Venerdì 04 giugno 2010

In bici alla scoperta del Sudafrica
Un viaggio lungo 1.500 chilometri

Hanno compiuto oltre 1500 chilometri in bicicletta attraversando il Sudafrica da un capo all'altro. Protagonisti Attilio Benicchio di Bergamo e Sabrina Pirovano di Milano. «Ogni anno - dice Benicchio - scegliamo una meta nuova. Stavolta abbiamo optato per il Sudafrica perchè è il Paese che ospita i monndiali, ma anche perchè offre panorami mozzafiato e orizzonti sconfinati».

Al ritorno dall'avventura, Attilio e Sabrina hanno redatto il loro racconto di viaggio che pubblichiamo di seguito.


Slow Bike in Sudafrica

di Attilio e Sabrina

(16 aprile – 9 maggio)
Come attraversare uno stato così vasto con una bici? Non era forse meglio un'auto, un mezzo a prima vista più idoneo e sicuramente più comodo. Questa domanda ce la siamo posta solo a viaggio iniziato. In Italia abbiamo pensato a programmare le nostre tappe, a preparare i nostri mezzi e ad allenarci per non farci trovare impreparati. Poi una volta arrivati sul posto, complici; la tipologia di strada (lunghi e ampi rettilinei dove le auto e i camion sfrecciano a velocità elevata) le pendenze di quest'ultime (sono un continuo up and down) le distanze tra le varie località che volevamo visitare, e le continue domande della gente che ci chiedeva chi ce la facesse fare, il dubbio è venuto anche a noi.

La mia compagna ha più volte pensato a mollare tutto e noleggiare un'auto, solo strada facendo, pedalata dopo pedalata, salita dopo salita, fatica dopo fatica, attraverso varie difficoltà ha però vissuto un'esperienza alla fine interessantissima. Un'avventura vissuta sulla strada a contatto con la gente, tutte le volte che abbiamo avuto bisogno qualcuno ci ha aiutati, i sorrisi dei bambini che ci rincorrevano sono stati impagabili impossibili da vivere passando con un auto, pedalare tra i campi di canna da zucchero e vedere la fatica sui volti di chi ci lavora.

Ci siamo dati anche dei giorni di stop abbiamo visitato alcuni parchi tra cui il famoso Kruger Park, è straordinario vedere così tanti animali che vivono liberamente in aree grandi come le nostri regioni. Il Sud Africa è molto verde, elencare tutte le località da noi raggiunte (abbiamo anche attraversato lo Swatziland e sfiorato il Lesotho pedalando sui monti Drakesberg) sarebbe troppo lungo. Tutti i giorni di questa vacanza sono stati emozionanti e intensi, ogni giorno siamo riusciti a vivere un'avventura diversa, abbiamo toccato con mano le problematiche proprie di questo stato. Paesaggisticamente parlando è tutto rose e fiori, socialmente, invece, sussistono grossi problemi, primo fra tutti l'elevata tasso di delinquenza.

Nell'aria è palpabile un disagio sociale acuto, le ricche case dei bianchi sono circondate da filo spinato, finestre e porte sbarrate c'è un forte controllo di polizie private. Noi stessi quando arrivava la sera non potevamo più circolare in bici, causa strade mal illuminate, e questa loro paura di venir aggrediti, se qualcuno ci vedeva pedalare in orari vicini al calar del sole (alle 17.00 c'è buio) ci ammoniva del pericolo e ci accompagnava in auto all'ostello al quale eravamo diretti o peggio ancora ci è capitato che ci riportasse da dove eravamo partiti in quanto la nostra meta era ancora lontana.

Solo nelle zone di Cape Town si è potuto uscire la sera in sicurezza. Chissà se in futuro il Sud Africa riuscirà a risolvere questo suo problema? Ci è sembrato che finché continueranno ad esistere queste enormi township, cioè vere e proprie città fatte di baracche di latta senza servizi igienici sorte nelle periferie degradate dove vivono milioni di persone in condizioni fatiscenti, la soluzione sia molto lontana. Per fortuna abbiamo visto molte scuole primarie che sembrano ben organizzate e diffuse, certamente fermarsi a un'istruzione primaria è riduttivo ma è comunque un inizio, istruire una popolazione è il primo passo per toglierla dalla povertà. La nostra pedalata aveva, però uno scopo fondamentale, non eravamo solo dei ciclisti in vacanza, non volevamo solo scoprire il SA sotto il profilo della natura ma piuttosto sociale, e gli amici del Ristorante Al Vecchio Tagliere ci avevano eletto come avamposto italiano per prendere contatto le comunità di Terra Madre.

Terra Madre è un'associazione che riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare per difendere insieme i loro prodotti preservandone i sapori e il gusto e la biodiversità del cibo. Non nascondo che trovare un piccolo produttore di miele piuttosto che di un altro prodotto tipico in questa grande nazione non è stato semplice, a questo aggiungiamo la mancanza d'indicazioni sulla strada che aiutino nel ritrovare queste comunità, insomma solo in un caso abbiamo potuto vivere da vicino un esperienza con una comunità di Terra Madre e precisamente nello Swatziland allo Shewula Mountain Camp.

Presso quest'associazione producono una patata locale chiamata amathapa, coltivano una varietà di alberi selvatici fra cui la marula con cui ottengono un'ottima confettura, cercare di ripristinare le colture tradizionali fa parte del progetto di questa comunità, una grande sfida se teniamo presente che il Sud Africa vive prevalentemente di un agricoltura basata sulla coltivazioni di grandi estensioni, canna da zucchero, bananeti, estese foreste per la produzione di legna ecc. Alla fine abbiamo fatto circa 1500km e poco più di 16.000mt di dislivello, ma sono solo numeri, quello che conta sono le esperienze che abbiamo portato a casa, stando tutto il giorno sulla strada, viaggiando lentamente con le nostre biciclette. La domanda meglio l'auto o la bici resta comunque aperta (almeno per Sabrina), l'importante è stato che nonostante le mille difficoltà nessuno dei due abbia desistito nel completare il viaggio in bicicletta.

e.roncalli

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