleranza zero» ha subito un’evoluzione negli anni drammatici dell’emersione della tragedia causata dagli abusatori clericali seriali o occasionali. Dal quell’«io mi vergogno», pronunciato da Benedetto XVI in volo verso gli Stati Uniti nel 2008 di fronte allo tsunami della pedofilia nella Chiesa, il concetto ha assunto significati sempre più ampi e precisi. Non c’è solo la rimozione di qualsiasi ecclesiastico, ma ad essa è andato via via associandosi il tema di una prevenzione più energica e sicura, insieme ad una azione pastorale di cura e di accompagnamento delle vittime e delle comunità provate dalle azioni abominevoli di alcuni sacerdoti. Ciò che ha fatto prima Benedetto XVI con l’azzeramento dei vertici della Chiesa irlandese e Francesco con la Conferenza episcopale cilena, solo per fare due esempi ancorché clamorosi, sono atti che vanno rubricati sotto il concetto di «tolleranza zero».

Restava sempre però qualcosa di incompiuto, che le vittime più volte incontrate da Ratzinger e Bergoglio hanno costantemente denunciato. Si tratta di quella che in inglese viene definita «accountability» parola di difficile traduzione e resa in italiano, che ha a che fare con il dovere di rendere conto, cioè con il dovere della denuncia e della sua cultura. Qui mancava un pezzetto, una tessera, un incastro per permettere di avere un quadro di maggiore responsabilità da parte della Chiesa. Molti vescovi al summit di quest’anno hanno ammesso che se siamo qui è per la forza del coraggio delle vittime. Ma se esso è stato cruciale per scoperchiare lo scrigno di Pandora del male, non è stato per nulla sufficiente per inchiodare in modo definitivo molti ecclesiastici alla loro responsabilità. Troppi negligenze, poca trasparenza e poi, come si osservò al summit, quel «segreto pontificio», la super-riservatezza invocata per proteggere il mito dell’istituzione, per ammettere certo le colpe, ma al contempo per dissimularle.

Ieri Francesco ha cancellato la soggezione al segreto pontificio, ha travolto il muro di gomma del camuffamento ecclesiastico di chi continua a ritenere l’uomo per il sabato e non il sabato per l’uomo. Insomma ha detto con chiarezza che la protezione dei minori e delle persone più vulnerabili ha più dignità ed è da considerare in un grado più elevato che la tutela del segreto pontificio.

Stupefacente? Niente affatto, solo ripasso del Vangelo, dove il primato della persona umana viene prima di qualsiasi ossequio ad un istituto giuridico, quantunque canonico. Il Papa ha cambiato una norma per confermare che il diritto canonico per quanto riguarda i «delicta graviora» non è superiore alle legislazioni degli Stati e dunque il segreto pontificio non si applica e non può essere di impedimento alla giustizia e alla trasparenza. Il segreto era considerato dalla vittime una sorta di tradimento di tutto il processo. Tutto si consumava nelle sagrestie, chiusi nei tribunali ecclesiastici. Si allestivano processi e si comminavano condanne, ma poi la paura preleva e scattava la mimetizzazione, vittime, testimoni e comunità che nemmeno sapevano se e in che modo le mostruosità venivano sanzionate. E giudici che venivano intralciati nella loro missione civile dalle omissioni e anche solo dalle elusioni ecclesiastiche. Il segreto pontificio è stato un’arma a volte formidabile per coprire comportamenti disonesti, strumento a buon mercato per lavarsi le mani come Pilato. Da ieri la soggezione vera o presunta e l’alibi che esso agevolava, è stato spazzato via da un «rescritto» del Papa. Regalo di compleanno di Jorge Mario Bergoglio alla Chiesa e al mondo.

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