Se YouTube va a caccia dei dati dei bambini

Se YouTube va a caccia
dei dati dei bambini

Le violazioni sulla privacy stanno diventando un problema serio per le grandi piattaforme digitali. La buona notizia è che le istituzioni lo hanno preso molto sul serio, spingendo di riflesso i giganti del digitale a prendere provvedimenti. Il primo passo è l’ammissione ufficiale che la questione esiste. La Apple aveva ammesso di non essere stata all’altezza dei suoi standard per la privacy e si è scusata ufficialmente con i consumatori dopo la questione relativa agli audio registrati dall’assistente digitale Siri e ascoltati dai dipendenti delle imprese. Trecento di loro sono stati licenziati o hanno perso il lavoro indirettamente. Ora un altro gigante del web, Google, si appresta a pagare una cifra compresa fra i 150 e i 200 milioni di dollari per chiudere il contenzioso con le autorità americane per la violazione da parte della controllata YouTube della privacy dei bambini. L’intesa è stata approvata dalla Federal Trade Commission con tre voti a favore e due contrari e dovrà ora essere esaminata dal Dipartimento di Giustizia.

L’accordo promette di passare alla storia come la sanzione più alta comminata per la protezione dei minori sul web. L’accusa è di avere raccolto dati dei minori senza il consenso dei genitori. Il fine è sempre lo stesso, in fondo, quello di fornire servizi di pubblicità personalizzati, caratteristica del mondo dei social network. La personalizzazione del marketing, dell’advertising e naturalmente anche della propaganda politica rappresenta una delle nuove frontiere delle tecnologie digitali. Da qui l’uso e l’abuso, inquietante, dei dati personali, degni del Grande Fratello. I social, se vogliono, possono sapere tutto di noi. E quello che non sanno lo ricavano indirettamente attraverso atteggiamenti del consumatore che solo apparentemente non hanno nulla a che fare con i questionari che siamo chiamati a compilare.


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