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«Torbiere, come d’inverno...» Foto del Giorno «Torbiere, come d’inverno...»

Il rosario unisce
Salvini ne abusa

di Francesco Anfossi
Il rosario unisce Salvini ne abusa

Sabato pomeriggio a Milano Matteo Salvini, al comizio di piazza Duomo, davanti a una distesa di bandiere blu e tricolori, ha baciato dal palco un rosario che dice di portare sempre in tasca, ha esibito un Vangelo, ha citato come in una litania i santi patroni d’Europa e ha concluso il suo intervento affidando l’Italia e la vittoria del suo partito e degli altri movimenti affini del vecchio Continente al Cuore Immacolato di Maria, «che sono sicuro ci porterà alla vittoria», alzando il capo e mandando ripetuti baci alla Madonnina, mentre dalla stessa piazza partivano fischi e ululati all’indirizzo di Papa Francesco. Non è la prima volta che il leader della Lega, ormai riconosciuto leader europeo del movimento sovranista, tira in ballo simboli della fede cristiana nei suoi comizi: dal Vangelo al presepio, dal rosario al Crocifisso, questi non mancano mai nei comizi o nelle manifestazioni leghiste. Ma come ha detto ieri il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, i simboli della fede cristiana, che è una religione pacifica e di fratellanza, sono unitivi e non divisivi, non dovrebbero mai essere invocati o esibiti in una contesa elettorale, che è divisiva per sua natura.

La sindrome
delle spie russe
ci danneggia

di Fulvio Scaglione
La sindrome delle spie russe ci danneggia

Ragazzi, ammettiamolo: conviene arrendersi. Se diamo per scontato, com’è logico fare, che le spie dei diversi Paesi siano in attività costante, allora i russi hanno già vinto. E non per quello che fanno ma per quello che riescono a farci fare. L’ultimo caso, quello dell’austriaco Heinz-Christian Strache, vice-cancelliere e leader del Partito austriaco della libertà, è emblematico. Poco prima delle elezioni che nell’ottobre del 2017 l’avrebbero proiettato al vertice della politica nazionale, Strache viene invitato in una villa di Ibiza da una bella signora russa, sedicente Aljona Makharova. I due non sono soli: c’è il marito di lei, c’è il braccio destro di Strache insieme con la consorte. La presunta Makharova si spaccia per nipote di un oligarca e dichiara di voler investire 250 milioni in Austria. Chiede, però, aiutini illeciti. E Strache invita, promette, ammicca, insulta gli avversari politici, fantastica e, ovviamente, chiede soldi.

Traguardo meritato
per una squadra
di statura europea

di Andrea Benigni
Traguardo meritato per una squadra di statura europea

Il primo traguardo è tagliato. Un posto ai preliminari di Europa League è in ghiaccio. Ma domenica potrebbe essere addirittura Champions se l’Atalanta batterà il Sassuolo a Reggio Emilia nell’ultima partita di campionato (e potrebbe bastare meno, se si verificheranno altre combinazioni favorevoli). Sarebbe una festa strameritata, dopo aver visto con quale compattezza i nerazzurri hanno fatto tremare la Juventus campione d’Italia ieri sera allo Stadium.

Chi vince sempre
non cresce mai

di Diego Colombo
Chi vince sempre  non cresce mai

L’esasperazione della competitività, propria del turbocapitalismo, determina che i risultati, e non come si raggiungano, contino più delle relazioni umane. Il mondo dello sport è considerato il modello di questa società, dove conta solo la vittoria. Il motto «L’importante non è vincere ma partecipare», comunemente attribuito a Pierre de Coubertin, il pedagogista e storico francese che rese possibile la nascita delle Olimpiadi moderne, è contraddetto dalle pratiche sportive odierne, che esasperano il successo.