L’argine di Papa Francesco all’utopia tecnocratica

L’argine di Papa Francesco
all’utopia tecnocratica

L’allarme per alcuni versi è sconvolgente. Lo lancia ancora una volta Papa Francesco nelle lettera che ieri ha inviato all’Accademia per la vita, i guardiani della Chiesa in trincea per la tutela della persona. Chiede di stare attenti al sistema del denaro e all’ideologia del consumo elaborata dagli gnomi che selezionano i bisogni e manipolano i nostri sogni. Chiede di elaborare un argine alla «decostruzione dell’umanesimo» e non fidarsi affatto di quell’utopia tecnocratica di cui ci sentiamo padroni, mentre spesso in realtà ne siamo schiavi. Oggi la parola magica è «algoritmo». Ad essi affidiamo tutto e così l’algoritmo diventa il padrone che mi accompagna, mi condivide, insomma mi vende. I sogni, i desideri, gli affetti, i timori, la trama delle relazioni interpersonali, le inquietudini normali della vita, gli interessi sociali e politici, la libertà finiscono in mani ignote. Così qualcuno alla fine sceglie per me cosa mi interessa e perfino cosa devo desiderare di conoscere.

La scienza e la tecnica non sono più al servizio della persona umana e dei suoi diritti fondamentali ma rischiano di acquisire il controllo totale o parziale delle nostre vite. Fin dove ci siamo spinti? Siamo davvero oltre il riduzionismo dell’umano e stiamo sfiorando la sostituzione dell’umano?


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