Le discariche e non i termovalorizzatori fanno male al clima

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Una pista da sci artificiale sul termovalorizzatore di Copenaghen

«Il recupero energetico, nella gerarchia contenuta nel pacchetto dell’Unione europea sull’economia circolare, approvato nel 2018, è un gradino sotto a quello di materia», osserva l’economista Antonio Massarutto, autore di «Un mondo senza rifiuti? Viaggio nell’economia circolare» (il Mulino, pagine 218, euro 16). «Non sono così convinto che sia giusto. Il problema, a mio giudizio, è fino a che punto riciclare e quando cominciare a incenerire».

Antonio Massarutto

economista

«Ottenere un materiale che abbia caratteristiche per poter essere rimesso sul mercato può richiedere, in certi casi, di sostenere costi tali – per raccoglierlo, separarlo, pulirlo, processarlo – che non ne vale la pena. Gli obiettivi assunti dall’Unione europea per il 2030 sono: ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica a non più del 10% e avviare al recupero materiale almeno il 65%. Sono traguardi impegnativi per l’Italia, dove il riciclo è a poco di più del 50% e in discarica va ancora il 25%. Resta implicito che la parte rimanente, una volta riciclato il 65%, dovrà essere avviato al recupero energetico tramite incenerimento». Nel 2016, secondo Ispra, in Italia operavano 41 impianti, con oltre il 73% della capacità collocata al Nord.

Gestione dei rifiuti ed emissioni di gas serra

Uno studio di Amici della Terra, intitolato «L’impatto della gestione dei rifiuti sulle emissioni di gas serra - 1990-2019», dimostra che «Le inadempienze, non gli inceneritori, fanno male al clima». Lo studio è stato selezionato dal Ministero della Transizione ecologica per «All4Climate 2021». Le emissioni di gas serra più rilevanti e dannose per il clima non derivano dagli inceneritori, ma dall’uso ancora abnorme delle discariche nella maggioranza delle Regioni italiane che, colpevolmente, non si sono dotate degli impianti utili a chiudere il ciclo dei rifiuti.

Lo studio prende come riferimento il rapporto di Ispra e del Sistema nazionale per la protezione ambientale dell’aprile 2021, «Report sull’Inventario nazionale dei gas serra» (Ghg National Inventory Report, Nir). Dallo studio emerge come l’eccessivo ricorso alle discariche abbia aumentato in modo significativo le emissioni di gas climalteranti e come si debba invertire subito la rotta, per adeguare il settore della gestione dei rifiuti agli obiettivi del Green New Deal.

In Italia il settore, dalle prime norme di oltre 40 anni fa ad oggi, ha compiuto molti passi avanti. All’epoca quasi ogni Comune possedeva una discarica

In Italia il settore, dalle prime norme di oltre 40 anni fa ad oggi, ha compiuto molti passi avanti. Quasi ogni Comune, all’epoca, possedeva una propria discarica, per lo più incontrollata, che spesso era incendiata. I pochi inceneritori esistenti bruciavano a temperature inadeguate, senza camera di post combustione, non trattavano i fumi e non recuperavano energia. Le acque reflue erano poco depurate; erano prodotti, quindi, pochi fanghi di depurazione. Le raccolte differenziate erano nulle oppure modestissime, limitate a un po’ di carta e di vetro. I controlli sulla qualità delle principali matrici ambientali, acqua, aria, suolo, quasi non esistevano.

Fortissime differenze tra Nord e Sud

Oggi i dati della gestione dei rifiuti in Italia non sono omogenei. Lo studio di Amici della Terra conferma, come denunciano da molto tempo, che emergono fortissime differenze tra il Nord, dove la gestione dei rifiuti è un sistema industriale efficiente ed evoluto, e il Centro Sud, dove grandi aree sono soggette ad emergenze endemiche o ricorrenti per i rifiuti urbani, con gravi effetti non solo per il decoro delle città ma anche per la sanità pubblica, proprio a causa della carenza di impianti di trattamento e di smaltimento. In questa parte del Paese il ricorso alle discariche e all’esportazione dei rifiuti sono ancora massicci, mentre l’abbandono incontrollato e le discariche abusive sono favoriti dall’inefficienza dei servizi di raccolta.

Nel Nord la gestione dei rifiuti è un sistema industriale efficiente ed evoluto, nel Centro Sud grandi aree sono soggette ad emergenze

L’Italia, nel suo complesso, conferisce ancora troppi rifiuti in discarica, recupera poco calore ed energia tramite termovalorizzatori e relative reti di teleriscaldamento e può migliorare ancora molto nel recupero e nel riciclo di materia.

Dalle discariche tre quarti delle emissioni dei rifiuti

Le emissioni di gas serra del settore dei rifiuti in Italia, secondo i dati del Nir del 2019, è limitato sostanzialmente a quelle relative allo smaltimento dei rifiuti solidi in discarica, il 75,12%, e a quelle del trattamento e scarico delle acque reflue, il 20,83%. I contributi delle emissioni da trattamento biologico (3,34%) e incenerimento senza recupero di energia (0,71%) sono marginali.

