Rigettata l’istanza di scarcerazione
«Incoerenti le dichiarazioni di Bossetti»

Il gip Ezia Maccora ha rigettato lunedì 15 settembre l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Massimo Bossetti, l’artigiano sospettato di aver ucciso Yara Gambirasio, perché sussistono gravi indizi di colpevolezza e perché c’è il pericolo di reiterazione del reato. Bossetti resta dunque in carcere.

Il gip Ezia Maccora ha rigettato lunedì 15 settembre l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Massimo Bossetti, l’artigiano sospettato di aver ucciso Yara Gambirasio, perché sussistono gravi indizi di colpevolezza e perché c’è il pericolo di reiterazione del reato. Bossetti resta dunque in carcere.

Il gip giudica «incoerenti» le dichiarazioni in relazione agli spostamenti fornite da Bossetti nei vari interrogatori. Nel primo interrogatorio aveva raccontato di aver finito di lavorare in cantiere alle 17 e di essere poi andato a casa. In quello del 6 agosto, incalzato dal pm Letizia Ruggeri, tabulati telefonici alla mano, ha invece sostenuto di non essere stato in cantiere il pomeriggio del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara. Il gip ritiene quindi questa incongruenza un indizio a carico del carpentiere di Mapello.

I due avvocati di Bossetti - Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni - nei giorni scorsi avevano presentato una prima istanza di scarcerazione, ma in quel caso il gip Maccora l’aveva subito dichiarata inammissibile, senza nemmeno entrare nel merito, in quanto l’istanza non era stata notificata dai legali dell’artigiano agli avvocati della parte offesa, come previsto dalle modifiche introdotte l’anno scorso all’articolo 299 del codice di procedura penale.

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