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Gli appuntamenti
Predore, vista sul lago Foto del Giorno Predore, vista sul lago

Bologna, dalla piazza
il primo stop a Salvini

di Andrea Ferrari
Bologna, dalla piazza il primo stop a Salvini

Sono nate le «sardine», dunque. È l’ennesima riproposizione della politica autoconvocata, spontanea, lontana dai partiti e dai loro tatticismi ma desiderosa di esserci, di farsi sentire. È successo a Bologna dove piazza Maggiore è stata riempita giovedì sera per dare una lezione a Matteo Salvini che si appresta a dare l’assalto alla regione rossa per eccellenza, l’Emilia Romagna governata finora da Stefano Bonaccini, piddino ex renziano. Quattro ragazzi al bar, si potrebbe dire, hanno lanciato su Facebook un flash mob per sfidare il comizione del capo della Lega giovedì scorso al Paladozza. Le sardine sono una metafora: per dire che se si fosse riempito lo spazio intorno alla chiesa in piazza Maggiore, pari a 1.800 metri quadrati, si sarebbero contate 6.000 persone strette, appunto, come sardine.

La lunga attesa
Il Mose è l’Italia

di Francesco Anfossi
La lunga attesa Il Mose è l’Italia

Il nome Mose, acronimo di Modello sperimentale elettromeccanico, allude al patriarca biblico che divise in due il Mar Rosso e creò un passaggio all’asciutto per il suo popolo in fuga dall’Egitto. Finora di biblico però ci sono solo i tempi: l’iter legislativo del «Progettone» del sistema di paratoie che come ponti levatoi devono proteggere Venezia dalle maree è del 1966, al tempo dell’acqua granda che il 4 novembre di quell’anno sommerse la Laguna fino a un metro e 96 centimetri. E intanto Venezia, bella e fragile come una ninfea di Monet, rischia di fare la fine di Atlantide, mentre il sistema che dovrebbe proteggerla, concepito 53 anni fa, ancora non è pronto: le 78 cerniere installate nelle bocche di porto del Lido, di Malamocco e Chioggia, capaci di trasformare la Laguna in una specie di piscina protetta, sono state tutte posate in fondo al mare (l’ultima paratoia nel gennaio scorso) ma tra collaudi e altro ci vorranno ancora due anni.

«Da Gorlago al Canada
per un futuro migliore»

di Andrea Taietti
«Da Gorlago al Canada  per un futuro migliore»

«Ricordo che quando ero bambino – avrò avuto sette od otto anni – e mio papà tornava a casa a mangiare per poi ripartire con il suo Fiat 850 dell’Enel con la scala sopra il tettuccio, io ne approfittavo per salirci sopra e far finta di guidarlo. Poi sono cresciuto ed eccomi qua a fare quello che forse era già dentro di me: l’autista di mezzi pesanti». A raccontarlo è Giovanni Paolo Facchinetti, 53 anni, originario di Gorlago che da ormai sette anni vive e lavora in Canada.