M5S, no all’Italia di serie «A» e «B»

M5S, no all’Italia
di serie «A» e «B»

Era inevitabile che la discussione sull’autonomia rafforzata delle Regioni del Nord incrociasse le tensioni tra partner di governo. E che in qualche modo rallentasse un iter di per sé già piuttosto complesso. Sarà così necessario un vertice politico a tre per sciogliere i nodi residui. Il primo dei quali riguarda il ruolo del Parlamento in questa vicenda. Fin qui era assodato che, una volta siglata l’intesa tra Governo e Regioni, questa sarebbe stata sottoposta a un voto di Camera e Senato a maggioranza assoluta dei componenti: un sì o un no a un testo non emendabile.

I 5 Stelle invece chiedono che il Parlamento abbia una «centralità», per usare le parole del presidente della Camera Fico, e quindi possa dire la sua sul testo in votazione. Al di là dell’aspetto di principio, è chiaro che i grillini vogliono riservarsi una possibilità di appello rispetto ad accordi su cui non dovessero essere d’accordo. Che sono quelli emersi nel Consiglio dei ministri dell’altra sera e che riguardano la cessione alle Regioni di maggiori competenze in materia di Ambiente, Sanità, Beni culturali, Infrastrutture. Tradotto, vuol dire gestire le concessioni su strade, autostrade e ferrovie, occuparsi di bonifiche, rifiuti e valutazioni di impatto ambientale; liberarsi dei tetti di spesa per la sanità e inglobare le soprintendenze, e molto altro ancora. Su questo fronte i ministri interessati hanno eretto un muro, e non sarà un caso se Costa, Toninelli, Grillo e Bonisoli sono tutti del Movimento Cinque Stelle.


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