Italia in emergenza
e la politica litiga

Appena attutito dall’angoscia per la sorte dei poveri ospiti dell’albergo di Rigopiano, lo scontro politico sull’emergenza in Centro Italia non ce la fa proprio a frenarsi. Per quanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chieda alla comunità nazionale di rimanere unita nella solidarietà alle popolazioni così duramente colpite; per quanto si uniscano a lui i presidenti del Senato e della Camera Piero Grasso e Laura Boldrini con parole pressoché uguali, la tentazione di continuare senza sosta la nostra eterna campagna elettorale alla fine prevale, sguscia fuori e invade il Palazzo. Paolo Gentiloni - che di ritorno in Italia dal vertice italo tedesco di Berlino con Angela Merkel è corso a Rieti, al centro di coordinamento della Protezione Civile - ha chiesto «sobrietà» ai politici, ma non c’è stato niente da fare: si è andati avanti a litigare. I due principali imputati di aver scatenato questa polemica sono la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Matteo Salvini è stato il primo a scrivere su Twitter: «Aiutate gli italiani terremotati e non gli immigrati».

Di seguito è arrivato Luigi di Maio che ha preso di petto il governo e il commissario straordinario alla ricostruzione soprattutto nella gestione dei fondi. Infine l’ex responsabile della Protezione Civile Bertolaso se l’è presa soprattutto con Matteo Renzi per la nomina di Vasco Errani alla responsabilità di commissario alla ricostruzione: «Ha voluto lottizzare politicamente anche quella posizione che, con la sua sola presenza, complica le cose e intralcia la macchina dei soccorsi». Queste le accuse.

Dal governo e dal Partito democratico hanno risposto inviperiti: «Siete degli sciacalli, andate a spalare piuttosto che parlare a vanvera». E così la rissa si è riaccesa con toni pericolosamente da trivio e difficilmente sopportabili da parte sia di chi in questo momento soffre le tremende difficoltà del terremoto e della neve, sia di chi segue con trepidazione l’azione dei soccorritori e la sorte dei più sfortunati. Forse è anche per questa ragione che il responsabile nazionale della Protezione Civile Fabrizio Curcio, uomo solitamente pacato e prudente, ha sparato alzo zero contro chi se la prende col sistema dei soccorsi:«Non sapete di cosa state parlando», «così attaccate il sistema Paese» ha detto con l’orgoglio di chi sa che il nostro dispositivo, per tanta parte basato sul volontariato, è una vera eccellenza che nel mondo ci invidiano da quando fu inventata da quel mago che era Giuseppe Zamberletti, il sottosegretario di Varese mandato dall’allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga ad affrontare il terremoto del Friuli con il solo aiuto dell’esercito, dei vigili del fuoco e della Croce Rossa. All’epoca l’Italia non aveva un organismo pronto a muoversi in caso di emergenza e non era attrezzata alla rapidità della reazione e al coordinamento degli aiuti. Ma, terremoto dopo terremoto, alluvione dopo alluvione, la macchina di Zamberletti è diventata negli anni un gioiello di efficienza, e oggi non sono più immaginabili gli spaventosi ritardi con cui, per fare un esempio, furono assistiti e salvati i terremotati dell’Irpinia nel 1980. E tuttavia, basta che un telegiornale mandi in onda qualcuno delle zone terremotate che (magari legittimamente) protesta perché «qui da noi non s’è visto nessuno ad aiutare», e basta che sui social network ci siano un po’ di «leoni da tastiera» pronti a distribuire pagelle e anatemi, che tac! i politici non riescono a resistere al richiamo della foresta, alla tentazione di cavalcare un’opinione pubblica impaurita, sconcertata, arrabbiata (ma anche volubile).

In altri Paesi ci sono, eccome, feroci polemiche politiche sugli stessi argomenti ma scoppiano dopo che l’emergenza è passata: nel momento in cui bisogna «fare», gli oppositori del governo in carica in genere tacciono e invitano tutti a stringersi intorno a chi ha il timone in mano. Come è giusto che sia, come è bene che si faccia quando sono in ballo delle vite umane, e la nave affronta gli scogli e serve una guida sicura, qualcuno che non debba difendersi - oltre che dai marosi - anche dagli sgambetti e dagli strattoni di chi gli sta intorno. Poi si giudicherà - in Parlamento e nell’opinione pubblica - se la navigazione sia stata condotta con capacità e saggezza. Speriamo che anche noi, prima o poi, impariamo a comportarci così.

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