Zucchero in versione cubana: «Guantanamera»

Perfino Mick Jagger ha dovuto aspettare. «Ma mica tanto, solo un paio di giorni» si giustifica Zucchero parlando de «La sesión cubana», album registrato nel cuore del Caribe al fianco di Don Was, storico produttore degli Stones in cabina di regia pure ai tempi di Fly e di Chocabeck.

«Le registrazioni si sono protratte un po' e lui, che doveva entrare in studio con la band inglese per incidere i due inediti da inserire nell'antologia Grrr!, ha cominciato a sentire un po' la terra mancargli sotto ai piedi». Alla fine, però, i Rolling hanno avuto i loro due singoli e Adelmo questo album sognato da ventidue anni anni.

«È dai tempi del concerto al Cremlino che inseguivo l'idea di un lavoro così; legato a quell'esperienza da un filo ideologico che forse allora aveva pure un senso» prosegue, nell'attesa che il 20 novembre l'album arrivi sul mercato. «Anche per questo ho voluto farlo ora. Prima che Cuba diventi un'altra cosa». Nostalgia? Non solo. «Per anni il mio vecchio manager, temendo le reazioni dell'industria americana, mi ha detto: se suoni a Cuba puoi scordarti di fare carriera negli Stati Uniti. Ma 57 anni sono un'età buona per fare quel che mi pare. E poi i tempi sono un po' cambiati se è vero che il disco verrà regolarmente distribuito pure negli Usa».

Un primo assaggio di questa nuova fatica l'ha dato la versione riveduta e corretta di Guantanamera, il popolarissimo bolero creolo portato al successo negli anni Trenta da José «Joselito» Fernández Diaz dietro ai microfoni di Radio CMQ de all'Avana. Il repertorio scivola tra passato e presente affastellando classici altrui come Never is a moment di Jimmy LaFave o Nena di Jorge Santana e dei suoi Malo a super hit del songbook fornaciariano come Baila (sexy thing), Un Kilo, Così Celeste, la cover dei Korgis Indaco dagli occhi del cielo. C'è pure L'urlo, ripulita nel testo rispetto alla versione originaria.

«Fu Vasco Rossi a farmi capire che forse in quella canzone ero andato un po' troppo in là con le parole, dicendomi: Zucchero, la prossima volta il testo te lo scrivo io. Provai a consolarmi pensando che, in fondo, certe espressioni le aveva usata pure De André in Un giudice; poi però mi resi conto che lui l'aveva fatto con più poesia». Pana, altro standard dei Malo, Zucchero lo condivide con Bebe, mentre Ave Maria no morro, preghiera in musica firmata settant'anni fa da Herivelto Martins ma ancora estremamente attuale, la canta con Djavan. «Quella cubana è una musica bellissima e molto storicizzata, caratteristica che oggi a volte appesantisce un po' l'ascolto. Basta modernizzarla, anche perché il suo bagaglio ritmico è enorme, straordinario, e il successo di progetti pop come Rhythm del mundo sta lì a dimostrarne la grande efficacia».

Naturale che un'avventura del genere dovesse avere pure un risvolto live. «L'8 dicembre, anniversario del concerto al Cremlino, suonerò all'Avana con i musicisti di Chucho Valdez. Quel giorno cade pure l'anniversario dell'assassinio di John Lennon e per questo ho in animo di rendergli omaggio con uno dei suoi ultimi successi: Beautiful boy. D'intesa con le autorità cubane abbiamo scelto il parco dell'Istituto Superiore dell'Arte, uno spazio enorme che può contenere decine di migliaia di persone. Ci saranno pure le telecamere della Rai o di Mediaset (stiamo ancora trattando), che trasmetteranno l'evento sotto Natale in prima serata. È il mio omaggio ad un popolo meraviglioso e al mito rivoluzionario di un paese che in fondo al mio cuore va molto al di là del culto di quelli che attualmente lo governano».

Paride Sannelli

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