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Non c’è ripresa senza Green Deal
L’economia futura è solo circolare

Articolo. Il Green Deal europeo parte dalla considerazione secondo cui i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia per il futuro dell’Europa e del mondo. Il Green Deal, al tempo stesso, è la strategia europea per la crescita, il cui scopo è creare un’economia moderna, competitiva ed efficiente sotto il profilo delle risorse, introducendo meccanismi che garantiscano una transizione equa e inclusiva.

Lettura 9 min.

Clima, energia, edifici, industria, mobilità. Quanto e come il Green Deal migliorerà l’impatto ambientale dell’economia europea in questi cinque settori strategici.

Lo spiega Federico Porrà, originario di Cagliari, responsabile di Politiche Economia Circolare alla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea.

Clima

«Per quanto riguarda il clima, la Commissione ha proposto ai co-legislatori una legge europea sul clima che trasformi l’impegno politico di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 in un obbligo legale della normativa europea e che rappresenti così un volano per gli investimenti. In futuro tutte le politiche dell’Unione europea contribuiranno, quindi, all’obiettivo prefisso. Inoltre, la Commissione proporrà una serie di revisioni delle misure legislative pertinenti per concretizzare le ambizioni climatiche».

Energia

«La decarbonizzazione del sistema energetico è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici, considerando che la produzione e l’uso di energia rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea. Il Green Deal metterà in atto diverse iniziative sulla base di tre principi chiave: dare priorità all’efficienza energetica e sviluppare un settore energetico basato in gran parte su fonti rinnovabili; instaurare un approvvigionamento sicuro e conveniente; progredire verso un mercato energetico Ue pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato».

Edifici

«La costruzione, l’utilizzo e la ristrutturazione degli edifici richiedono notevoli quantità di energia, materiali e risorse; gli edifici, infatti, sono responsabili del 40% del consumo energetico. Inoltre, il Green Deal cita un dato molto importante: 50 milioni di consumatori europei hanno difficoltà a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. La Commissione proporrà, quindi, una “Ondata di ristrutturazioni” di edifici pubblici e privati che aiuterà a ridurre le bollette energetiche, dando impulso al settore delle costruzioni e creando così un’occasione per le Piccole e medie imprese di creare posti di lavoro».

Industria

«Il Green Deal sottolinea che ci vogliono 25 anni per trasformare un settore industriale e le relative filiere del valore in un’economia circolare ad impatto zero dal punto di vista climatico, il contrario dell’attuale modello lineare. Per esser pronti nel 2050, il nuovo Piano d’Azione per l’Economia Circolare, in stretta sinergia con la nuova strategia industriale, annuncia che l’Ue svilupperà azioni lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, concentrandosi ad esempio sulla loro eco-progettazione, sostenendo processi produttivi circolari, e promuovendo un consumo sostenibile. L’economia circolare, infatti, è un modello economico in grado di proteggere l’ambiente creando al contempo nuove opportunità per le imprese e generando occupazione».

Mobilità

«Per quanto riguarda la mobilità e i trasporti, il Green Deal auspica una riduzione del 90% delle emissioni legate ai trasporti, entro il 2050. Nella strategia per la mobilità sostenibile e intelligente e in altre normative pertinenti di prossima pubblicazione, la Commissione e i co-legislatori affronteranno alcune delle principali opportunità che mettano gli utenti in primo piano e forniscano loro alternative economiche, accessibili, e pulite. Il Green Deal promuove, quindi, l’idea secondo cui i trasporti debbano diventare meno inquinanti, specialmente nelle città. Questa trasformazione sarà possibile riducendo le emissioni e grazie ad una serie di azioni contro il traffico urbano e a favore di un miglioramento dei trasporti pubblici».

Con quali fondi la Commissione europea sostiene il Green Deal? Imprese e cittadini italiani possono accedervi direttamente? Come?

