Gli stranieri in questura
«La sala d'attesa è indecente»

Gli stranieri in questura «La sala d'attesa è indecente»

Una sedia nella sala d'attesa dell'ufficio immigrazione della questura
(Foto by TIPOGRAFIA)

Pavimenti sporchi, resti di cibo nelle cabine delle macchinette per scattare le fototessere, bagni inagibili a causa del tanfo e della sporcizia: queste le condizioni dell'ufficio immigrazione della questura in via Noli denunciate da una nostra lettrice.

Un ufficio in cui spesso gli stranieri che devono rinnovare il permesso o la carta di soggiorno devono aspettare anche per ore, molti con bambini o neonati al seguito. Già di per sé questo momento non è vissuto serenamente, con la paura di aver dimenticato qualcosa e di dover tornare nuovamente.

«Ogni volta che vado all'ufficio immigrazione per rinnovare il permesso di soggiorno - ci scrive la nostra lettrice, 23 anni, studentessa sudamericana, a Bergamo da dodici anni - mi viene l'ansia perché il posto non è per nulla invitante».

«Con molto coraggio mi sono diretta in bagno: la maniglia è rotta, quindi ho spinto la porta, ma non sono riuscita ad entrare dal tanfo che mi ha travolto. Il servizio è unico per entrambi i sessi e vi è una piccola "nursery": scioccante pensare a una mamma che deve cambiare il proprio bambino in un ambiente così sudicio e nauseabondo. Penso che un'adeguata disinfezione di luoghi pubblici sia il requisito minimo e necessario da fornire a qualunque cittadino».

«Ci dispiace che la giovane si sia trovata in questa situazione - riferisce Francesca Ferraro, capo di gabinetto della questura -: le segnalazioni dei cittadini sono molto importanti e utili per noi. La pulizia è gestita da una ditta vincitrice di un appalto, ditta che deve far fronte a una metratura enorme, e quindi si dà delle priorità. Faremo sì che la priorità sia l'ufficio immigrazione. Da parte nostra c'è interesse e vorremmo fare molto di più».

Bergamo è la quinta provincia d'Italia per quanto riguarda il numero di stranieri: la Questura si trova così a gestire oltre 130 mila pratiche e un quinto delle risorse si occupa proprio delle attività legate all'immigrazione.

Leggi di più su L'Eco di sabato 30 marzo

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