Falso prete in manette

Una vita a spacciarsi per sacerdote, ma era solo un truffatore. Tutto inventato, tutto solo un vile inganno, un pretesto per avvicinare persone deboli o fragili e sfruttrle economicamente. Ora il sedicente Don Leo Scanderberg, è in carcere e non potrà più dire messe in case private, confessare, raccogliere fondi per beneficienza che rimaneva in tasca a lui per soddisfare i propri vizi personali, non potrà più circuire anziani e religiosi. Don Leo Scanderberg altri non è che Pantaleo Valentino Castriota. Questo il suo volto, quello ora tristemente noto a tante persone truffate. 44 anni pugliese residente a Napoli, legato ad un'associazione religiosa di Ischia denominata 'Cenacoli di Maria', ma che nella nostra provincia aveva trovato "clienti" molto interessanti da spennare e truffare. Breviario in mano, aria paciosa, riusciva a imbuonire gente di ogni ceto, ma le sue vittime preferite erano i più deboli. L'indagine è stata condotta dalle fiamme gialle di Bergamo ed è stata coordinata dal pm Gianluigi Dettori che per lui ha ipotizzato i reati di millantato credito e circonvenzione di incapaci. Quest'uomo si presentava alle ignare vittime, sovente afflitte da seri problemi di natura psicologica o depressi, inducendole a corrispondere somme di denaro per non meglio precisate opere caritatevoli, ovvero per 'agevolarne' l'ingresso nel mondo del lavoro, in virtù delle millantate conoscenze con alti prelati del Vaticano o Funzionari dello Stato. Era riuscito a carpire anche la fiducia di alcune religiose e cui era riuscito a spillare denaro. Soldi che tratteneva per se ed usava per soddisfare i suoi vizi personali. Di giorno mite falso prete, che celebrava messe in case private indossando abiti talari. La sua vita reale era invece di tutt'altro tenore. Passione sfrenata per la Juventus, frequentava stadi, alberghi di lusso, locali notturni. Con il denaro estorto alle vittime faceva la bella vita. Si intratteneva con prostitute, travestiti, donne e uomini. Indagato nell'inchiesta anche un Ispettore della Guardia di Finanza in servizio in Toscana che avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati per ottenere informazioni da comunicare a Castriota che le avrebbe strumentalmente utilizzate per concretizzare il proprio piano criminoso. Ora per Castriota, peraltro già con precedenti penali, sono scattate le manette. Simona Befani

Altri articoli
Guarda gli altri video