Coronavirus, in Lombardia 304 nuovi casi. A Bergamo 21 positivi
METEO In collaborazione con 3BMeteo
Fiore Foto del Giorno Fiore

Gli statali in ufficio, le riforme per la qualità

di Stefano Sepe
Statali di nuovo in ufficio, ma serve finalmente una riforma per la qualità

La decisione del governo di mettere fine alla possibilità, per la stragrande maggioranza dei pubblici dipendenti, di lavorare da casa (smart working nel vezzo, ormai usuale, di usare termini inglesi) ha fatto notizia. Media tradizionali e social si sono tuffarti sulla questione, certi di trovare terreno fertile per riproporre l’immagine dell’impiegato pubblico propenso prevalentemente a lavorare il meno possibile. Del resto, non poteva essere altrimenti, perché il luogo comune del burocrati mezzemaniche ha radici antiche e ben solide perfino nella letteratura: Monsù Travet era l’emblema del pubblico dipendente già all’epoca del Regno d’Italia. E tale è rimasto nell’immaginario collettivo di molti cittadini. In particolare di coloro che lavorano in proprio o nel settore privato.

I disabili in trappola, vergogna da sanare

di Andrea Valesini
I disabili in trappola, vergogna da sanare

«Un mondo che rimane invisibile nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune». Lo sostiene il Censis, l’autorevole Centro studi investimenti sociali nato nel 1964 per monitorare le condizioni del nostro Paese. Il riferimento è alle persone con disabilità, che dall’invisibilità escono solo in casi eccezionali. Come quello di Bologna raccontato da un quotidiano nazionale: Emo Gruppioni, 83 anni, colpito da ictus e dalla disabilità motoria, da 15 anni non può uscire di casa perché priva dell’ascensore. L’assemblea condominiale aveva votato a favore dell’opera (tanto più perché sarebbe gratuita, grazie al bonus 110%) ma un vicino ha impugnato la delibera sollevando obiezioni statiche.

Il sogno d’amore a Rovaniemi: «Ora vivo nel paese di Babbo Natale»

di Michela Gaiti
Il sogno d’amore a Rovaniemi: «Ora vivo nel paese di Babbo Natale»

Temperature rigidissime, che in inverno toccano anche picchi di 35 gradi sottozero, la tranquillità e la pace di un posto magico, che sembra far scomparire i problemi della quotidianità. Siamo a Rovaniemi, in Lapponia, nel Nord della Finlandia, e Laura Senni, 30enne originaria di Villa d’Ogna, dal dicembre 2013 vive proprio lì. A portarla fin lassù il cuore, dopo essersi innamorata di Juhana, e la passione per le lingue e le culture straniere. «Sapevo che non sarei stata per sempre a Villa d’Ogna – confessa la 30enne, che lavora come insegnante di lingua e cultura italiana –: seppure circondata dall’affetto delle persone care, il paesino dell’Alta Valle Seriana, mi stava stretto. Il mio futuro sarebbe stato altrove, certo mai mi sarei immaginata di andare in Finlandia». Una vita all’estero era già nelle sue corde sin da ragazzina, quando scelse di frequentare il liceo scientifico a sperimentazione linguistica.