Se non si lavora sulle persone non si può fare innovazione

Dove pesca lo sviluppo delle imprese che hanno saputo affrontare la crisi. Non è più la genialità del singolo, ma la capacità di far crescere tutto il corpo aziendale.

Coltivare talenti oltre le gerarchie

Non c’è innovazione senza formazione. Un’azienda non può restare al passo della vorticosa trasformazione digitale dei processi, se chi la guida e tutto il corpo di chi ci lavora non innalza le proprie competenze.

Nella scorsa tappa dei forum che Skille sta svolgendo con un gruppo di pmi bergamasche abbiamo puntato l’attenzione sulla spinta continua al rinnovamento che caratterizza le imprese di successo, sulle motivazioni che animano i loro imprenditori. Oggi scaviamo nelle radici che sostengono il tronco del loro sviluppo.

Giuliana Beretta

Record

Giuliana Beretta, consigliere delegato della Record, fabbrica meccanica di Bonate Sotto, oltre cento dipendenti, lunedì scorso ci aveva spiegato che da loro l’innovazione viene considerata come «strumento e opportunità da applicare per nuovi modelli di gestione delle persone dentro l’azienda».

Si lavora sulle persone e poi sui prodotti. La complessità delle competenze necessarie chiede di trovare una modalità per trasmetterle a tutto il corpo aziendale: «Ci siamo chiesti con mia sorella Fiorella e col direttore generale Claudio Vettore–racconta Beretta- in che modo trasferire quelle conoscenze e contemporaneamente come creare nuove dinamiche relazionali al nostro interno. Perché abbiamo intuito che ciò avrebbe permesso la nascita di nuovi processi produttivi e, alla fine, anche innovazione di prodotto».

Si sono posti perciò l’obiettivo di far emergere qualità e predisposizioni a prescindere dal ruolo svolto in azienda: «Abbiamo guardato alle dinamiche di relazione fra i dipendenti –dice Beretta- per superare il rapporto gerarchico dell’organigramma, costruito sulle funzioni e il rispetto timoroso dei ruoli». Hanno coinvolto un filosofo che ha aperto dei dialoghi con i dipendenti, a ciascuno dei quali chiedeva di immaginare un’azienda-società utopica.

Si ricorre perfino al filosofo per poter scovare competenze sopite e far nascere un clima diverso.

Nelle discussioni che si sono generate, ognuno ha potuto esprimere le proprie idee su come superare le criticità, spesso quelle incontrate in azienda. Ha potuto anche raccontare le sue passioni e migliori competenze, che magari non aveva mai rivelato, perché costretto nelle mansioni assegnategli dall’organigramma.

Sono così emerse competenze impensate.

Quello della Record è un esempio di innovazione della gestione delle persone all’insegna delle soft skill, le competenze “morbide”, che si distinguono da quelle prettamente tecniche, le hard skill, ma che con l’esponenziale incremento di queste ultime stanno diventando ancor più importanti.

L’educazione è responsabilità

Anche alla Sitip, industria tessile di 700 addetti, tra la sede di Cene e quella di Malta, la formazione è stata fatta «per motivare e gratificare i dipendenti», afferma Silvana Pezzoli, vice presidente e direttore commerciale. Un approccio strettamente legato alla responsabilità sociale dell’impresa, che li ha spinti ad aderire alla piattaforma di welfare aziendale Beatrice creata in Valle Seriana.

Davide Agosta

Svelt

Inserisce la formazione nel capitolo “responsabilità sociale” pure la Svelt di Bagnatica, che produce tra l’altro il trabattello professionale in acciaio più venduto in Europa. Ma una formazione rivolta al cliente, prima che al dipendente. «Educare alla sicurezza è una nostra priorità -sostiene Davide Agosta, direttore commerciale-: ci sono migliaia di persone che salgono su una sedia per cambiare le lampadine, lo 0,001 per cento cade, noi vogliamo sviluppare azioni per far capire alla gente che per ogni azione ci vuole lo strumento giusto».

