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Sogni d’oro, in gioco
il futuro d’Europa

di Alberto Ceresoli
Sogni d’oro, in gioco il futuro d’Europa

Se è vero che la notte porta consiglio, auguriamoci che la prossima sia tra le più «illuminate» dal Dopoguerra ad oggi. Domani, infatti, saremo tutti chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo, un appuntamento - contrariamente a quanto spesso avvenuto negli ultimi 40 anni - non banale, in particolare per il nostro Paese, che mai come oggi sta vivendo una pericolosa deriva populista in grado di condizionare pesantemente il nostro futuro. Del resto quelle di domani sono le elezioni più politiche e decisive dal 1979, da quando cioè si vota per l’Europarlamento, perché in gioco c’è il concetto stesso di democrazia e il futuro dell’Europa comunitaria.

Voto per le Europee
Gli scenari possibili

di Andrea Ferrari
Voto per le Europee Gli scenari possibili

Ci ripetiamo da molti anni che quella corrente è «la campagna elettorale peggiore di sempre», e naturalmente anche in questa vigilia del voto per il nuovo Parlamento della Ue non possiamo interrompere la tradizione. Né, per l’ennesima volta, possiamo esimerci dal dire che i partiti nella lotta tra loro di tutto hanno parlato tranne che di Europa: strano, perché le danze vengono condotte da due partiti che solo fino all’anno scorso si scalmanavano per proporre un referendum per portare l’Italia fuori dall’euro e promettevano sfracelli a Bruxelles nel caso avessero conquistato il potere.

Traguardo meritato
per una squadra
di statura europea

di Andrea Benigni
Traguardo meritato per una squadra di statura europea

Il primo traguardo è tagliato. Un posto ai preliminari di Europa League è in ghiaccio. Ma domenica potrebbe essere addirittura Champions se l’Atalanta batterà il Sassuolo a Reggio Emilia nell’ultima partita di campionato (e potrebbe bastare meno, se si verificheranno altre combinazioni favorevoli). Sarebbe una festa strameritata, dopo aver visto con quale compattezza i nerazzurri hanno fatto tremare la Juventus campione d’Italia ieri sera allo Stadium.

Chi vince sempre
non cresce mai

di Diego Colombo
Chi vince sempre  non cresce mai

L’esasperazione della competitività, propria del turbocapitalismo, determina che i risultati, e non come si raggiungano, contino più delle relazioni umane. Il mondo dello sport è considerato il modello di questa società, dove conta solo la vittoria. Il motto «L’importante non è vincere ma partecipare», comunemente attribuito a Pierre de Coubertin, il pedagogista e storico francese che rese possibile la nascita delle Olimpiadi moderne, è contraddetto dalle pratiche sportive odierne, che esasperano il successo.