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Pnrr, il nemico è la burocrazia

di Dino Nikpalj
Pnrr, il nemico è la burocrazia

Ci permettiamo sommessamente di fare una proposta: mettere in ogni ministero un display con un conto alla rovescia che indichi i giorni che mancano alla scadenza dell’attuazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quello che il governo Draghi, per uscire dall’impasse quasi cacofonico dell’acronimo, ha ribattezzato «Italia domani»: un auspicio più che altro, perché quando tutto si scontra con la realtà e la burocrazia il rischio è fermarsi all’altroieri.

I nomi di Draghi e Casini
ci sono, ma Montecitorio
resta nella nebbia

di Andrea Ferrari
I nomi di Draghi e Casini     ci sono, ma Montecitorio     resta nella nebbia

La situazione è ancora confusa ma qualcosa si sta muovendo. Non che ci si aspettasse un risultato alla prima votazione, e probabilmente neanche alla seconda e neanche alla terza, ma le ore che ci separano dal momento in cui, al quarto scrutinio, sarà necessaria una maggioranza più bassa per eleggere il Capo dello Stato potrebbero far emergere quell’accordo politico che ancora manca. Manca perché per avere Draghi presidente occorre dare garanzie a tutti sul nuovo governo e sulla durata della legislatura. Altrimenti i nodi non si sciolgono. Da quello che si sa, finora il presidente del Consiglio si era rifiutato di avviare una trattativa con i partiti sul «dopo», alimentando così dubbi, sospetti e contrarietà.

Partito per la City solo con la chitarra, oggi ha una scuola con 70 iscritti

di Claudia Esposito
Partito per la City solo con la chitarra, oggi ha una scuola con 70 iscritti

La musica nel sangue, una vocazione per l’insegnamento e tanta voglia di mettersi in gioco. È nata così la vita di Mauro Vergani a Londra. Trentasei anni, originario di Presezzo, Mauro ha aperto una scuola di musica nella capitale britannica, la Junior School music, e insegna in una scuola primaria Montessori. Ha trovato nella multietnicità che si respira in ogni angolo della metropoli londinese la propria fonte d’ispirazione e realizzazione. L’ha fatto completamente solo, partendo dall’Italia con un biglietto di sola andata e soldi a sufficienza per pagarsi un paio di mesi di affitto, senza alcun lavoro e nessun appoggio. «Nessuno ci credeva – racconta –. Gli amici mi dicevano che sarei tornato dopo poco». E invece da quell’agosto del 2011 sono ormai passati oltre 10 anni. «Ho sempre subito il fascino della cultura anglosassone . Era come se a Bergamo mi mancasse l’aria, l’ispirazione. L’ambiente musicale era statico e io invece avevo voglia di mettermi in gioco e confrontarmi con nuove realtà per crescere professionalmente».