Venerdì 24 maggio 2013

Illusione slot: alla fine si perde
Le vincite minori degli incassi

Come si dice: il banco vince sempre. Una regola non scritta del gioco d'azzardo che vale anche per le slot machine. E in questo caso la regola è pure scritta. Dove? Nelle norme statali - nella fattispecie il Tulps, Testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza (commi 6/a e 6/b) - che regolamentano il funzionamento delle apparecchiature elettroniche, che siano le slot machine diffuse nei bar oppure le videolottery delle sale giochi.

Il meccanismo è semplice e si basa sulle statistiche e le probabilità di vincere. Facendo un esempio, giocando un solo euro - che è la giocata base delle slot che si trovano nei bar, ovviamente esclusi gli ormai 350 che hanno aderito alla nostra campagna «no slot» - le norme prevedono che il 75% della giocata venga restituita al giocatore come vincita massima.

In realtà non si tratta di una vincita: perché, nel caso in cui fossimo fortunati, avremmo - in media - comunque perso. Quanto? Semplice: 25 centesimi del nostro euro giocato. «Eppure c'è chi gioca pochi soldi e ogni tanto vince», potrebbe obiettare qualcuno.

Vero: ma la probabilità che questo avvenga è sempre stabilita dalle norme scientifiche che regolano il funzionamento delle macchinette. E, più le cifre ipotetiche da vincere sono alte, più la probabilità di aggiudicarsele si abbassa. Il risultato è che, in media, chi gioca 1 euro se gli va bene perde soltanto 25 centesimi. Ma, se gli va male, perde l'intero euro.

Non può vincere di più, perché la probabilità di vincita, come detto, si abbassa salendo con le cifre in palio. E la conferma si ottiene sommando tutti i soldi giocati alle slot e verificando quelli restituiti in vincite. Parole astratte? Assolutamente no.

Ecco i dati. Prendiamo, per esempio, il «giro d'affari» delle slot in Italia nel gennaio 2012. Le macchinette installate erano 369.769. I giocatori hanno inserito qualcosa come 2 miliardi e 454 milioni di euro per giocare, vale a dire, in media, 6.636 euro per ciascuna slot. Le macchinette hanno restituito in vincite 1.856 milioni di euro, con una percentuale del 75,63%, come previsto dalla legge (dal 2013 il dato è stato fissato al 74%).

Ma questo - attenzione - non significa che si vince il 75%, come potrebbe sembrare, bensì che si perde il 25% di quanto si è giocato. E ad andare bene, visto che stiamo parlando di media matematica. Per chiarire meglio questo aspetto è semplice il confronto con i «Gratta e vinci», la lotteria istantanea gestita sempre dai Monopoli.

Nel 2012 il Gratta e vinci ha incassato 9,3 miliardi di euro e distribuito premi per 6,4 miliardi. Ma, anche in questo caso, benché tagliandi che costano tra i 5 e i 20 euro possono far vincere fino a 5 milioni in un colpo, la verità è ben diversa.

Su 30 milioni di biglietti stampati, quelli vincenti sono sì 11 milioni. Ma il 90% di questi 11 milioni restituiscono vincite «illusorie», di 5 o 10 euro, praticamente quanto giocato. La probabilità statistica di vincere 500 mila euro è una su 6 milioni di giocate. Figuriamoci vincere 5 milioni di euro.

Lo stesso meccanismo è applicato alle slot machine che troviamo nei bar e alle videolottery delle sala giochi, con la differenza che nelle prime la giocata massima di ciascuna partita è di 1 euro, nelle seconda di 100. Le slot dei bar erogano il 75% del giocato in vincite, ma in un ciclo di 140 mila partite, ciascuna delle quali ha una durata minima di 4 secondi e media di 15. In pratica in 15 secondi si butta via un euro. E, se ci va bene, ci tornano in tasca 25 centesimi (che erano già nostri). Questa è la cruda e matematica realtà. Tutto il resto sono solo illusioni.

Fabio Conti

m.sanfilippo

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