Lo Stato impresa Grande ritorno

Lo Stato impresa
Grande ritorno

Sono molteplici gli indizi dell’irresistibile tentazione statalista del Governo. I casi in corso più evidenti sono Alitalia e Tim, con gran voglia di protagonismo proprietario nonostante il rischio di bagni di sangue finanziari. Ma emergono più in generale sia semplici appetiti di potere, sia pulsioni ideologiche (l’acqua pubblica da espropriare con costo di non meno di 15 miliardi!), sia soprattutto l’imbastitura in corso di una superdelega sull’economia, di cui si parla poco. Ci sono voluti decenni, con molti errori e perdite, per uscire dallo statalismo assistenziale, e abbozzare una demarcazione pubblico-privato secondo l’aureo principio che il primo regola e l’altro intraprende. È stato l’esito di un cambio di vento culturale, e della pesante implosione bulimica dello Stato pasticciere, banchiere, agricoltore, albergatore.

Lo Stato aveva dato il meglio di sé, quando e fino a quando ha potuto, in quei settori in cui il mercato non riusciva a farcela da solo, per dimensione, per organizzazione di infrastrutture a lunga resa o per sicurezza nazionale. Sono i successi degli anni ruggenti dell’Iri e dell’Eni, poi sovraccaricati, soprattutto il primo, di compiti non consoni, e soffocati dalle clientele. Di quell’epoca, tra mille errori, sono sopravvissuti solo monconi di presenze considerate strategiche (e dividendi cospicui). Ma oggi la Cassa depositi e prestiti (Cdp), cassaforte dei pensionati italiani, è già la nuova Iri, rimpinzata di partecipazioni eterogenee e sollecitata continuamente a non fare il suo mestiere finanziario. Esterna al perimetro del bilancio statale, gioca ad aggirare le regole europee, ed è per esempio già scritto che debba pagare con 18 miliardi formalmente «privati» i costi delle promesse elettorali. Ma sono due tasche della stessa giacca di Stato. L’Europa non lo consentirà, si prenderà per questo la normale dose di invettive inutili, ma alla fine il buco resterà. Ancor peggio, se l’attuale maggioranza di Bruxelles farà il canto del cigno (Conte dixit) e lascerà il posto a populisti e sovranisti ancor più antitaliani.


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