Il Papa risponde a un prete bergamasco
«Medici e autorità ci difendono nella crisi»

Papa Francesco nella mattinata di venerdì 20 marzo ha risposto in diretta durante la messa a una lettera di un sacerdote bergamasco che gli cihedeva di pregare per i medici e le autorità che lottano e rischiano la vita per salvarci.

«Ieriho ricevuto il messaggio di un sacerdote dal Bergamascoche chiede di pregare per i medici di Bergamo, Treviglio, Brescia, Cremona, che stanno al limite del lavoro, stanno dando proprio la propria vita per aiutare gli ammalati, per salvare la vita degli altri». Così il Papa all’inizio della messa di stamane a Casa Santa Marta.

«E anche preghiamo per le autorità, che per loro non è facile gestire questo momento, e tante volte soffrono delle incomprensioni», ha aggiunto. «Sia i medici, il personale ospedaliero, i volontari della salute, sia le autorità in questo momento sono colonne che ci aiutano ad andare avanti e ci difendono in questa crisi. Preghiamo per loro», ha concluso Francesco.

Nell’omelia, facendo riferimento al brano di Osea «Torna Israele al Signore tuo Dio, torna», il Papa ha detto che «quando sento questo, mi viene alla memoria una canzone che cantava 75 anni fa Carlo Buti e che nelle famiglie italiane a Buenos Aires si ascoltava con tanto piacere: ’torna dal tuo papà, la ninna nanna ancora ti canterà, tornà».

«Ma è il tuo papà che ti dice di tornare - ha proseguito -, Dio è il tuo papà, non è il giudice, è il tuo papà, torna a casa, ascolta, vieni». «Quel ricordo, io ero ragazzino, mi porta subito al papà del capitolo 15/o di Luca - ha detto ancora -, a quel papà che, dice, vide venire il figlio da lontano, quel figlio che se n’era andato con tutti i soldi e li aveva sprecati. Ma se lo vide da lontano è perché lo aspettava, saliva al terrazzo quante volte al giorno, durante giorni e giorni, mesi, anni forse, aspettando il figlio. Lo vide da lontano.

Torna dal tuo papà, torna da tuo padre, e lui ti aspetta. E’ la tenerezza di Dio che ci parla, specialmente nella Quaresima: è tempo di entrare in noi stessi e ricordare il padre. E tornare dal papà».

«’No padre, io ho vergogna di tornare, lei sa padre, io ne ho fatte tante, io ne ho combinate tantè - ha aggiunto Francesco -. Cosa dice il Signore: torna io ti guarirò dalla tua infedeltà, ti amerò profondamente perché la mia ira si è allontanata. Sarò come rugiada, fiorirai come un giglio e metterai radici come un albero del Libano. Torna da tuo padre che ti aspetta. Il Dio della tenerezza che ci guarirà di tante, tante ferite della vita. Di tante cose brutte che abbiamo combinato. Ognuno ha le proprie».

Secondo il Pontefice, «Lui è capace di trasformarci, Lui è capace di cambiare il cuore, ma ci vuole dare il primo passo: tornare, non è andare da Dio, è tornare a casa». «E la Quaresima sempre punta su questa conversione del cuore - ha sottolineato - che nell’abitudine cristiana prende corpo nel sacramento della confessione: è il momento, non so se per aggiustare i conti, non mi piace questo, è il momento di lasciare che Dio ci ’imbianchì, che Dio ci purifichi, che Dio ci abbracci». «Io so che tanti di voi per Pasqua andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio - ha continuato -. Ma tanti mi diranno ’padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa e io voglio fare la pace col Signore, io voglio che lui mi abbracci, che il mio papà mi abbracci. Come posso fare se non trovo un sacerdote?». «Fai quello che dice il catechismo, è molto chiaro - ha spiegato il Papa -: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità, ’Signore, ho combinato questo, questo, questo, scusamì, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore, e promettigli ’dopo mi confesserò, ma perdonami adessò. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote». «Questo è il momento giusto, il momento opportuno - ha concluso -: un Atto di dolore ben fatto e così la nostra anima diventerà bianca come la neve. Sarebbe bello che oggi nei nostri orecchi risuonasse questo: torna, torna dal tuo papà, torna da tuo padre, ti aspetta. E ti farà festa».

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