Giovedì 04 marzo 2010

Caravaggio: Dna sui discendenti
per scoprire dov'è morto il Merisi

Lunedì 8 marzo a Caravaggio arriverà un team di scienziati – antropologi e paleontologi - che fanno parte di un gruppo di esperti che da alcuni mesi a Porto Ercole, in Toscana, sta cercando la tomba e i resti di Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Nella Bassa sono stati rintracciati – attraverso l'analisi di documenti e alberi genealogici - tre discendenti del pittore che hanno accettato di sottoporsi alle analisi del Dna. I risultati permetteranno così un confronto con gli esami dell'Università di Lecce su nove scheletri ritrovati a Porto Ercole compatibili per età e corporatura con Michelangelo Merisi. Il raffronto in sostanza servirà a scoprire se quelle ossa sono veramente del Caravaggio.

Gli scheletri riesumati dal cimitero di Porto Ercole appartengono a quarantenni di corporatura compatibile con quella del Caravaggio. Le ossa sono state sottoposte ad analisi anatomiche e antropologiche all'Università di Bologna e Ravennai. In ogni caso il giallo sulla tomba di Michelangelo Merisi rimane. Il giorno dopo la morte all' Ospedaletto di Santa Maria Ausiliatrice il 19 luglio del 1610, Caravaggio fu sepolto nel cimitero di San Sebastiano. Nel 1956, durante lavori alla strada, si trovarono alcune tombe. E tra queste alcune c'è quella del Caravaggio. Sulla cassa c'è una targa con il nome del pittore e la data della morte.

Sulla vicenda è intervenuto alcune settimane fa lo storico dell'arte bergamasco Fernando Noris che ha curato due contributi su Michelangelo Merisi: un volume per la Banca del Fucino, di Roma, Caravaggio drammaturgo. Lettura teatrale dell'opera pittorica (Bolis, 2009) e Ipotesi su Caravaggio. Il mistero continua (con Francesco Tresoldi su La Rivista di Bergamo, n. 60).

Secondo Noris il ritrovamento delle ossa a Porto Ercole sollecita nuovi approfondimenti: «Il primo sul battesimo del piccolo Michelangelo, che risulta documentato il 30 settembre 1571 a Milano nella parrocchia di S. Stefano in Brolo e non in quella di S. Maria della Passerella. Nella seconda abitava la sua famiglia, che nel 1572 e 1574 vi battezzerà altri due figli; nella prima abitavano invece gli Sforza, signori del marchesato di Caravaggio. Contrariamente a molti altri atti di battesimo, per il suo non si fa riferimento a luogo e data di nascita».

«Questa situazione - continua Noris - si ricollega al precedente matrimonio dei suoi genitori, avvenuto il 15 gennaio 1571. Per suo padre, rimasto vedovo, erano le seconde nozze. Si era risposato trentatreenne con Lucia Aradori, che all'epoca aveva 21 anni. Al matrimonio di questo generico dipendente degli Sforza, avevano presenziato il giovane marchese Francesco Sforza, il nobile Marco Secco d'Aragona di Bologna e il nobile caravaggino Antonio Gennari. Testimoni piuttosto illustri, per un matrimonio "normale". Inoltre, nel 1576, nella redazione degli Stati d'Anime di quell'anno, il piccolo Michelangelo non figura abitante con la sua famiglia a Milano, dove sono registrati invece i suoi due fratelli con i genitori. Viene da chiedere dove abitasse e con chi, all'epoca».

Noris formula «il fragilissimo (e prudentissimo) sospetto che, all'epoca del suo matrimonio, la giovane Lucia Aradori potesse aspettare già un figlio e che il padre del bambino fosse lo stesso marchese Francesco Sforza, non Fermo Merisi. La vicenda matrimoniale del giovane reggente caravaggino era stata più che complessa. Nel 1567 aveva sposato per procura Costanza, figlia dodicenne di Marcantonio Colonna, l'eroe di Lepanto, dietro una clausola di rispetto fino al compimento dei quindici anni della ragazza. Almeno all'inizio, non si era trattato di una unione molto felice, se è vero che la ragazza scriverà al padre: "Se non mi liberate di questa casa di N. S. mi dono la morte e non mi curo di perdere l'anima". Grazie ai buoni uffici del cardinale Carlo Borromeo il matrimonio avrà poi uno sviluppo più positivo, fino alla nascita di diversi figli, il primo dei quali nel 1576, qualche anno dopo la nascita di Michelangelo».

La considerazione finale di Noris è quindi che «le ricerche avviate per individuare il Dna del pittore tra le montagne d'ossa di recente portate alla luce si orientino sì, come dichiarato, verso i supposti eredi Merisi, ma che non trascurino una puntatina anche in direzione degli Sforza Colonna».

e.roncalli

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