Lo sconcerto del sindaco di Vaprio d’Adda
«Mai problemi da Farooq e famiglia»

«Il padre di Aftab, Mohammad Farroq, che vive nel nostro paese da 19 anni – racconta il sindaco di Vaprio d’Adda, Andrea Beretta – mi ha chiesto un incontro e lunedì ci siamo visti: mi parso che volesse sfogarsi, più che altro».

«Si è detto assolutamente convinto dell’innocenza del suo terzogenito e che nessuna delle accuse che gli vengono mosse sono lontanissime dall’essere veritiere. Io mi sono sentito solo di rispondere di stare comunque in guardia, perché in cose di questo genere forse nemmeno i più stretti familiari sono al corrente dei movimenti dei figli. In ogni caso, questa famiglia non ha mai dato alcun problema, così come mai l’ha dato qui a Vaprio la comunità pakistana e del resto tutta l’ampia comunità straniera che rappresenta il 15% della popolazione locale».

Nel frattempo, martedì il padre di Aftab è tornato in Pakistan per aspettare il figlio espulso dall’Italia. Dalle indagini dei Ros di Milano emerge invece un profilo ben diverso da quello descritto dai due fratelli maggiori, anche loro residenti in Italia. Nell’ultimo anno, e in particolare da dicembre a questa parte, Farooq aveva passato molto tempo (fino a quattro ore nei giorni in cui non lavorava) davanti al computer a guardare filmati violenti sui siti di propaganda jihadista. E mentre all’esterno dissimulava le sue convinzioni, il suo ambiente familiare «ne era consapevole».

A quanto è emerso, aveva indicato su una mappa i territori ora controllati dall’Isis davanti a dei bambini, figli di alcuni familiari, manifestando loro il proposito di recarsi in quei luoghi. Inoltre, aveva provato in più di un’occasione a radicalizzare la moglie, anche lei pakistana e poco integrata, chiedendole fra l’altro di indossare il velo integrale. Esplicitamente aveva parlato con lei dei suoi propositi di arruolarsi.

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