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Antifragilità, imprese chiamate per prepararsi ai nuovi choc

Articolo. La lezione che la pandemia ha insegnato a tutti è molto chiara: oggi resistere agli urti e alle sollecitazioni riprendendo l’aspetto originale o adattandosi alla nuova situazione non basta più. Occorre una nuova prospettiva. E per questo ecco quanto contano le soft skill

Lettura 4 min.

Costruire imprese con alta antifragilità

Nulla sarà più come prima per colpa del Cigno Nero? È quasi tutto vero. Le aziende stanno riaprendo, ma la situazione che si ritrovano «sarà molto diversa da quando si sono trovate a gestire il lockdown, soprattutto in termini di abitudini e di comportamenti» ha ricordato in un’intervista, che puoi leggere qui, Matteo Motterlini, docente e uno dei più brillanti accademici in Scienze comportamentali.

Matteo Motterlini

Docente in Scienze comportamentali.

La situazione quindi sarà diversa. La tecnologia e gli strumenti digitali hanno dimostrato quella potenzialità e conquistato quella visibilità che finora non erano ancora riusciti a ottenere. Molti dei processi di trasformazione digitale delle imprese aveva segnato un rallentamento. Preoccupante, per molti. Se quello però è un primo risultato, allora sulle misure da prendere, il non farsi cogliere impreparati o in ritardo ora che si riparte sarebbe già un buon passo in avanti. Affrontare le sfide del dopo-emergenza significa sapere e tenere ben presente che molto dovrà essere cambiato, molto è già stato modificato e gran parte dei processi produttivi e dell’organizzazione di un’impresa dovranno essere pesantemente trasformati.

La domanda che sempre risuona nei confronti sulla ripartenza è «quanto sapremo essere resilienti?». Garantire nuove condizioni di sicurezza, di tutela sanitaria, di stabilità all’impresa e allo stesso tempo salvare quanto (prima) si era impostato per lo sviluppo e la crescita dell’azienda sarà la nuova scommessa: innovazione, aggiornamento tecnologico, trasformazione digitale, espansione del mercato avranno bisogno di strategie completamente diverse da quelle pensate solo due mesi fa.

Occorre essere più flessibili e pronti a riorganizzare anche gli spazi aziendali, a migliorare le azione di welfare e a ridurre gli spostamenti da casa

Nel post-crisi, quegli obiettivi restano tutti confermati, ma saranno completamente stravolti i percorsi per realizzarli. Basta pensare all’organizzazione del lavoro, a come l’introduzione dello smartworking ha costretto a rivedere la struttura e le dinamiche delle relazioni, interne ed esterne, di una qualsiasi azienda. Aumentandone in molti casi la potenzialità e la produttività del lavoro. Altro dato che indurrà le aziende a progettare in maniera diversa la logica di gestione delle risorse umane.

 
Nassim Nicholas Taleb

Filosofo, saggista e matematico

Il livello di resilienza di cui si è capaci è una risposta importante che interpreta il momento di crisi, ma forse non basta. Luca Mori, esperto di soft skill e di organizzazione aziendale, nel suo nuovo longform per Skille, avverte: «Se con resilienza intendiamo la capacità di resistere agli urti riprendendo l’assetto originale, dopo la crisi del Covid-19 sarà importante darsi da fare per spingersi anche oltre la resilienza. Utilizzando un concetto introdotto da Nassim Nicholas Taleb – spiega Mori -, sarà importante lavorare per aumentare l’antifragilità delle nuove organizzazioni aziendali. E in questo le soft skill avranno un nuovo ruolo, ancora più centrale».

L’impresa si prepara ai futuri choc, progettare l’antifragilità

Smart working, automazione, connessione, industria 4.0. Una nuova organizzazione della fornitura e della catena di approvigionamento, una revisione dei processi produttivi e del lavoro, pensare a nuovi piani di emergenza. Ecco che cosa significa aumentare il livello di antifragilità di un’impresa che vada oltre la resilienza. Ma qual è il meccanismo che misura questo livello? E quali misure nuove o innovative occorre introdurre per garantire questo obiettivo?

