Un percorso «Fuoripista» racconta la montagna e gli sport invernali a gers art 671

L’INTERVISTA. Fino all’8 febbraio 2026 nello spazio espositivo orobico, una mostra con oltre 30 opere di artisti diversi che, nel solco del tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina, riesce a mostrare la montagna e lo sport da un angolazione molto originale.

Bergamo

Andare «Fuoripista», stavolta, non è una scelta azzardata ma un invito a lasciarsi sorprendere. È lo spirito della nuova esposizione di Gres art 671 a Bergamo, aperta fino all’8 febbraio, che pur restando nel solco tematico delle Olimpiadi Milano-Cortina racconta la montagna e gli sport invernali con uno sguardo inatteso. Un percorso libero, come una discesa sulla neve fresca, che accompagna i visitatori tra oltre trenta opere di artisti italiani e internazionali.

«Fuoripista»: più di 30 artisti in dialogo

La forza della mostra sta nella sua natura trasversale: arte contemporanea e antica, sculture, installazioni, videogiochi, in pieno stile Gres art 671. Spiccano tre opere inedite: la videoinstallazione dei Masbedo, il progetto di ricerca di Studio Folder e due lavori dedicati da Numechi Studio a Ice Lab, commissionati direttamente dal centro espositivo per sostenere la creatività italiana.

Olimpiadi invernali raccontate attraverso il corpo e i dati

Studio Folder presenta «Cartografia in 25 movimenti», un film che ripercorre la storia delle Olimpiadi invernali. Un pattinatore artistico interpreta dati e statistiche trasformandoli in movimenti: dalla dimensione raccolta dei Giochi di Chamonix negli anni ’20 fino alla scala quasi nazionale dell’evento Milano-Cortina 2026.

Arte e cambiamento climatico: il ghiacciaio che si dissolve

Il collettivo berlinese The Invisible Mountain porta «Void», un monumentale sudario realizzato con un geotessile recuperato dal ghiacciaio Presena. Un’opera che rende visibile il vuoto lasciato dallo scioglimento dei ghiacci, mettendo in evidenza il paradosso tra protezione e sfruttamento delle piste da sci.

Nella stessa sezione, l’artista Ludwig Berger presenta un progetto sonoro: i rumori reali di un ghiacciaio in scioglimento, catturati con microfoni idrofoni nelle cavità del Morteratsch. Rivoli d’acqua, bolle d’aria, crepitii millenari: un disco co-creato con la montagna che si trasforma.

Ice Lab e il corpo che scalda l’inverno

Chiude il percorso un lavoro dedicato a Ice Lab, dove il dialogo tra architettura e corpo umano prende forma grazie anche alla presenza dell’atleta Carolina Kostner. Le immagini termiche rivelano il calore del movimento in contrasto con la staticità del palaghiaccio, ispirandosi alla tradizione giapponese degli haiku e alle «microstagioni» che scandiscono l’inverno.

Una mostra che parla di sport, ambiente e percezioni, invitando a guardare la montagna da piste nuove.

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