Federico Porrà

responsabile di Politiche Economia Circolare alla Direzione Generale Ambiente

Commissione europea

«A gennaio, la Commissione ha pubblicato un Piano di Investimenti con lo scopo di sostenere il Green Deal. Il piano mira a mobilitare almeno mille miliardi di euro di investimenti, pubblici e privati, nel prossimo decennio. Nel contesto del nuovo quadro finanziario pluriennale dell’Ue, la Commissione ha proposto varie misure specifiche per rafforzare il legame tra la sua implementazione e l’obiettivo di un’Europa più verde, ad esempio nel caso dei fondi strutturali. Inoltre, la politica agricola comune indirizzerà il 40% della sua dotazione a sostegno degli obiettivi climatici. Anche Horizon Europe, il programma per ricerca e innovazione, sosterrà il Green Deal. Cito il programma Life, che avrà un budget maggiore rispetto al passato. Non da ultimo, il Fondo Sociale Europeo+ sosterrà la formazione di milioni di europei. Recentemente, insieme a una nuova proposta per un bilancio a lungo termine dell’Ue rafforzato per il 2021-2027, è importante citare il potenziale del nuovo “Next Generation Eu”, uno strumento per la ripresa economica da 750 miliardi, che rafforzerà il bilancio con nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per il periodo 2021-2024. Sulla base delle proposte della Commissione, pubblicate da ultimo a maggio, i leader dell’Ue hanno trovato un accordo il 21 luglio. Seguiranno ora i negoziati con il Parlamento europeo. Per quanto riguarda, invece, le modalità di domanda e accesso ai fondi europei, ogni programma ha una procedura specifica, che è consultabile sui siti web della Commissione. In alcuni casi, ad esempio per quanto riguarda il programma Life, le autorità locali, le organizzazioni commerciali private e le organizzazioni non commerciali private possono candidarsi direttamente online».

Ci può offrire tre esempi pratici di come industrie e cittadini possano beneficiare di questi finanziamenti? Se possibile, tre per le industrie e tre per i cittadini.

«Tra i possibili esempi pratici, per quanto riguarda l’industria vorrei citare i seguenti tre. Fondi a sostegno dello sviluppo della simbiosi industriale, in cui rifiuti o sottoprodotti di un’industria o di un processo industriale diventano la materia prima di un’altra. Questo concetto contribuisce alla creazione di un’economia circolare, riducendo le esternalità ambientali e aumentando il valore economico dei materiali, quindi fornendo ulteriori vantaggi economici per le aziende».

Materia prima dai rifiuti: fondi a sostegno della simbiosi industriale

«Sostegni finanziari volti ad aumentare la digitalizzazione delle imprese e a utilizzare tali nuovi strumenti anche con lo scopo di favorire la decarbonizzazione. Ad esempio, le tecnologie digitali possono tracciare i percorsi dei prodotti, dei componenti e dei materiali e consentire un accesso sicuro ai dati raccolti, consentendo maggiore circolarità nella filiera produttiva e quindi creando maggior valore economico».

Aumentare la digitalizzazione per favorire la decarbonizzazione

«Stiamo lavorando per aumentare la partecipazione delle Pmi ai programmi Ue, ad esempio sviluppando organi consultivi, intermediari e di supporto. Nell’ambito di InvestEU, ad esempio, proponiamo una finestra di investimento rivolta in particolare alle PMI, giacché rappresentano la spina dorsale dell’economia dell’UE e dunque un elemento cruciale nella transizione verde».

Più partecipazione delle Pmi ai programmi dell’Unione europea

«Per quanto riguarda gli esempi in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini, posso certamente fare riferimento ai progetti a sostegno delle autorità locali nel trasformare la mobilità urbana in modo sostenibile, con chiari benefici anche in termini di qualità dell’aria. Il Green Deal affronterà le emissioni, la congestione urbana e migliorerà il trasporto pubblico».

Sostegno alla mobilità sostenibile e per la qualità dell’aria

«Inoltre, la già citata “Ondata di ristrutturazioni” sosterrà la creazione di posti di lavoro locali e allo stesso tempo potrà favorire una maggiore efficienza energetica in Europa. Presteremo particolare attenzione alla ristrutturazione dell’edilizia sociale, per aiutare le famiglie in difficoltà economica nel pagare le bollette energetiche, oltre alla ristrutturazione di scuole e ospedali».

“Ondata di ristrutturazioni” con attenzione all’edilizia sociale

«Un terzo aspetto che vorrei citare riguarda i prodotti chimici, dato che quest’anno adotteremo una nuova strategia a riguardo. Il documento, tra le altre cose, mira a ridurre i rischi associati alla produzione e all’utilizzo di sostanze chimiche, per proteggere meglio le persone e l’ambiente da sostanze chimiche pericolose. Sfrutteremo i fondi esistenti per progredire anche in questo settore».

Migliore protezione da sostanze chimiche pericolose

Come si può sintetizzare il Green Deal europeo in sole quattro cifre?