Quando si riesce a sopravvivere a una crisi la letteratura sull’organizzazione aziendale spiega che ci sono tre possibilità: si riparte ridimensionati e in condizioni peggiori rispetto a prima, si resiste e si torna esattamente nello stato precedente alla crisi. Oppure ci si trasforma e si migliora. Molto di quale fra questi percorsi si prenderà dipende dallo stato di innovazione introdotto in azienda prima dello choc. Per le imprese che hanno iniziato a preoccuparsi solo durante l’emergenza pensare di avere pronte soluzioni efficaci potrebbe essere un po’ tardi. Per le altre, quelle che hanno messo in conto i rischi improvvisi, essere pronte significa aver maggiormente puntato da tempo su difese e strumenti tecnologici, come capacità di risposta.

Nuove relazioni di gruppo e flessibilità nei rapporti sempre più presuppongono e richiedono un buon allenamento di tutte le competenze trasversali

Lo smart working è stata una delle risposte più evidenti e veloci introdotte proprio perché molte aziende già lo avevano sperimentato. E in breve, lo stesso modello, lo hanno esteso a quasi tutto il personale. Per loro non c’è stato nessun cigno nero. Un rischio messo più o meno in conto come eventualità.

Ma costruire un’impresa antifragile, che vuole dire non più solo resiliente ai futuri cigni neri, non significa solo appellarsi e strutturarsi affidandosi al ruolo della tecnologia. Anzi, proprio di fronte a un massiccio ricorso a strumenti digitali, a relazioni più a distanza e a dinamiche da remoto, sarà sollecitato un nuovo ruolo anche delle soft skill.

«Aumentare l’antifragilità di un’organizzazione, sia durante sia dopo la crisi, significa mettere in campo nuove misure che richiederanno creatività di gruppo e flessibilità nelle relazioni tra i dipendenti. Misure che presuppongono e richiedono un buon allenamento delle soft skill aziendali». Luca Mori, esperto di competenze trasversali, nel nuovo long form in cui spiega come affrontare la sfida necessaria di andare oltre la semplice resilienza (l’articolo integrale lo puoi leggere qui) sottolinea come «l’antifragilità sarà la nuova dimensione a cui dovranno tendere le aziende contro i nuovi rischi. Garantire condizioni di antifragilità è dotarsi di sistemi che meglio riescono a trarre vantaggio dagli scossoni. In che modo? Perché sono in grado di rigenerarsi moltiplicando le proprie possibilità dopo uno choc, attraverso processi di innovazione post-traumatica che li rendono più pronti ad affrontare i rischi futuri».

Competenze trasversali nuove per nuove aziende

Luca Mori

Soft skill trainer e consulente di Sviluppo organizzativo

talk


Luca Mori, soft skill trainer e consulente di Sviluppo organizzativo, si pone questa domanda per affrontare il dopo: che cosa fare quando l’emergenza sarà finita? Perché una prima risposta è tutta dentro la sua prima convinzione. E cioé che questa emergenza non era poi così inaspetta e improvvisa. Ora però è importante non restare “disarmati” per il futuro.

Perché parliamo di Cigno Nero e di aziende?

Perché il Cigno nero rappresenta l’impossibilità di calcolare il rischio che si verifichino eventi straordinari, anche se retrospettivamente possiamo tentare di spiegarli,razionalizzandoli. in genere ci affanniamo a comprendere e a gestire l’ordinario, ma siamo largamente impreparati a gestire le onde d’urto prodotte dalla comparsa improvvisa dei Cigni neri disastrosi.

Ma la crisi che stiamo vivendo è un Cigno Nero?

La risposta è no. Manca una caratteristica essenziale nella sua definizione: l’imprevedibilità. In altre parole, l’evento di un’epidemia diffusa in molti paesi, era tra quelli prevedibili e di fatto previsti dall’Oms.

E che cosa occorre fare dopo la crisi?

Tornare esattamente come prima non sarebbe una mossa lungimirante. La cosa migliore da fare è impegnarsi per rendere i propri sistemi e le proprie organizzazioni non solo più che resilienti, ma anche antifragili: sono antifragili i sistemi che riescono, entro certi limiti, a trarre vantaggio dalle crisi e dagli scossoni, grazie all’attivazione di processi di sovra-compensazione.

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