Un «gioiello» che non si deve perdere «Sos» dalla Valle Imagna per lo Stalì

Un «gioiello» che non si deve perdere
«Sos» dalla Valle Imagna per lo Stalì

Servono ancora 30 mila euro sugli 80 mila euro previsti per restaurare la piccola e storica stalla, esempio di edificio rurale unico nel suo genere. L’appello è rivolto a tutti basta anche una piccola cifra.

È forse lo «stalì» più conosciuto e fotografato dell’alta Valle Imagna. Si trova nella contrada Roncaglia e s’affaccia sulla corte dell’Antica locanda, dove il Centro studi Valle Imagna ha realizzato il noto ristorante e dove è possibile soggiornare in una delle cinque camere . Qui «stalì» sta per piccola stalla, con caratteristiche proprie quali si incontrano solo lungo l’Imagna e nell’attigua Val Taleggio. La stalla è al pianterreno e di dimensioni tali da poter accogliere un paio di mucche e qualche pecora al massimo, mentre il vano superiore è adibito a fienile.

Ora il Centro studi lancia un appello per il restauro e la tutela di questo bene che appartiene al patrimonio storico e culturale locale. L’edificio conserva i caratteri dell’insediamento originale quando si faceva ricorso unicamente a materiale locale: pietre tolte poco lontano dal fianco del monte e lastre di calcare per la copertura, le piöde, posate con una forte inclinazione sulle travi, ricavate da rami e tronchi provenienti dal bosco. Inconfondibile l’ingresso al fienile, largo quel tanto per passare con il carico di fieno ma che si restringe in basso in una specie di strettoia. La stalletta è stata acquistata dal Centro studi, che ha così contribuito a conservare il fascino del luogo. Ora è arrivato il momento del restauro. «È un intervento – dice Antonio Carminati, direttore del Centro studi – non più rinviabile. Non solo per le precarie condizioni del tetto, ma anche per la presenza di fessure in alcune pareti portanti. Bisogna rifare la copertura mantenendo le inconfondibili piöde, intervenire sulle sottofondazioni, sui solai e sulle pavimentazioni. L’obiettivo è non solo la conservazione del bene ma il suo recupero per nuove funzioni, alle quali sovrintenderà direttamente il Centro studi».

L’impegno finanziario è notevole. Per i soli interventi di consolidamento e di messa in sicurezza il costo è previsto in 80 mila euro. Il Centro studi ha già accantonato parte della somma, 50.000 euro, grazie anche al prezioso contributo della Fondazione della Comunità Bergamasca. Per i restanti 30 mila euro il Centro studi lancia un appello attraverso anche il proprio sito. «Rivolgiamo una richiesta d’aiuto – precisa Carminati – alle istituzioni, ai soci e agli amici del Centro studi, agli estimatori della contrada Roncaglia, a tutti coloro che hanno a cuore le conservazione di questo “monumento” della cultura popolare e dell’architettura rurale». Per ogni informazione: www.centrostudivalleimagna.it; email: info@centrostudivalleimagna.it. Per visite telefonare al 328.1829993. Il contributo potrà essere versato sul conto corrente bancario dell’istituzione e sarà possibile ottenere la relativa ricevuta. In più il nominativo di quanti vorranno sostenere l’iniziativa verrà ricordato in una pubblicazione in programma per il termine dei lavori, previsto per la primavera dell’anno prossimo. E sarà una bella festa.

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