Quel male raro e incurabile scacciato dai medici e dalla passione per il lavoro
Nadia Tombini

Quel male raro e incurabile scacciato
dai medici e dalla passione per il lavoro

Bastano pochi minuti di chiacchiere per capire che Nadia Tombini è così, non sta mai ferma, porta i suoi trentatré anni con un’allegria sbarazzina. La montatura degli occhiali è nera, grande, a forma di cuore, i riccioli scuri raccolti sulla nuca scappano dappertutto.

«Credo che per ogni evento l’uomo possieda un organo che gli consente di superarlo» scriveva Etty Hillesum, e questo è particolarmente vero per lei, che è riuscita a sconfiggere una forma rarissima di tumore alla ghiandola surrenale senza perdere la leggerezza. Ormai si sente come a casa sua nello studio di Maurizio Destro, responsabile della Medicina generale, al settimo piano dell’Ospedale di Treviglio, tra gli spartiti musicali appesi alle pareti, una sensazione ben diversa da quella che ha provato entrandoci per la prima volta ormai cinque anni fa, quando una strana febbre l’aveva spinta a cercare aiuto.

«Dal 31 dicembre 2011 – racconta – ho iniziato ad avere la febbre alta con una strana regolarità, ogni due o tre settimane. Pensavamo che fosse influenza, ma dopo il quinto episodio mia madre si è insospettita e ha chiesto al nostro medico di base di sottopormi alle analisi del sangue. Dai risultati si sono accorti subito che c’era qualcosa che non andava». Così Nadia si è rivolta all’ospedale di Treviglio: «Il dottor Destro mi ha prescritto altri accertamenti che io, però, ho rimandato, perché per me - non c’è niente da fare - viene prima il lavoro».

Nadia fa l’estetista e gestisce da sola il suo salone a Caravaggio: «Subito dopo la visita avevo in programma una settimana di corso di aggiornamento, poi è iniziato il periodo delle comunioni e delle cresime in paese quindi avevo tantissimi appuntamenti, non volevo deludere le mie clienti. Pochi giorni dopo, però, mi è tornata la febbre, quindi ho richiamato il dottor Destro e nel giro di due ore ero già ricoverata in ospedale». Qui è iniziato rapidamente il percorso degli approfondimenti diagnostici. «Mi hanno sottoposto a un’ecografia, eseguita dal dottor Mario Mattiello, che ha subito individuato il tumore». Col senno di poi, Nadia ha riconosciuto qualche silenzioso campanello d’allarme: «Ogni tanto sentivo un dolore, come un colpetto di pugnale, vicino allo stomaco. E incolpavo sempre lo stress. Mangiavo in fretta e male, pensavo che fosse quello. Purtroppo, però, non era così». Si sono susseguiti altri esami e in pochi giorni è arrivata la diagnosi definitiva. Subito dopo - il tempo era prezioso - Nadia ha conosciuto l’équipe del chirurgo Giovanni Sgroi, che ha avuto il compito di asportare il tumore.

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