Mobilità, ecco 10 città europee top
E se Bergamo copiasse un po’?

Se Bergamo continua a discutere, dalle altre parti d’Europa si prendono decisioni importanti e si agisce di conseguenza. Ecco alcuni esempi virtuosi.

Trasporto pubblico, piste ciclabili, mezzi di trasporto in condivisione. Ma anche monitoraggio della qualità dell’aria e intermodalità. Ecco come sta cambiando la mobilità in Europa: è l’interessantissimo articolo pubblicato su Lifegate. Multimodalità. Sembra essere questa la strada verso la mobilità sostenibile. Ovvero l’integrazione di vari sistemi di trasporto, interconnessi tramite la rete e l’infomobilità. Sarà così sempre più semplice scegliere tra un mezzo o l’altro in tutta semplicità, dimenticandoci, forse, dell’auto privata, spiega l’autore, Rudi Bressa.

Ed ecco quindi le magnifiche 10. Si comincia dalla Slovenia e da Lubiana: «Vincitrice del Mobility Week Award 2013 è la capitale e la città più popolosa della Slovenia. Dal 2006 a oggi ha implementato la rete di piste ciclabili del 550 per cento. È anche la Capitale Verde 2016. Grazie al Piano per la Mobilità Sostenibile, la cittadina prevede di aumentare entro il 2015 gli spostamenti a piedi del 20 per cento, in bicicletta del 40 per cento e su autobus del 50 per cento. Allo stesso tempo stesso prevede di ridurre il numero di spostamenti in auto. Entro il 2020 progetta di avere la mobilità così composta: un terzo da mezzi pubblici, un terzo con mezzi non motorizzati e un terzo da veicoli privati».

Sempre ad Est, ecco Budapest. «Anche la capitale ungherese fa parte della “hall of fame” europea. Ha da poco implementato il servizio pubblico acquistando 150 nuovi autobus dotati di motorizzazioni più efficienti. Ha inoltre restaurato la metropolitana, servita dalla linea più antica di tutta Europa. È una delle città europee con il maggior numero di chilometri di piste ciclabili (300 km) e ha da poco aumentato il servizio di bike sharing che conta 76 stazioni con ben 1.100 bici a disposizione».

Se poi ci si sposta più a Nord, beh, ovviamente c’è solo l’imbarazzo della scelta. Cominciamo dalla finlandese Helsinkj e dal suo ambizioso progetto. «La capitale finlandese punta ad eliminare l’auto privata entro il 2025. Il progetto è complesso e punta a sviluppare una rete di trasporti articolata, che prevede un forte implemento dell’infomobilità. Con uno smartphone sarà possibile conoscere tragitti, orari, mezzi di trasporto disponibili e soprattutto pagare il servizio scelto»

La norvegese Oslo è invece «la città più elettrica d’Europa. Qui e in tutta la Norvegia il numero delle auto elettriche è letteralmente esploso, grazie soprattutto agli ingenti sgravi fiscali per chi acquista un’auto elettrica e grazie all’implementazione di una rete di ricarica. Solo in città ci sono 4.000 colonnine di ricarica. Inoltre, come accade anche nelle nostre città, è possibile circolare su corsie preferenziali e non pagare pedaggi per entrare in centro o nelle zone a traffico limitato».

E che dire della svedese Malmoe? «Una delle città più sostenibili della Svezia, che ha concentrato tutti gli sforzi per diventare un punto di riferimento a livello globale. Edilizia green, trattamento innovativo dei rifiuti e naturalmente mobilità. La terza città della Svezia è solcata da 490 chilometri di piste ciclabili e da un sistema semaforico che dà la precedenza ai ciclisti. La cittadina già nel 2007 ha istituito una low emission zone, interdetta ai mezzi pesanti, per diminuire inquinamento acustico e atmosferico. Alle fermate degli autobus è attiva un’infografica che informa esattamente quanto manca all’arrivo del prossimo bus, mentre tutta la flotta municipale è a basse emissioni».

Visto il contorno non poteva mancare la danese Copenaghen: «È la città delle biciclette. È stata una delle prime città europee a fornire un servizio di bike sharing, nel lontano 1995. Oggi ogni danese percorre in media 2,5 chilometri al giorno su una due ruote e una persona su due si reca al lavoro in bicicletta. Un risultato raggiunto con politiche e servizi mirati alla mobilità ciclistica: piste ciclabili sempre in aumento, onde verdi per i cicli, ampi parcheggi disseminati in tutta l’area cittadina che han preso il posto dei parcheggi destinati all’auto, facilità nei trasferimenti intermodali».

Spostandoci poi di qualche chilometro, ecco un altro ambizioso progetto, quella della tedesca Amburgo: «È stata la Capitale Verde europea del 2011 ed è la seconda città più popolosa in Germania. La città si sta già trasformando in chiave sostenibile grazie all’ambizioso progetto HafenCity. Nei prossimi 20 anni punta a diventare una città senz’auto, realizzando una cintura verde che sia percorribile soltanto in bicicletta o a piedi. Oggi il 45 per cento della rete stradale ha il limite di velocità di 30 km/h, per favorire la mobilità dolce in tutta sicurezza. La città ha circa 1.700 chilometri di piste ciclabili ed è possibile trovare una fermata di autobus ogni 300 metri».

Poi la Svizzera, e nella fattispecie Gineva: «La seconda città svizzera per densità demografica è anche una delle città che spesso scala le classifiche per la qualità della vita. Moltissime le iniziative dedicate alla mobilità sostenibile, in particolar modo ciclabile e pedonale. Quest’ultima è particolarmente sentita in città ed è articolata in varie fasi: creazione di una rete urbanistica dedicata alla mobilità a piedi, agli incroci la precedenza è data ai pedoni, le aree attorno a scuole o case di riposo sono congegnate per la favorire la mobilità dolce, nei quartieri residenziali il limite di velocità va dai 20 ai 30 km/h».

Spostandoci a Sud, ecco un sobborgo madrileno, Rivas Vaciamadrid: «La cittadina della cintura urbana di Madrid, esplosa demograficamente dagli anni ’80 ad oggi, ha dichiarato di voler dimezzare le proprie emissioni di CO2 entro il 2020 e di azzerarle entro il 2030. Obiettivo raggiungibile grazie anche al Piano per la Mobilità Sostenibile, premiato dalla Commissione europea lo scorso anno. Riduzione dell’uso privato dell’automobile, che rappresenta l’80 per cento dei consumi energetici, più piste ciclabili e azioni mirate per lo sviluppo di una mobilità non motorizzata».

Ed infine, udite, udite, Milano: Anche il capoluogo lombardo ha lavorato molto negli ultimi anni per ridurre traffico e inquinamento e migliorare la rete del trasporto pubblico. Dall’istituzione dell’Area C, al rafforzamento del servizio di BikeMi, che conta ormai più di 200 stazioni. Dalla recente esplosione dei servizi di car-sharing, sia privati che a partecipazione pubblica, all’inaugurazione della nuova linea della metropolitana. Da non dimenticare l’iniziativa Pass Mobility, dedicata a tutte le aziende del territorio che permette al pendolare di rinunciare al mezzo privato scegliendo quello pubblico, pagato dall’azienda stessa».

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