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Italia in ginocchio
e caccia alle colpe

di Andrea Valesini
Italia in ginocchio e caccia alle colpe

Piove, governo ladro. La titolarità di questa espressione è controversa, ma da metà ’800 è entrata nel lessico dei cittadini a significare la responsabilità attribuita ai governi per tutto ciò che non funziona nella vita pubblica. I nostri tempi di crisi economica non fanno eccezione, anzi: la rabbia sociale si scarica su chi ha le redini del Paese, facendo tabula rasa di ogni possibile seria riflessione sui problemi e sulle competenze. Il portavoce politico più agguerrito di questa scorciatoia (piove, governo ladro) è il buon Matteo Salvini. Giovedì sul suo profilo Facebook è comparso un video reportage nel quale il nostro raccoglie in diretta le testimonianze di sindaci e cittadini dall’Abruzzo colpito dal terremoto e dall’eccezionale nevicata e le loro comprensibili lamentele per i ritardi dei soccorsi, l’assenza di generatori di elettricità e di acqua potabile. Una documentazione di rabbia e denunce, peraltro già registrate nei quotidiani in edicola proprio nel giorno (giovedì) in cui il leader leghista compiva il suo viaggio e mercoledì nelle edizioni serali dei tg.

Gli Usa di Donald Trump
Parola chiave: protezione

di Fulvio Scaglione
Gli Usa di Donald Trump Parola chiave: protezione

«Ciò che davvero conta non è quale partito controlli il Governo, ma se il Governo è controllato dal popolo». Ops… Un socialista è arrivato alla presidenza degli Stati Uniti d’America? No, niente paura, è solo Donald Trump. Che all’inaugurazione del suo primo mandato alla Casa Bianca ha pronunciato un discorso intriso di grande astuzia politica. Tanto che sarebbe davvero interessante scoprire chi gliel’ha scritto e per quali mani sia passata la redazione finale. Ma tornado a Trump e al «popolo». Sarà facile per molti,analizzando questo passo che in effetti è centrale nel discorso, parlare di populismo e rifriggere i soliti discorsi, mille volte fin qui uditi. Lo si faccia, a patto però di precisare di quale populismo si tratta. Perché la frase del discorso di Trump non è che la parafrasi del famoso discorso di Gettysburg, tenuto il 19 novembre 1863 dal presidente Abramo Lincoln. Si era in piena guerra di secessione, erano passati appena quattro mesi dalla orrenda battaglia di Gettysburg (morirono 60 mila uomini e le forze del Nord arrestarono l’offensiva di quelle del Sud) ma Lincoln già esortava tutti gli americani a difendere «il governo del popolo, dal popolo, per il popolo».

Analfabetismo di ritorno
L’Italia non sa leggere

di Diego Colombo
Analfabetismo di ritorno L’Italia non sa leggere

Sette italiani su dieci non capiscono bene l’italiano. Il 70 per cento della popolazione risulta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Soltanto meno di un terzo degli italiani è in grado di dimostrare, attraverso piccoli test linguistici e matematici, di capire effettivamente che cosa legge e di saper compiere un’operazione aritmetica elementare. Persiste, inoltre, un 5 per cento di analfabeti in senso stretto. Negli anni Cinquanta del secolo scorso l’analfabetismo in Italia toccava, addirittura, la quota del 30 per cento: nel Dopoguerra l’espansione senza precedenti dell’istruzione scolastica ha migliorato sensibilmente la situazione. In età adulta, d’altra parte, si deteriorano le competenze faticosamente costruite sui banchi di scuola: leggere, scrivere e anche far di conto.

Nuovi stimoli? A Londra
c’è anche l’amore

di Fabiana Tinaglia
Nuovi stimoli? A Londra  c’è anche l’amore

È sempre stato un giramondo, uno a cui piace viaggiare, zaino in spalla e con la voglia di conoscere gente e nuove culture. Alla fine dei conti Gianmauro Vitali è anche andato troppo vicino, se si pensa che Londra è a un tiro di schioppo. Bergamasco, originario del quartiere di San Paolo, questo 45enne dagli occhi verdi e il gran sorriso, ha fatto una scelta, ricca di curiosità ma anche d’amore, perchè nella City con lui c’è una biondina tutto pepe che da un anno abbondante è sua moglie. «Dopo 7 anni in Brembo avevo voglia di nuove esperienze: sono stati anni incredibili e ricchi di professionalità. Un lavoro che amavo ma con la voglia di provare a tracciare un altro percorso, pur mantenendo l’esperienza che ho acquisito in Brembo» racconta. Se a Bergamo era il responsabile acquisti indiretti a livello europeo, dopo una laurea in Giurisprudenza a indirizzo d’impresa, nella City Mauro - così lo chiamano tutti - si occupa sempre di acquisti.