Finto prete, il finanziere fu a sua volta vittima

Con tutta probabilità anche il maresciallo della finanza di Siena fu vittima delle frottole del falso Don Leo Scanderberg. Pantaleo Castriota, arrestato il 19 maggio dalle fiamme gialle di Bergamo, ingannò anche il militare per cui è stato disposto l'obbligo di firma. L'uomo deve rispondere di accesso abusivo nella banca dati dell'anagrafe tributaria e davanti al gip Federica Gaudino è caduto dalle nuvole. Il finanziere avrebbe effettivamente fatto ricerce su richiesta di Castriota, ma in buona fede, ignaro del fine ultimo di quello che lui credeva un vero prete. Castriota in realtà aveva recuperato dei dati sensibili su un medico legale da utilizzare per accreditarsi agli occhi di una delle vittime dei raggiri. La fragilità del militare sta nella forte fede che lo ha indotto a non dubitare minimamente del Castriota, aveva conosciuto su un sito di fedeli. Ha raccontato al gip che in quella circostanza Don Leo gli chiese una verifica nella banca dati, perchè un non meglio precisdato imprenditore aveva offerto del denaro alla sua associazione religiosa per costruire una casa vacanze a Medjugore, ma lui voleva essere certo che si trattasse di persona penalmente pulita. Il militare gli fece il favore senza ricevere in cambio nulla. In realtà invece il falso prete stava cercando informazioni per truffare il papà della donna che nel 2013 uccise la figlioletta e si suicidò. Don Leo gli fece invece credere di aver svolto indagini private tramite il finanziere e di aver scoperto che non si trattò di suicidio ma omicidio. E in questo modo nel tempo gli spillò più di 100mila euro.

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