Tessuti copiati e prodotti in Cina Il Cotonificio Albini vince in Tribunale

Tessuti copiati e prodotti in Cina
Il Cotonificio Albini vince in Tribunale

Un provvedimento, quello dei giudici di Milano, a tutela del Made in Italy e dalla qualità dei prodotti.

Il Cotonificio Albini (di Albino) – una delle più importanti aziende al mondo nel campo dei tessuti di alta qualità per camicie – ha ottenuto davanti al Tribunale di Milano due provvedimenti favorevoli nel procedimento cautelare promosso nei confronti della Cotton Sellers. Il Cotonificio Albini – assistito dai partner dello Studio legale Sib Pier Luigi Roncaglia, Carloalberto Giovannetti e Francesco Rossi e dall’associate Michela Zavanella – contestava alla Cotton Sellers la commercializzazione di un numero assai elevato di tessuti per camicie, prodotti in Cina, che imitavano pedissequamente i disegni dei suoi tessuti, chiedendo l’emanazione di provvedimenti cautelari. Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 17 febbraio 2016, ha accolto il ricorso, rilevando come la condotta della Cotton Sellers integrasse gli illeciti di contraffazione dei disegni e modelli non registrati e, in relazione a tutti i 54 disegni contestati, di concorrenza sleale.

Sotto quest’ultimo profilo, il Tribunale di Milano ha riaffermato il principio per il quale deve ritenersi illecita – quale concorrenza sleale cosiddetta «parassitaria» – la «ripresa pedissequa e ad ampio raggio dei prodotti altrui, associata all’appropriarsi parassitariamente degli investimenti altrui compiuti nello studio e nelle ricerche di settore sui gusti e sulle scelte della clientela, ai fini della scelta e dell’immissione in commercio di tali beni, inflazionando il mercato di prodotti a costi assai ridotti». Il reclamo proposto da Cotton Sellers contro quest’ordinanza è stato rigettato. I provvedimenti ottenuti dal Cotonificio Albini confermano l’orientamento del Tribunale di Milano contrario alle operazioni parassitarie d’imitazione pedissequa e ad ampio raggio di prodotti altrui – emerso con particolare nettezza proprio in casi di imitazione di tessuti per camicie –, e dimostrano come non manchino nel nostro ordinamento strumenti per contrastare operazioni di questo tipo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti (8) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
danilo manzoni scrive: 31-05-2016 - 15:25h
meno male ogni tanto un po di giustizia evviva
Alessandro Masnaga scrive: 31-05-2016 - 09:49h
Bene ha fatto il giudice. I cinesi vogliono copiare, produrre e vendere lo stesso prodotto a prezzi concorrenziali? Benissimo, lo facciano pure, ma con scritto a chiare lettere chi è il produttore e da che parte viene. Saranno poi i consumatori a stabilire se sia meglio acquistare un prodotto nazionale di buona qualità o uno importato dalla Cina, dove riescono a tenere i prezzi bassi facendo lavorare gli schiavi.
carmela pesenti scrive: 30-05-2016 - 19:25h
Di Albini ce n'è uno solo. Tutto il resto cinesate.
lucianoborlini
Luciano BORLINI scrive: 30-05-2016 - 18:34h
E quindi, i cinesi dovranno pagare?...E le Hogan vendute a 250 euro in Italia e fabbricate in Cina, al costo di 20 dollari US, da una nota casa italiana...Bla...bla.bla...
Vedi tutti i commenti