L'Editoriale
Gli «altri» immigrati della porta accanto

Gli «altri» immigrati
della porta accanto

Nella fotografia della Francia che domenica ha vinto i Mondiali di calcio, scattata prima del fischio d’inizio, emerge un’evidenza: cinque calciatori su undici sono di origine africana. Tanto è bastato perché su Facebook, a fine partita, comparisse l’immagine con la didascalia «Ha vinto l’Africa». Ma dietro l’ironia c’è la storia. Quei calciatori di origine africana sono cittadini francesi a pieno titolo, rappresentanti di comunità che appartengono al Paese d’Oltralpe da più generazioni. In Francia s’incontrano impiegati di banca, poliziotti o dirigenti d’azienda d’origine africana. Un segno d’integrazione ma anche di un’immigrazione di lunga data, figlia tra l’altro della colonizzazione del Maghreb già dal 1830. La storia migratoria dell’Italia è invece diversa e più recente, datata una trentina d’anni fa. Le immagini che mostrano barche nel Mediterraneo dirette sulle nostre coste si accavallano con quelle di chi invece vive nel nostro Paese da molti anni, ha un lavoro e una casa e non andrebbe più considerato migrante, anche perché nel frattempo magari ha acquisito la cittadinanza italiana.