Cambiamento è anche il passaggio generazionale

Nuova governance. Interessa la gran parte delle aziende ma scarseggiano le competenze necessarie

C’è un cambiamento che le imprese che abbiamo intervistato ritengono particolarmente delicato e bisognoso di formazione: il passaggio generazionale degli imprenditori. La stragrande maggioranza delle aziende italiane è a trazione familiare. Le più affermate sono cresciute negli anni del boom economico e oggi stanno affrontando il tema della successione.

Spesso è un passaggio difficile, doloroso, soprattutto in un territorio come il nostro dove l’identificazione tra valori condivisi dalla famiglia e gestione dell’impresa sono intrecciati.

Si fa fatica a reperire competenze adeguate alla specificità tecnica dell’azienda, ma anche che sappiano accompagnare l’evoluzione in termini di gestione dei rapporti interni e dell’organizzazione manageriale.

Di fronte a questo fenomeno ineludibile «c’è una carenza formativa –confessa Sergio Cocco, Engineer mba di Iterchimicasoprattutto in termini di offerta agli imprenditori». L’azienda di Suisio che produce additivi chimici non ha ancora in agenda il passaggio generazionale, ma si sta preparando per tempo.

 

Giancarlo Pezzoli, la madre Elisabetta e la sorella Silvana della Sitip

Hanno deciso di seguire il percorso di formazione di Elite di Borsa italiana, programma che ha come obiettivo principale il miglioramento dell’organizzazione aziendale e della governance, aiuta a strutturarsi per eventuali acquisizioni e a gestire la conquista di mercati esteri. Tutti elementi che preparano e portano a una eventuale quotazione in Borsa. «Proprio per questo lavoro di riordino e di riorganizzazione –spiega Cocco-, quella formazione aiuta molto a prepararsi anche nella prospettiva di gestione del passaggio generazionale in azienda ».

L’imprenditore è il primo che deve stare al passo

Formazione. Due ore al giorno di lettura. E poi i corsi

 

Aziende come scuole: tutti impegnati

Paolo Angeletti

S.A.L.F.

Per dare l’idea di che cosa significa per una pmi l’impatto dell’innovazione tecnologica, bastano alcuni numeri. La Chimiver di Pontida, 67 addetti, lo scorso anno ha effettuato 21 corsi, per oltre 2.200 ore, coinvolgendo un’ottantina di persone. La Salf, azienda farmacologica di Cenate Sotto, più di 160 dipendenti, nel 2017 ha speso in formazione la bellezza di 300 mila euro. In entrambi i casi si tratta di percorsi di natura tecnica, legati soprattutto al processo produttivo. Ma non solo.Alla Salf si fa formazione nel vasto campo della farmaco-vigilanza: «Sono aumentati negli ultimi 10/15 anni – racconta Paolo Angeletti, direttore amministrativo – i “colletti bianchi”, persone non legate alla produzione, ma al controllo, alla sicurezza, alla qualità, alla vigilanza. È un impegno pesante, ma è l’unica strada che può darci un futuro».

Angelo Carrara

Ma il primo che deve continuamente stare al passo con i tempi è il capo dell’azienda. «Bisogna essere curiosi – sostiene Angelo Carrara, tinteggiatore e past president di Confartigianato Bergamo –. Nel 1982 ho comprato una verniciatrice elettrostatica costosissima, che verniciava anche dietro la barriera, solo per curiosità. Avrei bisogno di un corpo da ventenne per riuscire a star dietro alla mia curiosità».

È un impegno pesante, ma è l’unica strada che può darci un futuro»

Tutti gli imprenditori che abbiamo interpellato dedicano almeno due ore al giorno alla lettura: quotidiani, riviste specializzate, siti web, newsletter, libri, tutto ciò che può aiutarli a capire dove va il mondo e quindi il loro mercato.

