Trump e gli altri Il muro nel voto

Trump e gli altri
Il muro nel voto

Come ormai è chiaro, la questione del muro al confine con il Messico, così cara a Donald Trump e così invisa ai democratici e agli oppositori in genere, non vale per ciò che è ma per ciò che rappresenta. Detto con parole più spicce, il famoso muro è il primo capitolo di una campagna elettorale che sarà lunghissima e che si concluderà solo con le elezioni presidenziali del 2020. Trattandosi soprattutto di propaganda, sia il presidente sia l’opposizione democratica, che ha la propria roccaforte nella Camera dei rappresentanti, spendono dosi abbondantissime di retorica e ipocrisia. Lo scontro si è aperto quando Trump ha dovuto presentare la legge di bilancio, che prevedeva tra l’altro un investimento di 8 miliardi appunto per la costruzione del muro.

La Camera respinse quella legge, chiedendo che quel capitolo di spesa fosse cancellato. Trump resistette e si arrivò così allo shutdown che scatta in automatico ogni volta in cui non si riesce ad approvare la legge di bilancio. Ovvero, il blocco delle attività di circa un quarto degli uffici federali, con i dipendenti a casa senza salario. Già allora si poteva capire che i tatticismi stavano prevalendo su qualunque altra considerazione. Lo shutdown è impopolare presso ogni settore dell’elettorato, e infatti Trump e i democratici hanno trovato un accordo per non doverlo ripetere. Accordo che però non prevedeva gli 8 miliardi per il muro e che ha spinto il presidente ad annunciare la proclamazione dell’emergenza nazionale, che gli permetterebbe di scavalcare il Congresso e procedere con il suo progetto.


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