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I boschi di Roncobello Foto del Giorno I boschi di Roncobello

Che cosa ci insegna
l’omicidio di Giulio

di Marco Marzano
Che cosa ci insegna l’omicidio di Giulio

Sono bellissime e non solo commoventi le parole che i genitori del nostro giovane connazionale barbaramente ucciso in Egitto, Giulio Regeni, hanno pronunciato in questi giorni, al termine del mestissimo viaggio di ritorno verso l’Italia in compagnia della bara del loro figliolo. «Quello che è stato nostro figlio – hanno detto – quello che ha rappresentato, quello che ci ha insegnato con le sue azioni, le sue scelte, i suoi studi, il suo impegno, saranno il faro che illuminerà il nostro futuro».

Facce da «bail in»

di Giorgio Gandola
Facce da «bail in»

C’è sempre una parola che arriva da lontano la cui traduzione è: fregatura. Negli anni Novanta fu il termine «bond» per definire il buco nero della Parmalat e il fallimento dell’Argentina che fece piangere molti italiani con titoli di quel Paese. Cinque anni fa fece irruzione la parola «spread» per farci sapere che il debito pubblico poteva diventare una leva per abbattere governi e costringere i contribuenti a fare i compiti a casa al posto dello Stato.

Cercasi cattiveria
davanti alla porta

di Marco Sanfilippo
Cercasi cattiveria davanti alla porta

L’Atalanta e il 9. Che è negativo se si pensa alle giornate di astinenza dalla vittoria, positivo se lo si collega al margine sull’area retrocessione. Ma il 9, pur nella «selvaggia» numerazione odierna, da sempre indica il centravanti, il bomber di razza, colui che segna. L’Atalanta non ha un giocatore che indossa quel numero (l’aveva Bianchi lo scorso anno...) e non ha nemmeno - almeno per il momento - un attaccante che la mette dentro con regolarità. E la scarsa cattiveria e precisione davanti alla porta è la lacuna più grande dell’Atalanta attuale.

No tu no

di Mario Schiani
No tu no

Il dilemma del giorno - dilemma tutto mio, intendiamoci - sarebbe questo: è peggio l’atteggiamento nei confronti degli stranieri che tiene una parte culturale e politica che, genericamente, potremmo definire “destra” (di sospetto sempre e comunque, il motto “prima gli italiani” cucito sullo stendardo) oppure quello espresso dalla parte opposta, di “sinistra”, anche qui genericamente, per la quale gli stranieri sono tutti bravi purché restino nel ruolo designato di vittime silenti, comparse di una virtuosa quanto affettata rappresentazione di pietà umana e apertura mentale?

Porto a Londra
la cucina italiana

di Daniele Cavalli
Porto a Londra la cucina italiana

Una sola parola per descrivere il suo lavoro e la sua passione: italianità. Matteo Locatelli, 38 anni, di Dalmine (più precisamente di Mariano), dopo alcune esperienze nel settore alberghiero è partito per il Regno Unito un anno fa circa, deciso a portare con sé la tradizione italiana dell’ospitalità e della ristorazione.

Un Paese senza figli
Paese senza futuro

Un Paese senza figli Paese senza futuro

Il 2014 per il nostro Paese è stato un annus horribilis: a fronte di quasi 504 mila nascite, il valore più basso dall’Unità in poi, sono avvenuti 598.364 decessi. Dunque, uno squilibrio di 95.768 unità, «che rappresenta – come ha ricordato l’Istat – un picco negativo mai raggiunto dal biennio 1917-18».

Avanti a brodini
ma ne usciremo

di Roberto Belingheri
La squadra convalescente va avanti a brodini, ma ne uscirà

Se non si riesce a vincere, pareggiare è meglio che perdere. Sembra un Boskov d’annata, invece no. È la logica conseguenza del momento dell’Atalanta: non riesce a vincere. Ci sono tanti perché, tutti abbastanza noti. Ma se non si riesce a vincere, partite come quelle di ieri va anche bene pareggiarle. Perché l’avversario non è nato ieri, e se non ci stai attento e sbagli qualcosa puoi sempre ritrovarti col posteriore a terra, e nemmeno quel punticino che adesso sembra poco, ma sommato agli altri di questo periodo di magra ha anche il suo perché.