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Bergamo, niente turisti tra i piedi
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Ha suscitato la riflessione di molti lettori l'articolo pubblicato da L'Eco martedì 9 marzo dal titolo «Turisti abbandonati a se stessi - Chiusi Iat e casa di Donizetti». Oliviero Bonalumi, dopo averlo letto, ci ha scritto una mail nella quale si dice d'accordo col fatto che storicamente i bergamaschi siano un po' chiusi nei confronti dei turisti, ma il turismo, se ben valorizzato, potrebbe portare molto alla nostra città.

«Spettabile Redazione,
L'articolo di Emanuele Falchetti, "Turisti abbandonati a se stessi", ha esposto in modo cristallino una situazione che ci squalifica da anni, perché, che io sappia, Bergamo è sempre stata così. Avanzo soltanto un dubbio che ho da sempre: ma a noi bergamaschi fa piacere avere “turisti tra i piedi”? Siamo gente proverbialmente schiva al limite della musoneria, gelosa delle proprie cose e dei propri spazi, conservatrice (il che non è necessariamente un difetto quando significa preservare), soprattutto poco propensa ad essere attorniata da estranei in casa propria. E allora, forse, questo spiega tutto.

Credo che due sole cose possano far pendere la bilancia del Bergamasco verso la valorizzazione del turismo: a) il fatto che musei aperti per i turisti significa aperti anche per noi, stazione FS riqualificata significa miglior servizio anche per noi, eccheccàspita! b) la consapevolezza che turismo significa introiti, voce che, se conosco il carattere bergamasco, ci è sicuramente cara. Grazie per l'attenzione».
Oliviero Bonalumi

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I commenti dei lettori (7)

  • 7 | POLENTINE - Messaggi (2) - 10-03-2010 - 21:46h

    Io, a differenza del sig. Micaell, sono nato quì e addirittura in valle seriana e, addirittura in valle del lujo! Non è che il suo commento sia tanto logico in quanto quì si parla di un turismo cittadino, non certo di un turismo provinciale o addirittura vallare; praticamente questo tipo di turismo è morto decenni orsono, mentre del turismo cittadino, noi valligiano possiamo dire ben poco. Il nostro turismo era povero, praticamente quello del ragioniere tipo, che aspettava la domenica per inforcare la 127 e venire su in valle a fare il "bauscia". Non tutti i milanesi erano però così; ho conosciuto trevigliesi, (si, anche loro non seppero resistere al fascino della nostra valle), meravigliosi con i quali ho passato giornate indimenticabili. Senza nemmeno accorgersene, avveniva un continuo scambio di esperienze, storie, emozioni. Erano però gli anni verdi del turismo nostrano. Oggi si tratta di un'altra cosa, nell'incontro turista/residente non c'è più filing, non ci si cerca più, sia l'uno che l'altro vanno per gli affari loro, ci si evita, si è di reciproco disturbo. Questo lo si tocca con mano anche in altre città d'arte italiane, Roma in primis. Peccato perchè si è perso l'occasione di reciproca crescita. Grazie x lo spazio. Antonio

  • 6 | micaell - Messaggi (1) - 10-03-2010 - 18:54h

    Vivo a Bergamo da 16 anni e qualcosa si muove, molto lentamente. La mentalità bergamasca (soprattutto in provincia) è chiusa alle novità, alla diversità per un fattore legato alla cultura contadina della gente. Ci vogliono ancora un centinaio di anni prima che diventi una mentalità metropolitana. Logico che l'accoglienza di turisti, di mentalità diverse, mette in discussione il modulo di vita di una società, ma alla fine a guadagnarci è l'apertura mentale e il portafoglio. Conoscendo i bergamaschi (sensibili più al portafoglio che alla morale) conviene convincerli sulla convenienza economica che ne beneficerebbe la città.

  • 5 | Corticelli Comunicazione - Messaggi (2) - 10-03-2010 - 17:35h

    Forse la domanda poteva essere più diretta: i bergamaschi hanno una cultura dell'accoglienza? La mia risposta è negativa. Sono stato spesso, in passato, a Bergamo e anche in Val Taleggio, bellissima vallata di cui era originario mio padre. Ho spesso percepito questa distanza dell'interlocutore nei confronti dello "straniero". Pensare che Bergamo è una stupenda città. Un consiglio (bonario): perché gli operatori del settore - albergatori, ristoratori, commercianti, addetti ai servizi - non si recano in Romagna a vedere come si comportano i loro colleghi? In quella regione la cultura dell'accoglienza fa parte del dna delle persone. Il turismo è una ricchezza, sia economica che culturale, ancora trascurata nel nostro Paese. Bergamo merita di più.

  • 4 | alexbg56 - Messaggi (1) - 10-03-2010 - 17:13h

    Penso che rinunciare al turismo vuol dire chiudersi in se stessi.Se si riesce ad interagire con i turisti si possono ottenere idee da applicare al nostro territorio con il vantaggio di creare posti di lavoro, ora come ora maltrattati in tutti i sensi.Non esiste solo il lavoro in fabbrica o negli uffici,vediamo di ampliare le nostre conoscenze ed avere punti di vista il più possibili diversi dal modo di pensare tradizionale.

  • 3 | ciobin74bg - Messaggi (1) - 10-03-2010 - 16:44h

    beh certo ora come ora non siamo messi bene, ma ho letto qualche giorno fa su l'eco che è in corso un "laboratorio delle idee" composto da giovanissimi evergreen che ci lascia ben sperare per un turismo proiettato nel futuro!!!e le vicine Milano Piacenza Bolzano avranno di che mangiar polvere!!

  • 2 | marcomusco - Messaggi (2) - 10-03-2010 - 12:12h

    se non ho capito male il sondaggio del L'ECO chiede se è meglio che non ci siano turisti a bergamo. il 51 % per ore dice no ai turisti. bergamo è fuori dal mondo!!!!! forse alla fine del sondaggio la percentuale sarà più bassa, ma il fatto resta. Bergamo è fuori dal mondo, dovremmo proporci per farci spedire tutti sulla luna, ma portandoci dietro le nostre belle mura...

  • 1 | soccer71 - Messaggi (5) - 10-03-2010 - 12:01h

    Putroppo è vero noi Bergamaschi siamo musoni e poco propensi ad avere gente "in giro". Anche nei negozi o negli esercizi in generale, se facciamo il paragone con la vicina Milano, l'accoglienza è più fredda e si viene sempre pesati con aria molto circospetta. Se per esempio invece andiamo a Trento sono ancora più musoni di noi, ma i servizi per i turisti sono tanti ed ineccepibili. Va pensata una riqualificazione del territorio, con professioni ed attività finora trovate sempre altrove; a Bergamo non manca certo la voglia di darsi da fare, manca forse lo spirito per buttarsi in qualcosa di nuovo, visto che per generazioni la ns economia ha vissuto di settori che oramai barcollano... bisogna credere in progetti nuovi, bisogna credere nei giovani.

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