«La mia prima cifra è “0”, proprio come le emissioni nette che grazie al Green Deal dovrebbero rendere l’Unione Europea il primo continente a impatto climatico nullo. Parallelamente, puntiamo a una crescita economica dissociata dall’utilizzo delle risorse naturali. La seconda cifra, che poi è una data, è “2050”, come l’anno di riferimento entro il quale vogliamo raggiungere un obiettivo così ambizioso. A tal fine, la Commissione lavorerà anno dopo anno sulla base delle iniziative che metteremo in atto durante l’attuale mandato von der Leyen. La terza cifra è “9”, come le priorità politiche del Green Deal: protezione biodiversità ed ecosistemi, catena alimentare, agricoltura sostenibile, energia pulita, economia circolare e industria sostenibile, settore edilizio, mobilità sostenibile, eliminazione dell’inquinamento e azioni per il clima. La quarta e ultima cifra è un’altra data fondamentale, il 2030. Nello specifico, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu rimane un importante sforzo a livello internazionale, a cui per esempio fa riferimento la nuova Strategia Ue per la biodiversità. Allo stesso tempo, nel 2030 cadono importanti obiettivi intermedi per la riduzione delle emissioni in prospettiva 2050».

A quali documenti della Commissione europea possiamo rimandare i nostri lettori per ulteriori approfondimenti?

«Insieme ai documenti ufficiali online, come la Comunicazione sul Green Deal europeo e la relativa tabella di marcia per ogni iniziativa collegata, la Commissione ha creato una pagina web con lo scopo di garantire un facile accesso anche ai documenti di supporto, come infografiche esplicative, sommari di fatti e cifre, ecc. Il sito e tutti i documenti sono disponibili in lingua italiana».

L’Italia risponde con gli ecoincentivi

Leonardo Becchetti

docente di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma

Anche a Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma e consigliere economico del ministero dell’Ambiente, abbiamo domandato quali sono, in sintesi, gli obiettivi principali del Green Deal europeo e qual è l’orizzonte temporale?

«L’Unione Europea si è date l’obiettivo ambizioso di diventare “carbon neutral”, ad emissioni zero, entro il 2050. È evidente che, per raggiungere questo traguardo, bisogna modificare radicalmente la composizione delle fonti di energia della nostra economia, abbandonando o riducendo significativamente l’apporto delle fonti fossili per aumentare sensibilmente quello delle rinnovabili. L’Ue si dà anche l’obiettivo di tutelare biodiversità ed ecosistemi e che la transizione sia equa, ovvero che non approfondisca divari sociali e che non siano i ceti più deboli a pagarla. Per raggiungere l’obiettivo del Green Deal e, allo stesso tempo, non perdere terreno in termini di occupazione e benessere economico, abbiamo bisogno di politiche in grado di contribuire positivamente in entrambe le direzioni. Dobbiamo aumentare la capacità di creare valore economico in modo ambientalmente sostenibile. La via maestra è l’economia circolare, che è una rivoluzione rispetto a quella tradizionale e lineare. Nell’economia lineare l’input è fatto di materia prima, il prodotto ha vita breve (qualcuno parla di obsolescenza programmata) e il rifiuto non sempre è riciclabile. Un’economia, invece, è tanto più circolare quanto più l’input è materia seconda (riciclo, riuso), quanto più il prodotto dura e ha un coefficiente di carico alto (come una sharing car rispetto ad una macchina di proprietà) e quanto più lo scarto e il rifiuto è destinato a diventare a sua volta materia seconda che può contribuire a far nascere nuovi prodotti. Fondamentali saranno anche gli ecoincentivi per l’efficientamento energetico degli edifici, come il nostro ecobonus, e gli incentivi per la mobilità sostenibile con la riconversione dei nostri mezzi di trasporto verso l’utilizzo delle fonti meno inquinanti».

Con quali fondi la Commissione europea sostiene il Green Deal? Imprese e cittadini italiani possono accedervi direttamente? Come?

