• Lunedì 10 Luglio 2017
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PROCESSO APPELLO BOSSETTI

Sempre più lontani. Difesa e parti civili anche oggi in aula non si sono risparmiate accuse e frecciate. A scatenare le scintille alcune slide con le quali gli avvocati di Massimo Bossetti hanno provato a dimostrare come il corpo della ragazzina non possa essere rimasto per tre mesi nel campo di Chignolo d’Isola, come invece sostenuto dell’accusa. Claudio Salvagni, ha mostrato delle foto tratte da un satellite dei giorni precedenti al ritrovamento del corpo di Yara per sostenere la sua tesi. «Quella foto è tarocchissima - ha detto uno degli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta - stiamo ben oltre il limite e mi riservo un esposto». E poi l'attacco alla prova regina. Claudio Salvagni e Paolo Camporini sono andati all’attacco del Dna, chiedendo un nuovo esame: «Per aver una prova che comporta l’ergastolo per una persona bisogna rispettare le regole imposte dalla comunità scientifica che ci sta guardando» - 261 secondoi i due avvocati le “criticità» che avrebbero riscontrato e che inficerebbero il processo di formazione dell’accertamento genetico. «Ho massimo rispetto per le istituzioni ma, quando sbagliano, perché sono costituite da uomini, va ammesso». Uno degli avvocati di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, ha elencato le presunte «criticità» nel lavoro del Ris dei carabinieri che ha portato all’individuazione del Dna di ’Ignoto1’. Dna poi attribuito all’imputato. Queste “criticità» impongono, per la difesa, che sia ripetuto l’esame. «Questo affinché tutti siamo più sereni». L’intervento dei difensori proseguirà anche nel pomeriggio. Nell’aula della Corte d’assise di Brescia oltre a Bossetti ed ai soliti tanti curiosi anche la moglie Marita Comi, la madre dell'imputato, Ester e la sorella Laura. Venerdì spazio alle repliche di procura e parti civili poi il 17 le eventuali dichiarazioni spontanee di Massimo Bossetti e quindi la camera di consiglio per la sentenza.

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