«Al lavoro per una sanità più vicina ai cittadini». Letizia Moratti: l’azienda ospedaliera ora non è una priorità

L’intervista «La nostra riforma è un potenziamento della sanità territoriale, con punti qualificanti e coraggiosi: una sanità di prossimità, più vicina e più attenta alla persona». Parole della vicepresidente della Regione Lombardia e assessore al Welfare, Letizia Moratti, che venerdì sarà nella Bergamasca per l’inaugurazione di tre Case di comunità a Bergamo (in via Borgo Palazzo), Gazzaniga e Calcinate.

Sul passaggio del «Papa Giovanni» ad Azienda ospedaliera: «Stiamo affrontando diverse altre priorità e criticità emerse con la pandemia: la debolezza della sanità territoriale e il recupero delle liste d’attesa. L’eventuale istituzione di aziende ospedaliere non è al momento attuale rispetto all’esigenza di dare risposte concrete e urgenti ai bisogni dei cittadini».

Letizia Moratti ha commentato il dibattito in atto: «Nelle scorse settimane abbiamo preso atto dello svilupparsi di questo tema e di queste possibili aspettative da parte del territorio e di chi opera nel mondo della sanità. Istanze comuni anche ad altri territori lombardi. Pur comprendendo i sentimenti che animano queste proposte, abbiamo sottolineato che stiamo affrontando diverse altre priorità - ha detto -. Nell’ultimo anno abbiamo dato la precedenza a una campagna vaccinale massiva unica nella storia, che ha prodotto più di 23 milioni di somministrazioni, portando la Lombardia al primo posto al mondo per terze vaccinazioni. L’argine e la sconfitta del Covid passano attraverso il successo di questa campagna. Al contempo, abbiamo deciso di affrontare alcune delle maggiori criticità emerse proprio con la pandemia: la debolezza della sanità territoriale e il recupero delle liste d’attesa. Siamo concentrati sulla “messa a terra” della legge regionale 22 del 2021, approvata dal Consiglio regionale e confermata pienamente dal Consiglio dei ministri. Una sfida urgente e stimolante volta a realizzare una rete di strutture sanitarie e sociosanitarie di prossimità attraverso l’attivazione di Case e Ospedali di Comunità con l’ausilio, prima regione italiana a farlo, delle importanti risorse del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per questo proprio domani inaugureremo importanti presidi con la presenza sul vostro territorio, a Borgo Palazzo per l’Asst Papa Giovanni XXIII e, per quanto riguarda l’Asst Bergamo Est, a Calcinate e Gazzaniga. Quanto alle liste d’attesa, abbiamo introdotto un meccanismo penalizzante e premiale, anche questo unico in Italia, per spingere le strutture pubbliche e soprattutto private accreditate a rispondere con puntualità alle esigenze dei cittadini. Si tratta di una misura di equità sociale determinante in questa fase di crisi anche economica».

Non ritiene che un territorio come quello bergamasco, con una tradizione sanitaria d’eccellenza (confermata anche nella tragedia del Covid) e uno sguardo da sempre aperto all’innovazione possa ora come ora svolgere in modo autonomo la propria mission e che quindi il riconoscimento di azienda ospedaliera sia legittimo, quasi dovuto?
«Nessuno mette in discussione la tradizione di altissimo profilo della sanità bergamasca, come del resto quello della Lombardia nel complesso. In questo quadro d’eccellenza, Bergamo e il suo territorio danno un apporto fondamentale grazie a un impegno quotidiano di professionalità e qualità. L’eventuale istituzione di aziende ospedaliere però non è al momento attuale rispetto all’esigenza di dare risposte concrete e urgenti ai bisogni dei cittadini. E comunque passerebbe da un confronto approfondito con il territorio. Ricordo che l’impegno nella concretizzazione del potenziamento della nostra legge sanitaria è stringente per gli obblighi temporali imposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dunque, l’eventuale definizione di nuove aziende ospedaliere all’interno dell’intera rete sanitaria lombarda, nessun territorio escluso, rappresenta un tema importante, che non può essere però considerato prioritario rispetto a quanto è in fase di attuazione».

La vostra riforma è stata, come dire, «rimandata a settembre» dal governo. Voi sostenete che si tratti di rilievi solo formali, ne è davvero convinta e perché?
«La riforma sanitaria approvata in modo compatto dalla maggioranza del Consiglio regionale è stata recentemente confermata pienamente e all’unanimità dal Consiglio dei ministri e non tornerà in aula per essere ridiscussa. Dopo il via libera regionale, l’approvazione del potenziamento della nostra legge sanitaria, come tutte le leggi regionali, è passata al vaglio del governo e in particolare del ministero della Salute e di quello dell’Economia e delle Finanze: i ministri Roberto Speranza e Daniele Franco con i quali ho instaurato un serio e leale rapporto di collaborazione istituzionale. In questo passaggio l’Esecutivo aveva due possibilità: procedere all’impugnazione o approvare la legge. Ebbene, la legge sulla Sanità regionale lombarda è stata approvata ed è pienamente in vigore nella sua pienezza normativa, prima in Italia ad utilizzare i fondi previsti dal Pnrr. Ma non solo. Il governo ha condiviso il nostro impianto, ritenendolo coerente con i propri indirizzi generali, con l’interesse nazionale, e con i cardini fissati in materia di salute dalla nostra Costituzione».

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