«Innanzitutto lo farà con una parte del nuovo bilancio comunitario – 1074,3 miliardi di dotazione nella proposta approvata il 21 luglio dagli Stati membri – ma utilizzerà anche i 750 del Recovery Fund, che sono indirizzati alla ripresa post-pandemia ma in una direzione che deve rendere l’economia europea più verde e più resiliente. Dei 750 miliardi del Recovery Fund, che la Commissione europea raccoglierà con emissioni obbligazionarie sui mercati finanziari internazionali, 209 andranno al nostro Paese, di cui 81,4 saranno a fondo perduto e non dovranno essere restituiti. L’Italia dovrà presentare un’insieme di progetti che stabiliranno in che modo si potranno utilizzare quei fondi. Allora sapremo in che modo cittadini e imprese potranno accedervi. Ora non possiamo ancora saperlo perché i progetti per l’uso dei fondi del Recovery Plan saranno presentati dagli Stati nazionali ad ottobre. Tra le proposte in cantiere, ci sono i voucher di 500 euro per l’acquisto di abbonamento alla fibra o al pc, un iperammortamento aumentato per gli investimenti in tecnologia delle imprese. Indirettamente possiamo dire che il nuovo orizzonte ha anche favorito la decisione della Camera di approvare all’unanimità la proposta di legge dell’assegno unico per il figlio, un assegno dal settimo mese di gravidanza fino al diciottesimo anno di età. Era in cantiere da tempo ma solo ora, con il nuovo orizzonte di risorse a disposizione, è stato finanziato. Non dobbiamo dimenticare tutto quello che l’Ue ha già fatto e che di fatto finanzia tutto quanto il nostro governo ha realizzato sinora per contrastare la pandemia. La Banca Centrale Europea, con i suoi acquisti di titoli sul mercato secondario, ha tenuto bassi i tassi d’interesse e il costo del debito pubblico italiano oltre che le nuove emissioni. Ha finanziato le banche con prestiti a tassi negativi e questo ha a sua volta consentito alle banche di realizzare i prestiti di liquidità alle imprese a tassi bassissimi. Con il fondo Sure rifinanzia i meccanismi di cassa integrazione e ha sbloccato i fondi europei regionali del finanziamento 14-20, che erano sospesi per mancanza di co-finanziamento regionale. Per fare un esempio, la regione Lazio ha potuto investire immediatamente 300 milioni a seguito di questo sblocco».

Le scelte politiche dell’attuale governo italiano sono in linea con gli obiettivi principali del Green Deal europeo? In che modo? Che cosa si può migliorare?

«Il nostro piano nazionale per l’energia e il clima è meno ambizioso di quello europeo perché non si propone la neutralità climatica entro il 2050. Credo che da questo punto di vista potrebbe esserci prossimamente un adattamento. Nel concreto stiamo lavorando per muovere rapidamente in quella direzione. Ad esempio con la commissione interministeriale che sta lavorando per eliminare i sussidi ambientalmente dannosi (più di 19 miliardi all’anno) per trasformarli in sussidi ambientalmente favorevoli».

Come si può sintetizzare il Green Deal europeo in una cifra?

«Il 30% dei 1824,3 miliardi tra nuovo bilancio comunitario 2021-2027 e Recovery Fund deve essere espressamente dedicato al “climate mainstreaming”, ovvero al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e dunque della neutralità climatica entro il 2050».

A quali documenti della Commissione europea possiamo rimandare i nostri lettori per ulteriori approfondimenti?

«Sul sito del Consiglio dell’Unione europea è possibile trovare i documenti essenziali e le infografiche che riassumono informazioni e dati».

Ci potrebbe chiarire perché il Green Deal non deve essere visto in contraddizione con la risposta alla crisi economica, causata da quella sanitaria, ma come la soluzione migliore per uscirne?

«Glielo dico brutalmente. Un’impresa che non capisce che la sostenibilità ambientale è essenziale per la competitività futura e non si adegua è fuori. Perché la regolamentazione nazionale ed europea, i fatti – speriamo non drammatici – del riscaldamento globale e anche la sensibilità dei cittadini muoveranno in quella direzione. Se guardiamo, ad esempio, alla dinamica dei prezzi azionari, il settore delle fonti fossili ha avuto un calo molto vistoso negli ultimi mesi rispetto al resto del mercato. I mercati finanziari sono chiari: chi non si trasforma sarà sconfitto nella competizione futura da quello di cui il mercato ha bisogno e la finanza vuole promuovere con i suoi investimenti, ovvero l’economia circolare».

In che misura il Green Deal è vincolante per i Paesi dell’Unione? Potrebbe essere compromesso da nuovi governi nazionali ostili a queste politiche?

«Per fortuna le trattative per il Recovery Fund e il nuovo bilancio europeo hanno indicato che, al momento, non esiste nessun governo negazionista, neppure tra quelli guidati dalle forze più nazionaliste o populiste. Possiamo forse fare eccezione per la Polonia, che ha un’economia dove il carbone è molto importante e che spinge per rallentare il percorso. Alla fine, però, il consenso sulla direzione di marcia è stato unanime. In Europa non ci sono, per fortuna, negazionisti alla Trump o Bolsonaro».

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