Povertà, in 7 mila bussano al Comune 10% di richieste d’aiuto in più nel 2016

Povertà, in 7 mila bussano al Comune
10% di richieste d’aiuto in più nel 2016

Anziani soli, papà e mamme che hanno perso il lavoro, in difficoltà con l’affitto e magari anche con un minore disabile a carico. Dietro i numeri ci sono le persone: quasi 7 mila, l’anno scorso, hanno bussato al Comune per chiedere aiuto.

Sono 27 (su 284 richiedenti) le famiglie bergamasche selezionate dal Pon (piano operativo nazionale povertà) che riceveranno 400 euro al mese per due anni per evitare di finire nel baratro. Tutti vivono sotto la soglia di 3-5 mila euro Isee o del reddito minimo Istat di 520 euro, condizioni necessarie per accedere al sostegno. Per la prima volta l’amministrazione fornisce una «rappresentazione aggregata» delle strategie e delle azioni che il Comune (da solo o in joint venture con altre realtà) mette in campo per sostenere chi è in condizione di fragilità economica. S’intitola «Bergamo vicina». Gli indici dei tre step di richiesta d’aiuto sono tutti col segno più nel 2016: 6.668 (+10% rispetto all’anno precedente) gli utenti che si sono rivolti al Pass (la porta di accesso ai servizi sociali), 671 (+26%) le persone che sono passati dai colloqui del segretariato sociale, per dettagliare meglio i loro problemi (in 234 casi riguardanti la casa e in 168 il lavoro) ed essere indirizzati al «canale» giusto.

«Forse non abbiamo raccontato abbastanza questo pezzo di attività amministrativa», ammette il primo cittadino Giorgio Gori. Rifinanziato il marzo scorso, con 200 mila euro, il Fondo famiglia-lavoro, in collaborazione con Mia e Caritas. Quasi 133 mila euro la spesa del 2016 divisa tra rette di nido e mense scolastiche (7.500 euro), voucher lavoro e buoni spesa (41.760), contributi a ditte committenti (21.600 euro) e contributi per le bollette (49.981).

Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 15 aprile 2017

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