I ghirigori di Renzi

Oggi il ministro Lupi si dimette. Impossibile sopportare la pressione crescente dell’opinione pubblica di fronte allo scandalo che Incalza.

In una situazione non meno imbarazzante si trova il premier Matteo Renzi, che ha chiesto al suo titolare delle Infrastrutture una «decisione ponderata e responsabile» lasciando intendere (ma con lingua felpata) che approva l’arrivederci e grazie. Solo che Renzi non può scaricare apertamente il Lupi «non» indagato perché si tiene nel governo quattro sottosegretari che hanno condanne o pendenze giudiziarie a tutto tondo.

Vito De Filippo (Pd, ministero della Salute) è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 196 mila euro per irregolarità sui rimborsi elettorali. Francesca Barraciu (Pd, Beni culturali) è finita nell’inchiesta delle spese pazze della Regione Sardegna. Umberto Del Basso De Caro (Pd, Infrastrutture) è indagato alla procura di Napoli per lo stesso motivo, ma per lui è stata chiesta l’archiviazione. E Giuseppe Castiglione (Ncd, Agricoltura), ha un fascicolo aperto per abuso d’ufficio e turbativa d’asta in relazione ad appalti a Mineo, in Sicilia.

Quando Enrico Letta si trovò da premier a soppesare la posizione del ministro Cancellieri (caso Ligresti), l’allora sindaco di Firenze disse: «Farebbe un favore al Paese con un passo indietro». Giustizialismo o garantismo che dir si voglia, nella politica italiana la strada più veloce per andare da un punto a un altro è il ghirigoro.

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