«Seguo un sacco di corsi di formazione – dice Danilo Mattellini, titolare di The Pole di Terno d’Isola –. Per noi è stato particolarmente illuminante inserire nella nostra progettazione il metodo Triz, una teoria che ti insegna a risolvere i problemi cercando di astrarli dal loro contesto più prossimo per poterli vedere in un’ottica diversa».

Impara chi comunica. Il cliente in cattedra

Valentina Trevaini

Sostanza

«Noi ci formiamo comunicando – soggiunge Valentina Trevaini, cofondatrice di Sostanza, azienda di software di Gorle –. Partecipiamo a corsi di comunicazione, ma soprattutto ascoltiamo i clienti. Poi trasferiamo nei nostri software quello che abbiamo imparato e lo insegniamo ai clienti».

I clienti sono al centro anche per Giuseppe Ferretti, costruttore dell’omonima impresa di Dalmine: «Vogliamo offrire ai nostri clienti un prodotto che non crei problemi, ad esempio in termini di manutenzione. Per questo i nostri architetti e ingegneri studiano continuamente le soluzioni migliori».

Finisce che «siamo bombardati », confessa Trevaini. «Leggo molti libri e guide – aggiunge Mattellini –, ma dopo un po’ si perde tutto ciò che si apprende, perché siamo dilavati dal mare di informazioni di tutti i giorni. E poi non posso permettermi di fare come i giapponesi che per smontare una moto si mettono in quaranta. Il metodo italiano è una persona che fa tutto».

Pills

87,8% degli imprenditori crede di avere una conoscenza medio alta delle opportunità tecnologiche e digitali presenti sul mercato. Ma il 45,8% afferma di non avere le competenze interne adeguate. Le percentuali scendono ulteriormente quando si analizzano una ad una le conoscenze digitali specifiche. Dati dell’Osservatorio MecSpe 2018.

Quanto incide la formazione sul livello di innovazione in azienda?

Nel grafico qui sopra sono elencate alcune attività formative degli imprenditori messe in rapporto con la capacità di innovazione dell’azienda. Ne deriva un coefficiente, più alto il quale più forte è l’incidenza. La tv influisce negativamente. Il dato si trova nel Rapporto sulla sussidiarietà 2015/2016, a cura dell’omonima Fondazione e dell’Università di Bergamo.

«Siamo bombardati da mille idee: ci serve una bussola»

Gli imprenditori innovativi assomigliano ai giovani: hanno mille stimoli, la testa sempre in movimento, «ma è difficile ordinare le informazioni », dice Valentina Trevaini.

«Abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a trattenere tutto ciò che impariamo», rincalza Danilo Mattellini. È un po’ quello che vuole fare Skille: dare una mano a chi porta avanti le imprese a orientarsi nel mare tempestoso delle conoscenze, selezionando quelle che servono a tracciare una rotta. Lo faremo con il contributo di esperti, di specialisti, di uomini capaci di indicare le direzioni su cui si muovono i comportamenti delle persone e delle imprese.

Ma anche attraverso l’esperienza diretta di chi ha sperimentato nuove strade e soluzioni. Come testimonia Giacinto Giambellini, impiantista e presidente di Confartigianato Bergamo: «Il confronto con i colleghi è innovazione e formazione continua».

Per questo, già nella fase di progettazione dei nuovi servizi che Skille offrirà, stiamo coinvolgendo gli imprenditori del nostro territorio. I contributi di coloro che hanno partecipato ai nostri dialoghi in redazione li state leggendo in queste pagine e li ritroverete anche su L’Eco di Bergamo di lunedì prossimo.

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Ma tutti gli imprenditori che La pagina Facebook del gruppo di conversazione di Skille lo vogliano possono aggregarsi al dialogo. Per facilitarlo abbiamo creato un gruppo su Facebook. In esso proponiamo spunti di riflessione, poniamo domande a cui i partecipanti possono rispondere e la nostra redazione risponde alle questioni che ciascuno può avanzare. Raccoglieremo anche indicazioni sui temi da approfondire e che potremo poi pubblicare sia sul nostro sito che sulle pagine de L’Eco di Bergamo.