Vittoria che incide
sulla vita del governo

Gli umbri devono aver compreso l’importanza del voto per il loro presidente della Regione. Lo dimostra il fatto che l’affluenza alle urne in questa occasione è molto aumentata rispetto alle ultime competizioni. L’elezione del governatore in quella che fu una delle inespugnabili roccaforti «rosse» ma che è pur sempre una piccola regione («con meno elettori della provincia di Lecce» ha detto, non accorgendosi della gaffe, il presidente del Consiglio), travalica di molto il suo significato locale.

Per la ragione che è il primo test dopo la costituzione del governo giallo-rosso e perché sia il centrodestra leghista che l’alleanza giallo-rossa hanno gettato sul piatto tutta la loro dote di credibilità politica per vincere la gara. Al punto che Di Maio e Zingaretti, insieme a Conte e a Speranza, si sono per la prima volta mostrati e fatti fotografare insieme durante una manifestazione elettorale a Narni. Da quel che ci dicono i primi exit polls, lo scenario è quello di una vittoria netta, larga e incontestabile del centrodestra, cioè di Salvini in primo luogo.

La candidata leghista Donatella Tesei ha raccolto e aumentato i voti che il centrodestra in Umbria aveva incassato già alle Europee della primavera scorsa (circa il 46% tra Lega, FdI e FI). I giallo-rossi perdono, e perdono male. Da Perugia e Terni - sempre che i polls siano confermati dai numeri reali - parte verso Roma un’onda che va a frangersi contro il portone di Palazzo Chigi. Salvini si prende la soddisfazione di dare una spallata al «governo del tradimento» del detestato signor Conte. Lui, insieme a Meloni e ai forzisti, comincia a intravedere una rivincita che passa per lo sgretolamento dell’alleanza giallo-rossa e l’esplosione delle mille contraddizioni tra partiti troppo diversi per stare insieme.

Difficile però che la bomba scoppi subito anche se il governo messo su questa estate in fretta e furia per fermare Salvini comincerà presto a scricchiolare. Si tratta di vedere chi darà il primo colpo per liberarsi dall’impaccio. Di Maio che non riesce più a tenere nei ranghi contestatori dell’alleanza col Pd? O Zingaretti, che si vede imprigionato in una politica rivelatasi perdente? Mattarella vuole che la legge di Bilancio vada avanti senza troppe scosse fino all’approvazione alla fine dell’anno. Poi si deve aspettare l’eventuale referendum sulla legge che taglia il numero dei parlamentari. Dopodichè, si vede: a gennaio si voterà per l’Emilia Romagna, altra roccaforte rossa espugnabile. Se il governo Conte cadesse la strada sarebbe obbligata: nuove elezioni a breve con Salvini che dilaga, il M5S che dimezza i consensi e il centrosinistra che si divide i voti tra PD e Italia Viva. Difficile pensare a questo punto a un governo tecnico (Draghi?) L’alleanza giallo-rossa avrebbe potuto tentare il testa a testa: in questo caso la formula avrebbe resistito all’urto del centrodestra. E invece per ora si vede una autentica disfatta, un sei a quattro devastante per Zingaretti, Di Maio, Conte, Grillo, Leu e tutti gli altri. Non per Renzi, che ha sempre parlato di una intesa provvisoria e obbligata per dare un governo al Paese, ha negato il carattere strategico di un’alleanza con i grillini, e ha fatto di tutto per conquistarsi una centralità politica proprio esercitando una critica quotidiana al governo di Giuseppe Conte. Ora Renzi potrà dire che la sua impostazione era l’unica possibile e che i sogni di Zingaretti e Franceschini erano solo una velleità, o meglio la speranza di salvarsi dalla sconfitta elettorale. La debolezza dell’ex premier è però che il suo partito non è ancora elettoralmente decollato, e andare alle urne nei prossimi sei mesi non gli consentirebbe un risultato soddisfacente per avere un ruolo anche nella prossima legislatura a probabile dominanza destro-leghista.

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