Il Nir, quando parla di emissioni da discarica, si riferisce alle emissioni dei siti gestiti. Il Dpr 915 del 1982, infatti, vietò gli scarichi incontrollati e le discariche non gestite (Art. 10: «La discarica non autorizzata è vietata»). Dal 2000, l’anno in cui l’applicazione di tali misure si ritiene conclusa, è convenzionalmente considerata pari a zero la quantità di rifiuti conferita in discariche non gestite, sebbene gli effetti emissivi di tali discariche non si siano ancora estinti. Il fenomeno delle discariche abusive è ancora presente nel nostro Paese ed è causa di salate sanzioni da parte dell’Europa. Nei territori con carenza di impianti e in cui il ciclo dei rifiuti non si conclude, la scarsa efficienza del sistema incoraggia la diffusione di discariche abusive e il fenomeno dell’abbandono incontrollato.

Il fenomeno delle discariche abusive è ancora presente nel nostro Paese ed è causa di salate sanzioni da parte dell’Europa

Lo smaltimento in discarica è un settore chiave per le emissioni di metano, un gas climalterante emesso dalla degradazione dei rifiuti, il cui potenziale di riscaldamento globale, com’è noto, è molto forte ed è considerato, a parità di massa, 25 volte maggiore di quello della anidride carbonica. Le emissioni di metano da smaltimento in discarica costituiscono il 31,79% del totale delle emissioni complessive di metano in Italia.

I termovalorizzatori tagliano le emissioni

Anche se le norme dell’Ippc, sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento, e conseguentemente il Nir, non contabilizzano nel settore dei rifiuti le emissioni di gas serra degli impianti d’incenerimento con recupero d’energia, al fine di consentire un confronto tra le diverse tipologie di gestione dei rifiuti, lo studio di Amici della Terra ha considerato anche i valori di emissioni di questi impianti. Il confronto tra queste due fonti è un esercizio teorico, in quanto le discariche, essendo una forma di smaltimento, comportano esclusivamente costi in termini emissivi, mentre per gli inceneritori con recupero di energia si deve tenere conto anche delle emissioni evitate grazie alla produzione di energia e calore utilizzando rifiuti, per buona parte costituiti da materiale biogenico, in sostituzione dei combustibili fossili.

Le emissioni di gas climalteranti prodotte quasi esclusivamente da un abnorme ricorso alle discariche per la gestione dei rifiuti

L’analisi di Amici della Terra mostra come le emissioni di gas climalteranti siano prodotte quasi esclusivamente da un improprio e abnorme ricorso alle discariche per la gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Infatti, mentre il fattore di emissione medio dell’incenerimento con recupero di energia risulta, per il 2019, pari a 800 kg CO2 equivalente per tonnellata, quello delle discariche è 1.400 kg CO2 equivalente per tonnellata: a parità di rifiuti trattati le discariche emettono quasi il doppio. Nel caso del recupero energetico, però, si devono considerare oltre ai debiti, le emissioni dirette, anche i crediti, le emissioni evitate, fra cui:

• le emissioni che si avrebbero se lo stesso rifiuto fosse mandato in discarica invece che incenerito. In discarica si genera metano, un gas serra circa 25 volte più potente della CO2 nei primi 100 anni;

• l’energia immessa in rete, che sostituisce quella proveniente da altri impianti di produzione e quindi emissioni evitate di CO2 equivalente che altrimenti sarebbe emessa in funzione del mix energetico di riferimento;

• il riciclo dei metalli dalle scorie che dovrebbero essere altrimenti prodotti da materia prima con processi che generano emissioni;

• il recupero delle scorie stesse come materiale secondario da costruzione.

Lo studio di Amici della Terra osserva, infine, come il rapporto di Ispra sulle emissioni di gas serra del settore dei rifiuti non consideri gli incendi dolosi degli impianti di stoccaggio, dov’è accumulato un sovraccarico di materia non gestibile, né il trasporto dei rifiuti verso inceneritori lontani. I soli rifiuti urbani, secondo stime di Utilitalia («Rifiuti urbani: i fabbisogni impiantistici attuali e al 2035», Ottobre 2020), percorrono ogni anno circa 49.520.000 km in 107.000 viaggi prima di arrivare a un impianto in grado di gestirli, producendo circa 31.000 tonnellate all’anno di CO2 equivalente.

L’insieme dei risparmi dovuti alla sostituzione dell’energia e delle materie prime e all’aver evitato gli impatti legati al conferimento in discarica rende negativo il bilancio dell’incenerimento con recupero di energia. Le emissioni di gas serra, cioè, vengono tagliate. Un beneficio per il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici.

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