Urgnano, è crisi in Comune
Si è dimesso il sindaco Testa

Il sindaco Venceslao Testa lascia l'incarico di primo cittadino di Urgnano: «Riscontrato che non sussistono le condizioni per assicurare il normale funzionamento degli organi e dei servizi della corrente legislatura, rassegno le mie dimissioni».

«Riscontrato che non sussistono le condizioni per assicurare il normale funzionamento degli organi e dei servizi della corrente legislatura, rassegno le mie dimissioni dalla carica di sindaco del comune di Urgnano». Con questa breve lettera, che è stata protocollata nella giornata di ieri, Venceslao Testa lascia ufficialmente l'incarico di primo cittadino di Urgnano, formalizzando così la crisi della giunta targata Lega-Pdl che si era aperta dopo il ko incassato dal sindaco sul progetto del polo logistico Lombardini.

Urgnano andrà quindi a votare per il rinnovo dell'amministrazione la prossima primavera, con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale. Un epilogo già ampiamente annunciato, dopo il consiglio comunale-fiume della notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre, durato nove ore, al termine del quale Testa aveva annunciato (ma non formalizzato), l'intenzione di dimettersi: «Non intendo assolutamente andare più avanti con questa maggioranza. Sono stato sfiduciato» aveva detto alle sei del mattino.

Il sindaco, che del polo logistico nell'area della cascina Spina (a nord est del paese) aveva fatto una bandiera del suo mandato elettorale, aveva appena ottenuto il voto contrario della maggioranza del consiglio: solo cinque voti favorevoli, con la contrarietà degli alleati della Lega (capeggiati dall'ex vicesindaco Giuseppe Rossi) coi quali era scontro aperto da parecchi mesi e di due consiglieri dello stesso partito di Testa, il Pdl (l'ex assessore Paolo Bettonagli e l'ex capogruppo Michele Galante).

Il primo cittadino aveva poi revocato le deleghe agli assessori «dissidenti» continuando a rimanere in sella pur senza una maggioranza. Ieri la formalizzazione delle dimissioni che però non saranno l'ultimo atto dell'amministrazione: per legge il sindaco ha infatti venti giorni di tempo per un'eventuale (in questo caso improbabile) ripensamento, ed entro la fine di questo mese sarà convocato ancora un consiglio comunale, prima dell'arrivo del commissario prefettizio.

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