È il grande giorno di Juventus-Atalanta Per i nerazzurri c’è in palio la storia
Gli appuntamenti
La meraviglia della Grignetta Foto del Giorno La meraviglia della Grignetta

L’Italia già narrata
e quella che reagisce

di Giuseppe Frangi
L’Italia già narrata e quella che reagisce

L’Italia che ieri il Censis ha raccontato in occasione del suo 50° Rapporto è un’Italia che in fondo conosciamo bene e nella quale ci riconosciamo. Un Paese fermo, che vive grazie alla rendita di risparmi pazientemente accumulati in attesa di non si capisce bene quale svolta che rimetta in moto la storia. Un Paese che non sa immaginare il proprio futuro e quindi tanto meno è in grado di scommetterci. La lettura del Censis è in un certo senso una lettura che aderisce alla percezione che gli italiani hanno di se stessi e del momento che stiamo vivendo: un sottofondo negativo dal quale si staccano poche fortunate eccellenze che vanno a tutt’altra velocità e che costituiscono una sorta di «sovrapaese» la cui ricaduta su ciò che sta sotto è assolutamente minima («un’Italia che pensa solo a se stessa e a far primato», l’ha definita Giuseppe De Rita, presidente del Censis).

Battaglia di Aleppo
Le stragi e il realismo

di Fulvio Scaglione
Battaglia di Aleppo Le stragi e il realismo

Mentre della liberazione (senza virgolette) di Mosul non si sa più nulla, della «liberazione» (con virgolette) di Aleppo si raccontano, a quanto pare, le fasi decisive. Lo dimostrano le decisioni strategiche prese sull’uno e sull’altro fronte della città siriana. I generali di Bashar al-Assad e i consiglieri militari russi hanno proposto, ai ribelli e ai jihadisti ancora asserragliati nei quartieri Est, la resa e un salvacondotto per raggiungere la provincia di Idlib. I miliziani superstiti, al contrario, si sono radunati sotto un’unica denominazione, Esercito di Aleppo, e un unico comando per organizzare l’ultima resistenza.

Ora cogliamo l’attimo
A preoccuparsi è Allegri

di Andrea Benigni
Ora cogliamo l’attimo A preoccuparsi è Allegri

Adesso tenetevi forte, perché l’Atalanta può cambiare il campionato (mentre l’Uefa già grida al nuovo Leicester). Il Genoa l’ha riaperto trasformando la domenica juventina in un incubo, i nerazzurri sabato vanno a Torino con le armi adatte per sferrare quel colpo che aspettano da 27 anni (8 ottobre 1989, 1-0 firmato Caniggia) e rimettere così in discussione le gerarchie al vertice. Mettendo da parte l’euforia, si può legittimamente obiettare che giocare allo Stadium – il fortino dove quasi tutti lasciano le penne – mette i brividi solo a pensarci. Ma bisogna anche cogliere l’attimo. E se non è propizio questo, chissà quando lo sarà.

Università, l’Italia
fa come i gamberi

di Diego Colombo
Università, l’Italia fa come i gamberi

L’Italia non investe sull’università e, quindi, sui giovani e sul proprio futuro. Nel 2012-2013 il Paese ha destinato al sistema universitario solo lo 0,42 del Pil (con un calo del 21 per cento rispetto al 2008-2009), mentre la Francia ha impegnato lo 0,99 (+3,9%) e la Germania lo 0,98 (+23%). Finalmente, con il budget (7 miliardi e 380 milioni) previsto nell’ultima legge finanziaria, si riporteranno gli investimenti a un leggero segno positivo (+0,6). Nel 2013-2014 è stata registrata anche un’emorragia di docenti (-12,4% rispetto al 2008), mentre nel Regno Unito, nello stesso periodo, sono aumentati del 13,1%. In Italia la percentuale di popolazione tra i 25 e i 34 anni con una laurea è del 24,2 contro il 45,8 del Regno Unito e il 44,8 della Francia.

Lontana dall’Italia ho capito
il valore della nostra cultura

di Rossella Martinelli
Lontana dall’Italia ho capito  il valore della nostra cultura

Debora Cavagna da Dalmine al Michigan con la famiglia Insegnante di Lettere e di storia all’ istituto Einaudi. S’ impegna negli Usa per l’ associazione Dante Alighieri. Per 25 anni non ha fatto che ripetere ai suoi alunni un dogma nel quale credeva profondamente. «La storia serve per capire il passato, comprendere il presente e prevedere il futuro». Eppure Debora Cavagna - 48enne di Dalmine, docente di lettere e di storia all’ Itis Einaudi - ammette di aver realizzato a 7.000 chilometri di distanza il valore della nostra cultura, lascito di una civiltà millenaria.