Gli standard per pulire l’aria: competitive le nostre imprese

Articolo. Gli impianti di depurazione necessari in ogni settore. Serve la capacità di elaborare il progetto adeguato. L’impegno della LM Tecnologie dell’aria di Grumello. Produce anche i componenti delle tecniche di filtrazione

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I dati sull’inquinamento dell’aria diffusi dall’inizio dell’anno dimostrano che il tema (e l’emergenza che questo comporta), in tutte le province lombarde, è preminente e riguarda sia le emissioni della vita privata, sia di quella produttiva.
Anche la Bergamasca è coinvolta dal problema delle polveri sottili e della qualità dell’aria: le politiche attuate nel corso degli anni hanno generato alcuni risultati soprattutto nel settore industriale. Le aziende, complici le ristrettezze normative sul tema, si stanno muovendo, comprendendo che la salubrità dell’ambiente di lavoro, sia di quello interno, sia di quello esterno, è una priorità, una garanzia per una produzione di qualità.

Ne è convinto Cristian Marini, titolare della LM Tecnologie dell’aria, l’azienda di Grumello del Monte che, dal 2003, opera nel settore in tutto il Nord Italia e a Bergamo nello specifico: i suoi soci sono il padre Domenico e Luca Leoni. «La coscienza degli imprenditori sul tema sta cambiando. Gli stessi proprietari delle aziende vivono spesso a poche centinaia di metri dalla loro impresa: sono i primi cittadini interessati al problema della qualità dell’aria», commenta Marini. Sottolinea anche come lo standard delle emissioni fissate dal nostro Paese renda le aziende che operano per ridurre le emissioni inquinanti competitive anche all’estero.

 

«L’inquinamento non si elimina – spiega il titolare della ditta di Grumello del Monte – ma si può ridurre sensibilmente. La nostra esperienza ci dimostra che, lavorando sui parametri italiani, riusciamo ad essere competitivi anche negli altri Paesi dell’Unione Europea e in Cina, dove le norme stanno definendo standard sempre più restrittivi». La difficoltà, spiega Marini, resta quella di operare in maniera selettiva su ciascun inquinante prodotto. «Il settore siderurgico, quello delle materie plastiche, della meccanica o del riciclo di rifiuti, pur non avendo in comune i processi produttivi, condividono il problema degli inquinanti prodotti, che sono nebbie oleose, fumi, polveri e odori».

La capacità di chi crea impianti sta nell’elaborare il progetto ottimale per la singola azienda interessata, procedendo con tecnologie che devono necessariamente adattarsi alle singole esigenze produttive, inserendosi nel tessuto tipico della piccola e media impresa bergamasca, che frammenta i settori in una moltitudine di realtà.

 

Una seconda nota positiva risiede nella possibilità per l’industria di diventare il traino per l’ediliza privata e tutto il comparto civile. «Un esempio concreto – commenta Marini – viene dall’industria del riciclo, che chiede spazzatura pulita e selezionata e sta innescando un processo virtuoso, che condiziona il comportamento del singolo cittadino che produce rifiuti».

Per chi realizza impianti il tema della depurazione dell’aria assicura un ampio raggio d’azione, che abbraccia qualsiasi settore produttivo. Lo dimostra la LM che, nel corso degli anni dell’attività, ha migliorato sempre più il proprio comparto tecnico, arrivando a contare 34 dipendenti e diversi collaboratori e decidendo di produrre anche parte dei singoli componenti necessari alla realizzazione degli impianti di filtrazione.

La manutenzione resta un nodo importante del processo depurativo, come sottolinea Marini: «La vita di un impianto di depurazione si lega più al processo normativo che alla qualità stessa delle parti che lo compongono, costringendo chi lo installa a un continuo miglioramento dei parametri richiesti». In futuro la tecnologia fornirà un aiuto sempre più valido alle necessità ambientali. La capacità di adattare queste innovazioni alle esigenze del settore produttivo bergamasco garantirà livelli sempre più elevati di salubrità dell’aria.

 

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Un settore virtuoso, il modello di gomma e plastiche

Un esempio virtuoso in materia di abbattimento delle emissioni inquinanti e impegno sul tema ambientale è fornito dal polo della gomma e delle materie plastiche. Questo settore, che solo nella Bergamasca conta poco meno di 400 realtà produttive e 13 mila addetti, negli anni scorsi si è dotato di un protocollo d’azione che ha sfruttato una tecnologia, già presente in ambito petrolchimico, per migliorare la qualità dell’aria all’interno e all’esterno delle aziende.
La presa di coscienza degli imprenditori del settore ha promosso la realizzazione, all’interno delle realtà interessate, di impianti a coalescenza, una tecnologia di depurazione degli inquinanti emessi dal ciclo produttivo inizialmente attuato da alcune realtà, capaci però di innescare un modello virtuoso, che si sta espandendo ancora oggi. Con questa tecnologia gli inquinanti liquido e solido che si creano durante le fasi produttive e che passano allo stato gassoso, diventando particolarmente dannosi per la salute, non sono espulsi come fumo ma ricondensati. Si trasformano così in un nuovo prodotto di scarto che, in alcuni, casi permette di riciclare parte degli oli in esso contenuti. Ciò che insegna il settore della depurazione, infatti, è che lo scarto di qualcuno può essere materia prima per qualcun altro, nell’ottica dell’economia circolare. L’azione portata avanti dal settore della gomma e delle materie plastiche, considerato uno dei più inquinanti, ha permesso effettivamente di raggiungere livelli di emissioni più che accettabili e di avviare ulteriori meccanismi di riciclo e di pulizia degli inquinanti prodotti.

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