Migranti al lavoro a Lizzola «Vogliamo essere buoni cittadini»

Migranti al lavoro a Lizzola
«Vogliamo essere buoni cittadini»

È bastato vederli con una scopa in mano e i commenti hanno cambiato tenore. Potere della «forza lavoro» che nobilita l’uomo. Incrociare nelle viuzze di Lizzola Oumar, Yaya, Camara, Syllyman, Pascal, Yerry, Abdoulie o Amadou che a colpi di ramazza ripuliscono la frazione non è altro che l’inizio di un nuovo percorso.

Volontariato. Gratis. Dopo la prova generale di qualche giorno fa, quando hanno ripulito il campo di calcio dalle foglie, giovedì metà di loro ha già firmato il modulo di accettazione dell’incarico, il resto lo farà probabilmente sabato.

«Non vedono l’ora di fare qualcosa, non ne possono più di starsene con le mani in mano» spiegano gli operatori della cooperativa Ruah che li seguono. L’accusa che alcuni rivolgono ai 98 profughi che da mesi abitano nella frazione di Valbondione - leitmotiv comune ai loro compagni di barcone sparsi per l’Italia - è anzitutto il loro cruccio.

Profughi a Lizzola

Profughi a Lizzola
(Foto by Giuliano Fronzi)

Camminano a gruppetti, cliccano sui cellulari e non è mai sera. Alle spalle, storie di paura, guerra e dolore. Magari li avremo visti mesi fa nei telegiornali, sbarcati nel canale di Sicilia col freddo e la speranza stretti addosso. «Ora sono al sicuro, ringrazio la guardia costiera, i poliziotti, i carabinieri italiani di avermi salvato, il governo di avermi accolto - dice con la sua aria da gentleman Adnan Rasheed, 25 anni, del Kashmir, laureato in fisica e chimica - ma ora voglio anche rendermi utile. Voglio essere a good citizen, un bravo cittadino».

Profughi a Lizzola

Profughi a Lizzola
(Foto by Giuliano Fronzi)

Lui che insegnava alla Oxford school di Tripoli e guadagnava 1.500 dollari al mese, qui in Italia è scampato alla morte per la seconda volta, ma non basta: «Sento che devo restituire qualcosa a questo popolo: fateci fare qualcosa». Presto potrà farlo insieme agli altri profughi di Lizzola, grazie all’accordo siglato dal Comune e dalla parrocchia con Prefettura e Caritas. Di neve in paese non se ne è ancora vista, ma quando arriverà, qualcuno forse dovrà dire loro grazie per essere scampato a uno scivolone sul ghiaccio.

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Commenti (5) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
Cristian Bergonzoni scrive: 06-12-2014 - 21:16h
98 profughi in un paesino di montagna? Assurdo. Quest'articolo fa sorridere. Questi signori dovrebbere essere obbligati a lavorare per mantenersi. Io al mattino mi alzo e vado a lavorare. Nessuno mi ospita e mi sfama gratis.
giobo93
Paolo Falcone scrive: 06-12-2014 - 20:20h
Lizzola è morta già da tempo. Certo, personaggi come morandi e piffari non vi infastidiranno, ma credo che meritino meno rispetto di questa gente....Tra l'altro, non vi va mai bene niente, proprio da classico italiano lamentone
tibaut65
Luca Pedrali scrive: 06-12-2014 - 19:54h
Bravi , almeno vi pagate il soggiorno comprensivo di vitto, alloggio, vestiario e smartphone..ma i cellulari con che soldi vengono acquistati ? Domani vado a Lizzola a vedere se è vero!!NEVICA!!!
Mattia biava scrive: 06-12-2014 - 18:17h
.....x ripagare tutto cio che l'Italia offre a loro devono lavorare giorno e notte x una vita intera.
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