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Il colpevole del male
e la libertà degradata

di Filippo Pizzolato
Il colpevole del male e la libertà degradata

Capita sempre più spesso, quando ci imbattiamo in un fatto di cronaca di particolare efferatezza, di assistere, perfino sulla stampa, ma ancor più sui social, a reazioni che additano e urlano la mostruosità del colpevole, vero o presunto che sia. Non intendo qui soffermarmi sull’opportunità della sospensione garantista del giudizio. Vi è un altro problema, che è a monte dell’accertamento della colpevolezza. Mi interessa cioè riflettere su questa frettolosa qualificazione del colpevole come reietto, esemplare di un male diabolico e assoluto. Non si intende ovviamente negare che il male ci sia e che venga fatto; e neanche che lo si possa e anzi che lo si debba giudicare, moralmente e giuridicamente. Ciò che lascia perplessi è la qualificazione di quel che accade e soprattutto di chi lo compie come mostruoso o diabolico, quando questa operazione sottenda il tentativo di tracciare una rassicurante linea di demarcazione tra un’area dell’umano e una del disumano, da cui chi giudica si sente immune.

Economia frena
Politica arranca

di Andrea Ferrari
Economia frena Politica arranca

Se qualcuno aspettava una conferma, è arrivata: l’economia italiana sta frenando. Lo dice il Fondo monetario che ha tagliato le stime di crescita del Pil 2019 dall’1 per cento dello scorso ottobre allo 0,6. Proprio come ha fatto la Banca d’Italia qualche giorno fa. Non solo: secondo l’istituto presieduto da Christine Lagarde il caso italiano, insieme alla Brexit e al rallentamento cinese, è uno dei principali responsabili del rallentamento dell’economia mondiale. Le risposte acide che arrivarono dal governo all’indirizzo di via Nazionale (« da un po’ di tempo che non ci prendono», Di Maio dixit) si ripetono oggi verso l’istituto di Washington («È il Fmi un pericolo, non l’Italia», Matteo Salvini). Ma sono commenti che non possono nascondere un elemento di verità che anche il ministro del Tesoro Tria, sia pure con qualche paravento lessicale, ha dovuto ammettere: siamo in stagnazione («in recessione tecnica») come ci confermerà l’Istat alla fine del mese, e abbiamo davanti un anno di magra.

A scuola cambia la maturità
ma gli esami non finiscono mai

di Diego Colombo
A scuola cambia la maturità  ma gli esami non finiscono mai

Per l’esame di maturità è stata annunciata l’ennesima novità. Francamente noi ragazzi degli Sessanta abbiamo perso il conto di tutti i cambiamenti e gli aggiustamenti, subentrati nel corso del tempo. Ricordiamo che la generazione precedente alla nostra doveva portare il programma di tutte le materie degli ultimi tre anni delle superiori. Poi il terremoto sconquassante del Sessantotto ha rivoluzionato tutto: due scritti, un orale con due sole materie, una scelta dal candidato e una, fra altre tre, dalla commissione e indicata alla vigilia dell’esame. Ora, per la seconda prova, c’è la novità della doppia materia, mentre all’orale lo studente dovrà pescare una busta – fra tre – per iniziare il colloquio. Detta così, sembra un po’ un gioco a quiz. Ricordate «Rischiatutto»?