Hellblade Senua’s Sacrifice,  amore e pazzia

Hellblade Senua’s Sacrifice,
amore e pazzia

Hellblade Senua’s Sacrifice non è semplicemente un videogioco ispirato alla mitologia celtica, ma una vera e propria esperienza psicotica in prima persona, un viaggio nella mente oscura e disturbata di una ragazza che lotta con se stessa per salvare il suo amato (o salvare se stessa?). Hellblade Senua’s Sacrifice è un titolo indipendente tripla A come affermano gli sviluppatori? Scopritelo leggendo la nostra recensione.

Piattaforma: PlayStation 4 e PC

Genere action-adventure

Sviluppatore: Ninja Theory

Produttore: Ninja Theory (indie)

Distributore: Sony

PEGI: 18

Molto spesso siamo noi stessi a creare i mostri, le paure, le angosce e tutto ciò che pone un limite alla nostra serenità. Senza addentrarci in complesse e verbose dissertazioni sulla psicoanalisi (non avrei nemmeno le competenze per farlo), possiamo partire da questo presupposto per descrivere l’esperienza psicotica e a tratti disturbante di Hellblade Senua’s Sacrifiace, titolo indipendente firmato dallo studio di sviluppo britannico Ninja Theory che nel suo curriculum vanta titoli come Heavenly Sword, Enslaved: Odyssey to the West e Dmc Devil May Cry.

In Hellblade Senua’s Sacrifice si vestono i panni di Senua, ragazza guerriero celtica che parte alla volta dell’Helheim, l’aldilà della mitologia norrena, per trovare l’anima dell’amato Dillion, ucciso brutalmente da un popolo non meglio precisato di invasori del Nord. Una storia d’amore quindi? La bella e coraggiosa che parte alla volta dell’inferno per recuperare le spoglie spirituali del suo amato, come una sorta di Divina Commedia al contrario? Non proprio. Hellblade è più che altro una lotta interiore della protagonista, che vede nel sentimento per l’amato una sorta di appiglio, di “porto franco” dove rifugiarsi per sfuggire dall’oscurità che alberga nella sua mente.

Sebbene Hellblade Senua’s Sacrifice sia infatti ambientato nella terra dei morti della mitologia norrena, le leggende di Ragnarok e Odino avranno ben poca importanza se non l’essere nominate qua e là durante l’esplorazione. Quello che più cattura il giocatore in Hellblade è la disturbata e disturbante psicologia della protagonista, il suo essere costantemente messa a dura prova dalla sua stessa psiche, dai dolorosi ricordi che vanno e vengono come fossero colpi di pugnale, dalle tenebre generate dalla sua stessa follia. Senua è infatti affetta da una sorta di schizofrenia, una psicosi che la porta a delirare, parlare con la sua versione “maligna” (un po’ come il Gollum de Il Signore degli Anelli), affrontare con la spada guerrieri usciti letteralmente dal mondo delle tenebre. Una psicosi che l’ha costretta ad un isolamento dal resto del villaggio da cui proviene, ma non a rinunciare all’amore per Dillion, l’unico che l’ha sempre capita e protetta. Un lotta dentro se stessa, quella di Senua, una lotta che dà forma ad un modo di oscurità nel quale spera di ritrovare il suo compagno e salvarlo. In Hellblade le ombre della mente di Senua e le tenebre di Helheim si fondono senza soluzione di continuità in uno scenario tanto opprimente nelle sue atmosfere dark psicogene quanto coinvolgente nella sua narrativa. Ovviamente starà al giocatore interpretare l’oscurità di Hellblade come meglio crede. Ed è anche questo uno dei punti di forza dell’esperienza di gioco firmata Ninja Theory.

Di fronte ad una narrativa fortemente cinematografica, emozionale e coinvolgente troviamo un gampelay ben bilanciato e lineare, che fa sempre il suo dovere senza però toccare mai vette indimenticabili. Bene i puzzle ambientali in cui si deve cambiare la prospettiva per trovare, attraverso ombre, elementi dello scenario come porte o assi di legno o altro la forma corrispondente a delle rune disegnate su delle porte chiuse per poterle aprire. Meno bene il funzionale ma fin troppo essenziale combat system, che si limita a due colpi, schivata, parata e una modalità “furia”. Inoltre i nemici da combattere sono sempre gli stessi e sono praticamente solo quattro o cinque tipologie di guerrieri celti. Durante il corso dell’avventura ci saranno altri puzzle molto validi sempre legati all’illusione, anche se purtroppo risultano mal sfruttati e risolvibili in maniera davvero troppo meccanica ed elementare. Peccato perché sono proprio le fasi degli enigmi l’aspetto ludicamente più valido del gioco.

Moltissimi i momenti morti, durante i quali il giocatore, pur essendo attivo, sembra invece uno spettatore inerme. Soluzione che riflette ottimamente la psicosi della protagonista, ma a lungo andare potrebbe annoiare i giocatori meno pazienti. Interessante la scelta di far credere al giocatore che c’è il rischio di giungere al game over definitivo e perdere i salvataggi qualora la protagonista muoia troppe volte e venga quindi inghiottita totalmente dall’oscurità: quando cioè la corruzione sulla mano destra raggiunge la testa. Quest’ultima sale di volta in volta ad ogni morte di Senua (ma non perderete i salvataggi nemmeno quando arriverà alla testa, tranquilli). Grazie ad un livello di difficoltà discreto, questa soluzione contribuisce a rendere l’esperienza ludica ancora più ansiogena e porta il giocatore ad approcciare i combattimenti con più attenzione. Molto importante - per non dire fondamentale - il ruolo giocato dalla componente sonora. Voci, sussurri nella mente della protagonista, scricchiolii, vento, fuoco, urla, tutti elementi audio che insieme concorrono a creare un’atmosfera horror psicologica di primissimo livello.

Hellblade Senua’s Sacrifice non è semplicemente un videogioco ispirato alla mitologia celtica, ma una vera e propria esperienza psicotica in prima persona, un viaggio nella mente oscura e disturbata di una ragazza che lotta con se stessa per salvare il suo amato (o salvare se stessa?). Un’interpretazione da oscar della bravissima Melina Juergens, che presta voce e volto a Senua (tramite il motion capture) e una narrativa emozionale e coinvolgente come non si vedeva da tempo. Sul fronte ludico non siamo purtroppo allo stesso livello, con un combat system solo funzionale e nulla più, mentre si rivelano interessati e ben contestualizzati i puzzle ambientali anche se di fin troppo facili nella risoluzione. Confermiamo quanto ha dichiarato Ninja Theory: Hellblade Senua’s Sacrifice è un titolo indipendente tripla A. Assolutamente da provare.

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