Giovedì 04 luglio 2013

Necropoli, si scava a Lovere
Alla luce i Romani del lago

Iniziano a riaffiorare, dagli scavi nel campo dell'oratorio parrocchiale, parti di quel «tesoro di Lovere» che è conosciuto da quasi due secoli ma che da appena due settimane sta ritornando alla luce, trasformandosi (anche se siamo solo alla fase iniziale) in una attrattiva anche turistica eccezionale per tutto l'Alto Sebino.

Sono infatti iniziati i lavori per l'individuazione, la delimitazione e il recupero della necropoli romana risalente al periodo compreso tra il I e il IV secolo dopo Cristo. «Si tratta letteralmente di un momento storico per la nostra cittadina - esordisce il sindaco Giovanni Guizzetti - perché di queste opere si parla da tempo e finalmente siamo riusciti a farle partire: l'intervento ha come obiettivo quello di individuare le potenzialità archeologiche del sito. Dai risultati che emergeranno, sarà possibile decidere che percorsi realizzare, dove collocare i reperti che emergeranno, come intervenire per rendere visitabile le tombe di duemila anni fa. Senza l'indagine conoscitiva, tutto sarebbe rimasto sotto terra».

E invece gli archeologi e i collaboratori della ditta Sap - Società archeologica di Mantova, sotto la supervisione del direttore dei lavori Marco Agliardi, hanno già scavato le prime due trincee esplorative, profonde oltre tre metri e larghe otto, perpendicolari all'asse maggiore del campo. Dal terreno sono riemersi due recinti funerari, di cui uno già indagato nel 1996 a seguito del crollo che interessò l'angolo del campo sportivo accanto all'ospedale di Lovere, e uno mai scoperto prima, neppure nelle campagne pionieristiche dell'Ottocento.

Le prime scoperte relative alla necropoli romana di Lovere risalgono infatti al 1818 e 1819; da allora si sono susseguite altre sette campagne di scavo, tutte ripercorse dalla storica Monica Ibsen che, per l'Accademia Tadini e il Comune di Lovere, ha steso il progetto con cui a metà giugno si è dato il via agli scavi.

Leggi le due pagine dedicate all'argomento su L'Eco di giovedì 4 luglio

m.sanfilippo

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